Rischio droni killer ai funerali di papa Francesco: esercito e aeronautica per neutralizzarli
di Gianluca Di FeoÈ l’ultima minaccia, cresciuta sui campi di battaglia ucraini e già finita nelle mani di terroristi d’ogni continente: i minuscoli droni killer. I funerali di papa Francesco con 170 delegazioni di sovrani, presidenti e capi di governo sono il primo evento mondiale in cui la sicurezza dovrà fare i conti con la proliferazione di questi ordigni. Quando nel settembre 2022 ci fu l’addio alla regina Elisabetta II, i quadricotteri-bomba erano ancora in una fase sperimentale: ora ne vengono costruiti milioni, con un livello di sofisticazione che non conosce limiti. Ne esistono di ogni tipo.
Minuscoli e potenti
Possono essere nascosti in uno zaino, assemblati sul posto oppure modificati partendo dai modelli in vendita online. Colpiscono a oltre 10 chilometri di distanza e i più evoluti hanno una guida autonoma che riconosce l’immagine dei bersagli: i più recenti sono pilotati tramite un cavo in fibra ottica, che però necessita di una preparazione complessa. La carica distruttiva varia da …
È l’ultima minaccia, cresciuta sui campi di battaglia ucraini e già finita nelle mani di terroristi d’ogni continente: i minuscoli droni killer. I funerali di papa Francesco con 170 delegazioni di sovrani, presidenti e capi di governo sono il primo evento mondiale in cui la sicurezza dovrà fare i conti con la proliferazione di questi ordigni. Quando nel settembre 2022 ci fu l’addio alla regina Elisabetta II, i quadricotteri-bomba erano ancora in una fase sperimentale: ora ne vengono costruiti milioni, con un livello di sofisticazione che non conosce limiti. Ne esistono di ogni tipo.
Minuscoli e potenti
Possono essere nascosti in uno zaino, assemblati sul posto oppure modificati partendo dai modelli in vendita online. Colpiscono a oltre 10 chilometri di distanza e i più evoluti hanno una guida autonoma che riconosce l’immagine dei bersagli: i più recenti sono pilotati tramite un cavo in fibra ottica, che però necessita di una preparazione complessa. La carica distruttiva varia da un etto a un chilo di plastico, ma spesso gli vengono agganciate testate di razzi o bombe da mortaio. Una delle difficoltà maggiori è avvistarli: la traccia radar è identica a quella dei gabbiani che popolano i cieli della Capitale.
Dove sono stati impiegati
I quadricotteri messi a punto nelle trincee del Donbass si sono rapidamente diffusi. Li usano i jihadisti del Sahel; le milizie sudanesi e siriane; gli Houti yemeniti e gli Hezbollah libanesi; i narcos messicani hanno squadre specializzate con droni-spia e droni-sicario. Non a caso, i primi a impiegarli in combattimento furono gli irriducibili dell’Isis durante l’assedio di Mosul del 2017.Una lezione che ha spinto due anni dopo il Secret Service, responsabile della protezione delle alte autorità statunitensi, ad attivare la prima rete anti-drone durante l’inaugurazione dell’assemblea generale dell’Onu. Ma le capacità in questo settore degli agenti che scortano il presidente sono state duramente criticate durante l’inchiesta sui due attentati contro Donald Trump. L’Italia ha già affrontato la questione dei nuovi incursori volanti lo scorso giugno durante il vertice del G7, dove però i lavori si tenevano nella struttura isolata di Borgo Ignazia.
I sistemi anti-drone ai funerali del Papa
Tutelare le esequie di papa Francesco e i movimenti di così tante personalità in tutta Roma è molto più impegnativo e il ministro Guido Crosetto ha deciso di schierare le apparecchiature più avanzate, con un dispositivo di sicurezza che dipende dal capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, ed è coordinato dal Covi guidato dal generale Giuseppe Iannucci. Intorno a Piazza San Pietro e agli altri obiettivi sensibili saranno attivi ben nove sistemi anti-drone dell’Esercito e dell’Aeronautica.
Si basano sul concetto di “soft kill”: disturbano o azzerano le frequenze con cui vengono telecomandati quadricotteri ed aeroplanini, che finiscono per scendere al suolo senza esplodere. Perché l’intercettazione abbia successo bisogna conoscere le lunghezze d’onda degli aggressori: i modelli bellici più sofisticati le cambiano più volte durante il volo. Per questo ucraini e russi ormai diffidano dei “fucili a impulsi” che agiscono su una sola frequenza: restano comunque efficaci contro i droni commerciali come i Dji Mavic cinesi che costano 3.000 euro e arrivano a 28 chilometri di distanza. I nostri militari però faranno affidamento su scudi molto più efficienti: i Leonardo Cuas Enhanced, consegnati lo scorso anno e adottati pure dalla difesa britannica e canadese. Sono dotati di radar tridimensionale e di sensori elettro-ottici, progettati proprio per individuare i piccoli intrusi, oltre a disturbatori direzionali ad ampio spettro per “cancellare” tutte le frequenze di guida.
La “bolla tattica” che spegne le comunicazioni
Il Reggimento “Rombo” dell’Esercito ha qualcosa di ancora più innovativo: una “bolla tattica” che spegne qualsiasi comunicazione radio o telefonica “ostile” in una determinata zona, mantenendo in funzione quelle “amiche”. Una sorta di cupola invisibile, che però deve essere sintonizzata con le scorte nazionali dei vari leader. Le guardie del corpo straniere avranno con sé jammer portatili: zainetti da cui spuntano antenne, che gli ucraini chiamano “diapason”, e sono l’ombrello ravvicinato contro i droni. Paradossalmente, intorno a San Pietro ci sarà tutto l’armamentario della guerra elettromagnetica: l’ultima evoluzione tecnologica dei conflitti per il saluto a un Papa che invocava la pace.