Cronaca

L’ex segretario del Papa: “È stato come un padre, ma che fatica provare a contraddirlo”

L’ex segretario del Papa: “È stato come un padre, ma che fatica provare a contraddirlo”

Egiziano, 50 anni, monsignor Yoannis Lahzi Gaid è stato per sei anni a stretto contatto con Bergoglio. “Il viaggio nella penisola arabica e la firma del documento sulla fratellanza umana, momenti indimenticabili”

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Un papà «che mi ha incoraggiato, consigliato, indirizzato e corretto» e a cui come un figlio «mi sono permesso di esprimere rispettosamente il mio punto di vista anche quando divergeva dal suo». Così monsignor Yoannis Lahzi Gaid, che fino a qualche anno fa era suo segretario personale, racconta papa Francesco. Egiziano, 50 anni, oggi presiede la Fondazione della Fratellanza Umana e l'Associazione Bambino Gesù del Cairo, entrambe volute dal Pontefice defunto, ma non ha dimenticato gli anni passati lavorando gomito a gomito con Bergoglio. «Mons. Fabián Pedacchio era il primo segretario e io il secondo, ma non è mai stato detto o fatto nulla che potesse generare malintesi o malumori tra noi. I due aiutanti laici erano per noi come due fratelli. Una vera squadra di persone che si vogliono bene, che amano stare accanto al successore di Pietro e seguire i suoi passi senza farsi notare. L’unico nostro obbiettivo era quello di rendere la missione e la vita del Santo Padre meno pesanti e più scorrevoli».

Che rapporto c’era tra voi?

«Papa Francesco ci faceva sentire e vivere come una famiglia dove ognuno rispettava il ruolo dell’altro, ma senza mai tirarsi indietro quando il lavoro richiedeva l’intervento di tutti. Il Santo padre con noi condivideva tutto, confidando totalmente nella nostra lealtà, sincerità e amore filiale verso di lui personalmente e verso la Chiesa e il popolo di Dio».

Come si fa a contraddire un Papa?

«Abbiamo imparato a scegliere le parole e aspettare il momento giusto, altrimenti era quasi impossibile convincerlo in seguito a cambiare posizione. Vivendo accanto a lui, abbiamo imparato a non contraddirlo ma a cercare, con i modi giusti, di portarlo a cambiare idea».

Ci riuscivate?

«Ci ascoltava. Quando le opinioni erano diverse il Santo padre aveva sia la determinazione di andare avanti, sia l’umiltà di tornare indietro».

I primi sei anni di Pontificato hanno segnato diverse "rivoluzioni. Come è stato accompagnarlo in quel periodo?

«Il pontificato di Papa Francesco si può dividere in due fasi di sei anni ciascuna, divise dalla pandemia. La prima, stracolma di impegni, dichiarazioni, udienze, decisioni, riforme, gesti profetici, una stupenda e promettente corsa in salita. Ci sono state, ovviamente, difficoltà e passi indietro, ma la popolarità smisurata e la sua grandissima capacità comunicativa trascinavano tutto e tutti. La seconda fase invece è stata molto diversa. Sono onorato di aver vissuto pianamente la prima fase e di aver visto e vissuto l’era delle rivoluzioni che certamente continueranno in futuro».

C’è un ricordo al quale é particolarmente affezionato?

«Il primo viaggio di un Pontefice nella penisola arabica nella storia, con la firma del documento sulla Fratellanza umana ad Abu Dhabi e la celebrazione della Santa Messa con la partecipazione di circa 90mila persone all’aperto. Resterà uno dei momenti più ricordati del suo pontificato e del mio servizio accanto al Papa».

Cosa succederà alla Chiesa ora ?

«Non sono un profeta, ma sono sicuro che in questo contesto storico così travagliato il Signore saprà guidare la Sua Chiesa mandandole un buon pastore, capace di guidarla attraverso anche le difficoltà. Credenti e non credenti hanno urgente bisogno di una Chiesa sana e sanatrice, di un Santo Padre che goda di tanta intelligenza, tanta spiritualità, tanta saggezza, tanta autorevolezza, tanta fermezza ma soprattutto tanta docilità allo Spirito Santo».

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