Cronaca

Becciu a un passo dalla rinuncia: “Impedirà la conta”

Becciu a un passo dalla rinuncia: “Impedirà la conta”
(reuters)
L’invito degli amici: “Fallo per il bene della Chiesa”. I timori dei nemici: “Evitiamo che poi dica che il voto è viziato”. E lui tiene ancora tutti in sospeso
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Quella lettera del 24 marzo con la firma F, sventolata sotto gli occhi: «Ecco cosa voleva Papa Francesco». La consapevolezza che, se messa ai voti, la sua partecipazione al Conclave sarebbe stata bocciata. I due incontri con il cardinale Pietro Parolin e il decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, con quell’invito al passo indietro, un invito che gli è arrivato anche dagli amici più cari: «Fallo per il bene della Chiesa». La speranza che, scegliendo la linea del dialogo e non del muro contro muro, con il nuovo Pontefice, possa essere riabilitato. E infine la scelta che — nonostante tutti in Vaticano attendessero una nota per formalizzarla — ancora non è ufficiale: il cardinale Angelo Becciu non dovrebbe partecipare al Conclave del 7 maggio per una sua decisione.

Se un intrigo c’è, alla vigilia di questo conclave, certamente è quello che si muove attorno al prelato sardo condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi per peculato e truffa aggravata per la compravendita del palazzo di Londra. «Se non si risolve con la serenità di tutti, ci sarà qualcuno che il giorno dopo l’elezione del nuovo Papa dirà che l’elezione è viziata. Non sottovalutiamo quello che sta accadendo» diceva ieri sera un cardinale molto preoccupato per quello che si sta muovendo in questi giorni attorno alla vicenda Becciu.

Ecco: cosa si sta muovendo? La giornata di ieri è stata una di quelle che starebbe bene nella sceneggiatura di un film americano. Per Becciu, infatti, era il giorno del giudizio. Con la congregazione dei cardinali che avrebbe dovuto cominciare a discutere del suo futuro: può o non può partecipare al Conclave? «Posso» ha ripetuto il cardinale ancora l’altra notte, con nelle mani il lungo discorso scritto, cesellato, parola per parola da leggere davanti agli altri cardinali. «Io sono innocente — dice, in sintesi — La condanna in primo grado contro di me è stata una congiura come sarò in grado di dimostrare e come sarà chiaro a tutti già nelle prossime ore. Secondo me ho tutte le carte in regola per partecipare al Conclave».

Qualcosa però cambia lo spartito previsto nella primissima mattinata quando Becciu incontra, separatamente, Parolin e Re. I due prelati hanno le due lettere firmate da Francesco nelle quali si dice chiaramente come il Papa riteneva che Becciu non dovesse partecipare al Conclave. La seconda porta la data del 24 marzo del 2025 ed è stata firmata dal Pontefice alla presenza di più persone, tra cui lo stesso Parolin e il suo infermiere personale, Massimiliano Strappetti. In sostanza Francesco scrive che Becciu non ha i diritti connessi al cardinalato, compresa quindi la partecipazione al Conclave.

Il prelato sardo aveva provato a metterne in discussione l’autenticità di quelle missive nei giorni scorsi. Ma davanti ai documenti non può che prenderne atto: i suoi collaboratori più stretti nei giorni scorsi gli avevano fatto notare come ci potesse essere «un vizio di forma», e cioè che per esistere quella lettera doveva essere a lui notificata. Ma Becciu capisce anche che sostenerlo davanti agli altri cardinali non sarebbe abbastanza. La volontà del Papa è chiara e nessuno la metterebbe in dubbio. Tanto più che anche nel corso del dibattito che si apre nella Congregazione generale nemmeno i suoi amici più cari sono pronti a difenderlo. Da qui la convinzione di tutti che il passo indietro sia imminente. Nel pomeriggio in sala stampa si sparge la voce che a minuti arriverà la nota con la rinuncia ufficiale di Becciu. Che invece non arriva.

Che è successo? C’è chi racconta che si è irritato per la fuga di notizie sul suo passo indietro. Chi è convinto che il cardinale voglia prima spiegare nei dettagli quelle che ritiene essere le prove della sua innocenza. E chi, invece, scommette sul fatto che preferisca aspettare la puntata di stasera delle Iene dove – dopo le rivelazioni dei giorni scorsi del Domani – saranno pubblicati alcuni audio, allegati al ricorso che il finanziere Raffaele Mincione ha presentato ieri all’Onu, ritenendo di aver subito un processo ingiusto da parte del Vaticano, che «dimostrano la macchinazione contro di lui». Tra tutti un messaggio audio che il capo della gendarmeria vaticana, Stefano de Santis, avrebbe mandato alla lobbista e prima amica poi accusatrice di Becciu, Francesca Chaouqui, nel quale, secondo la ricostruzione che ne fanno i legali di Mincione, offrirebbe suggerimenti da girare a monsignor Perlasca per la sua testimonianza che sarà poi cruciale per la condanna di Becciu.

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