L’ultimo turista a entrare nella Sistina, domenica alle 12.30, è stato Sumon Khan, americano, «molto fortunato a esserci riuscito, il nostro viaggio a Roma non sarebbe stato lo stesso senza gli affreschi di Michelangelo». Poi, com’era scritto sul sito dei Musei Vaticani listati a lutto, il clavigero ha chiuso la porta della Cappella ai viaggiatori e almeno quaranta operai — tanti furono nel 2013 — si sono messi al lavoro per trasformare il capolavoro vaticano nella sede del Conclave.
Solo da fuori sembra che ancora non accada nulla. Il comignolo che sputerà il suo fumo bianco o nero di schede e d’appunti dove all’ultimo Conclave s’era appollaiato in mondovisione un gabbiano dovrebbe essere montato sullo spiovente sinistro della Sistina tra il 3 e il 5 maggio da una squadra di funambolici pompieri, ma all’interno è tutto un gran tramestio. Oltre la cancellata della Cappella sono state sistemate intanto le due stufe: quella antica, cilindrica, in ghisa, alta un metro e larga 45 c…
L’ultimo turista a entrare nella Sistina, domenica alle 12.30, è stato Sumon Khan, americano, «molto fortunato a esserci riuscito, il nostro viaggio a Roma non sarebbe stato lo stesso senza gli affreschi di Michelangelo». Poi, com’era scritto sul sito dei Musei Vaticani listati a lutto, il clavigero ha chiuso la porta della Cappella ai viaggiatori e almeno quaranta operai — tanti furono nel 2013 — si sono messi al lavoro per trasformare il capolavoro vaticano nella sede del Conclave.
Solo da fuori sembra che ancora non accada nulla. Il comignolo che sputerà il suo fumo bianco o nero di schede e d’appunti dove all’ultimo Conclave s’era appollaiato in mondovisione un gabbiano dovrebbe essere montato sullo spiovente sinistro della Sistina tra il 3 e il 5 maggio da una squadra di funambolici pompieri, ma all’interno è tutto un gran tramestio. Oltre la cancellata della Cappella sono state sistemate intanto le due stufe: quella antica, cilindrica, in ghisa, alta un metro e larga 45 centimetri per bruciare le schede elettorali; e una seconda moderna, collegata al caminetto, per dire al mondo “Habemus papam”.
E poi c’è questo popolo d’ingegneri, di falegnami, di fabbri, d’elettricisti, di tappezzieri, periti, collaudatori, cerimonieri che ha iniziato a calcolare la geometria nuova della Cappella per far entrare un numero mai così alto di cardinali. Sul pavimento cosmatesco verrà steso uno spesso strato di cartone per proteggere i marmi policromi e poi a uno a uno dai magazzini e poi dalla Sala Regia gli operai trasporteranno lo scheletro di tubi innocenti che farà da base ai pannelli di legno e a un mantello di moquette beige; un rialzo di 50 o 60 centimetri per livellare i gradini dell’altare. Lì in fila verranno disposte le 135, o quanti saranno alla fine i cardinali elettori, sedie in legno di ciliegio e almeno dodici, se non di più, tavoli di legno grezzo coperti da un panno beige e raso bordeaux. All’ultimo Conclave ce n’erano sei sul lato destro e sei sul sinistro, disposti su due file di diverso livello. Adesso bisognerà stringersi un po’, o portare tavoli in più, sacrificando lo spazio al centro. Su ogni posto, un cavaliere con il nome del porporato, una penna, una cartellina rossa e qualche scheda per votare. E proprio sotto al Giudizio universale un tavolino per l’urna, un leggio e il Vangelo per il giuramento.
Ma c’è pure la bonifica certosina della Sistina e di Santa Marta da fare: via le telecamere di sicurezza, via i monitor, microspie, cimici, telefoni, registratori. Le finestre verranno oscurate, tutte le comunicazioni bloccate. Nel primo Conclave ad alta sensibilità tecnologica la Cappella e la Residenza saranno schermate con dispositivi anti-spionaggio, pure nelle aree comuni e nelle cucine, e potenti jammer, disturbatori di frequenze, che impediscono ai cellulari di ricevere o di trasmettere. Un muro digitale da tirar su per trasformare tutto il Conclave in un bunker di clausura. Si farà attenzione pure ai droni e ad altre tecnologie attorno al Vaticano, perché i sistemi di intelligenza artificiale possono leggere persino i labiali a grande distanza.
Banditi i quotidiani, i siti, la radio e la tv, come prevede la Costituzione apostolica. All’ingresso della Sistina i cardinali dovranno lasciare gli smartphone dentro un contenitore, sequestrati fino alla fine delle operazioni di voto. Nemmeno da Santa Marta, in cui alloggeranno i 135 porporati, si potrà comunicare, messaggiare, telefonare, andare su internet. Anche il solo parlare con l’esterno — familiari, passanti, cuoche, signore delle pulizie, conducenti che ogni giorno li porteranno isolati da tutto in autobus dalla Domus alla Cappella — è vietato per i cardinali. Pena la scomunica.