Il Conclave per eleggere il successore di papa Francesco si aprirà il prossimo 7 maggio. La scelta della data, votata ieri dai cardinali riuniti nella quinta congregazione generale, la prima dopo i funerali di Bergoglio, è un compromesso tra istanze diverse. Da un lato la necessità di permettere ai cardinali che stanno giungendo a Roma da tutto il mondo — ieri ce n’erano 180, dei quali un centinaio di elettori tra di loro. È il Conclave più internazionale e più affollato della storia, in 12 anni anni di pontificato Francesco li ha raramente convocati tutti in Vaticano. «Conosco al massimo 20 o 30 altri cardinali», confida un porporato. Dall’altro lato Santa Romana Chiesa ha un certo orrore del vuoto di potere. La sede vacante è situazione straordinaria, una ferita da suturare il prima possibile.
«Morto un Papa se ne fa un altro», motteggio tratto dalla storia della monarchia francese («È morto il Re, viva il Re»), rispecchia un’antica allergia all’assenza del Pontefice. C’è l’e…
Il Conclave per eleggere il successore di papa Francesco si aprirà il prossimo 7 maggio. La scelta della data, votata ieri dai cardinali riuniti nella quinta congregazione generale, la prima dopo i funerali di Bergoglio, è un compromesso tra istanze diverse. Da un lato la necessità di permettere ai cardinali che stanno giungendo a Roma da tutto il mondo — ieri ce n’erano 180, dei quali un centinaio di elettori tra di loro. È il Conclave più internazionale e più affollato della storia, in 12 anni anni di pontificato Francesco li ha raramente convocati tutti in Vaticano. «Conosco al massimo 20 o 30 altri cardinali», confida un porporato. Dall’altro lato Santa Romana Chiesa ha un certo orrore del vuoto di potere. La sede vacante è situazione straordinaria, una ferita da suturare il prima possibile.
«Morto un Papa se ne fa un altro», motteggio tratto dalla storia della monarchia francese («È morto il Re, viva il Re»), rispecchia un’antica allergia all’assenza del Pontefice. C’è l’esigenza di trovare in modo sollecito un nuovo vescovo di Roma, senza dare l’impressione, con un Conclave lungo, che la Chiesa sia in balia di divisioni e lacerazioni interne. Ragioni a cui se ne sommano altre, calcoli politici e strategie pre-elettorali che si intrecciano e sovrappongono.
C’è il curiale della vecchia guardia che vorrebbe un Conclave lungo per far scemare l’ondata di entusiasmo dei funerali di papa Francesco, ma c’è anche il riformista che vorrebbe un voto lungo per permettere alle istanze della Chiesa mondiale di esprimersi senza forzature di calendario. C’è il porporato che sostiene uno dei papabili più forti che spinge per una convocazione rapida, in modo da evitare il rischio che il prolungarsi delle discussioni sfarini la candidatura, e c’è il cardinale progressista che prevede un Conclave breve fiducioso che dopo dodici anni di Francesco la Chiesa non potrà che scegliere una figura simile.
Alla fine tra tante istanze diverse si è scelto un compromesso. La finestra permessa dalle norme era tra il 6 e il 10 maggio, ma si poteva anche anticipare a lunedì 5 maggio. Il punto di caduta è stato mercoledì 7, tanto da concedere altri due giorni a chi non voleva strozzare il dibattito, senza protrarre però troppo la maturazione della decisione. La mattina di quel giorno verrà celebrata la Missa Pro Eligendo Pontifice, il pomeriggio i cardinali entreranno in Cappella Sistina. Dopo la meditazione del cardinale cappuccino Raniero Cantalamessa e l’extra omnes, i cardinali elettori procederanno al primo scrutinio, ed è praticamente scontato che la sera dal comignolo salirà una fumata nera. Dal giorno dopo si svolgeranno due votazioni la mattina e due il pomeriggio. «Non può essere, questo, il tempo di equlibrismi, tattiche, prudenze, il tempo che asseconda l’istinto di tornare indietro, o peggio, di rivalse e di alleanze di potere», ha detto ieri il cardinale Baldo Reina alla terza messa dei novendiali. Alle discussioni a porte chiuse sono intervenuti 20 cardinali. Oltre all’autodifesa del cardinale Becciu, gli interventi, nel linguaggio ellittico della sala stampa vaticana, hanno trattato «il rapporto con il mondo contemporaneo e alcune delle sfide che si evidenziano, l’evangelizzazione, il rapporto con le altre fedi, la questione degli abusi». E, ovviamente, «si è parlato delle qualità che il nuovo Pontefice dovrà possedere per rispondere efficacemente a tali sfide». Decano e sottodecano del collegio cardinalizio non entreranno in Conclave perché hanno rispettivamente 91 anni (Giovanni Battista Re) e 81 anni (Leonardo Sandri). Guiderà dunque i lavori in Sistina il più anziano dei cardinali dell’ordine dei vescovi, Pietro Parolin. La porta sarà chiusa dall’arcivescovo cattolico indiano, George Jacob Koovakad, in quanto ultimo cardinale dell’ordine dei diaconi.