Il prossimo Papa dovrà «consolidare» l’eredità di papa Francesco, la sua attenzione pastorale «per le persone, non per i soldi, per il successo, per l’influenza politica». Il cardinale Cristobal Lopez Romero, salesiano, 72 anni, è nato in Spagna e ha trascorso molti anni della sua vita tra l’America Latina e il Marocco, dove dal 2017 è arcivescovo di Rabat.
Eminenza qual è l’eredità più importante di papa Francesco?
«Penso che papa Francesco abbia iniziato processi che fanno avanzare la Chiesa nella direzione del Vangelo e che ora dovrebbero essere consolidati e diffusi in tutta la Chiesa. Ha avviato un processo di sinodalità, un processo di missionarietà, la Chiesa in uscita come lui diceva, e poi la Chiesa in dialogo che va all’incontro del mondo e delle altre religioni. Tutto questo non lo ha inventato papa Francesco, lo ha ricevuto dalla più genuina tradizione ecclesiale, semmai ha preso qualcosa che era un po’ in letargo e lo ha messo al centro del suo pontificato e della Ch…
Il prossimo Papa dovrà «consolidare» l’eredità di papa Francesco, la sua attenzione pastorale «per le persone, non per i soldi, per il successo, per l’influenza politica». Il cardinale Cristobal Lopez Romero, salesiano, 72 anni, è nato in Spagna e ha trascorso molti anni della sua vita tra l’America Latina e il Marocco, dove dal 2017 è arcivescovo di Rabat.
Eminenza qual è l’eredità più importante di papa Francesco?
«Penso che papa Francesco abbia iniziato processi che fanno avanzare la Chiesa nella direzione del Vangelo e che ora dovrebbero essere consolidati e diffusi in tutta la Chiesa. Ha avviato un processo di sinodalità, un processo di missionarietà, la Chiesa in uscita come lui diceva, e poi la Chiesa in dialogo che va all’incontro del mondo e delle altre religioni. Tutto questo non lo ha inventato papa Francesco, lo ha ricevuto dalla più genuina tradizione ecclesiale, semmai ha preso qualcosa che era un po’ in letargo e lo ha messo al centro del suo pontificato e della Chiesa. Questa è la sua eredità che siamo chiamati a consolidare».
Sarà il Conclave più affollato e più internazionale della storia, ci sono molte differenze: come farete a fare sintesi?
«Come i tanti grani di grano che fanno un solo pane. La diversità può essere vissuta nell’unità, non nell’uniformità. Noi dobbiamo essere capaci di ascoltarci reciprocamente, dobbiamo essere attenti a quello che l’altro dice, a quello che l’altro ha e che a me manca, in modo da poterci arricchire mutualmente, vicendevolmente, e costruire l’unità senza soffocare le diversità. La diversità non è un problema, è un’opportunità, non è una cosa cattiva ma è necessaria e buona. Sempre che siamo capaci di costruire questa unità, mantenere l’unità che si deve costruire continuando a rispettarsi gli uni con gli altri».
C’è chi dopo dodici anni scoppiettanti di Francesco vorrebbe un po’ di calma e di ordine…
«Ciascuno può aspettarsi quello che vuole, l’importante è che seguiamo quello che lo Spirito Santo vuole per la Chiesa. Vedremo chi sarà il prossimo Papa, come farà il mestiere di Papa, ma se farà quel che farà ispirato dallo Spirito Santo, sarà il meglio per la Chiesa. Io penso che nella Chiesa la dinamica sia sempre necessaria, pur mantenendo l’equilibrio: non bisogna cambiare tutto ma dobbiamo essere sempre in una dinamica di conversione e rinnovamento. Il Papa proponeva la conversione pastorale, che implica anche un cambiamento personale».
Il prossimo Papa verrà da Roma o da fuori?
«Verrà a Roma».
Le geografia non conta?
«Grazie a Dio nella Chiesa cattolica oggi più che mai le frontiere nazionali o nazionaliste, le differenze geografiche non esistono più. Negli ultimi cinquanta anni abbiamo avuto un Papa polacco, un Papa tedesco, un Papa argentino, la Chiesa continua. Non è necessario che sia di Roma, dell’Italia, della Spagna, dell’Europa, siamo aperti a tutti e questa è una buona cosa. La Chiesa va avanti con il Papa e non è importante da dove viene. È il momento di un Papa asiatico, di un Papa africano, di un Papa americano? Non lo sappiamo, chi verrà sarà vescovo di Roma e come tale pastore universale».
E la folla di fedeli che è venuta ai funerali di Francesco e che visita la sua tomba a Santa Maria Maggiore che messaggio inviano al Conclave?
«Penso che siano stati momenti emozionanti per tutti noi che abbiamo conosciuto papa Francesco, ci ha fatto molto piacere vedere questa risposta del popolo cristiano e anche al di là del popolo cristiano: tanti mi hanno presentato le condoglianze tra i musulmani del Marocco, ma anche persone che si confessano non credenti. Questo mi dice che quando nella Chiesa siamo autentici e tentiamo di vivere il Vangelo, il messaggio passa. Ma per questo si devono vedere pastori e cristiani preoccupati per le persone, non per i soldi, per il successo, per l’influenza politica. Persone che si preoccupano delle altre persone, specie dei più bisognosi, seguendo l’attenzione all’altro del messaggio evangelico».