Si è appena conclusa la rilevazione dell’incidenza delle sindromi influenzali nella stagione 2024-2025 da parte dell’Istituto superiore di sanità. Ebbene, le persone contagiate sono state in tutto 16 milioni e 129 mila, cioè un numero mai raggiunto nei precedenti monitoraggi. La stagione scorsa, quando il picco era arrivato prima della fine del 2023 ed aveva raggiunto un’incidenza più alta, ci si era fermati alla fine a 14 milioni e 600 mila casi. Quest’anno, invece, il picco è arrivato alla fine di gennaio. La fascia di età di gran lunga più colpita è stata quella dei bambini tra 0 e 4 anni. Segue quella tra i 5 e i 14 anni.
Già dall’inizio della stagione si era capito che il tipo di influenza che avrebbe circolato era molto contagiosa. E i dati sono alti anche se, almeno in certe Regioni, la vaccinazione dovrebbe essere andata meglio dell’anno scorso.
I motivi dell’aumento
Secondo Gianni Rezza, infettivologo ed epidemiologo del San Raffaele di Milano, sul dato hanno un peso altre…
Si è appena conclusa la rilevazione dell’incidenza delle sindromi influenzali nella stagione 2024-2025 da parte dell’Istituto superiore di sanità. Ebbene, le persone contagiate sono state in tutto 16 milioni e 129 mila, cioè un numero mai raggiunto nei precedenti monitoraggi. La stagione scorsa, quando il picco era arrivato prima della fine del 2023 ed aveva raggiunto un’incidenza più alta, ci si era fermati alla fine a 14 milioni e 600 mila casi. Quest’anno, invece, il picco è arrivato alla fine di gennaio. La fascia di età di gran lunga più colpita è stata quella dei bambini tra 0 e 4 anni. Segue quella tra i 5 e i 14 anni.
Già dall’inizio della stagione si era capito che il tipo di influenza che avrebbe circolato era molto contagiosa. E i dati sono alti anche se, almeno in certe Regioni, la vaccinazione dovrebbe essere andata meglio dell’anno scorso.
I motivi dell’aumento
Secondo Gianni Rezza, infettivologo ed epidemiologo del San Raffaele di Milano, sul dato hanno un peso altre sindromi virali respiratorie, che hanno circolato contemporaneamente all’influenza. “Più della metà dei casi probabilmente dovuta ad altri virus respiratori, innanzitutto rhinovirus e rsv, il virus respiratorio sinciziale”. Anche questi vengono presi in considerazione dai dati dell’Istituto. “Riguardo all’influenza – prosegue Rezza - due terzi dei casi sono dovuti al virus A e un terzo al B. Quest’anno non c’è stato alcun virus veramente predominante. È un fenomeno di amplificazione di tanti virus respiratori diversi dovuto in parte all’ampiezza della popolazione suscettibile. Soprattutto bimbi nati e cresciuti all'epoca del Covid o nati dopo, che erano naive a gran parte di questi virus, cioè non li avevano mai incontrati”.
Numeri alti anche negli Usa
Il dato italiano non è isolato. Negli Usa i Cdc (Centers for disease control, cioè i centri per il controllo delle malattie) hanno resto noto che in totale nell’ultima stagione sono state colpite 47 milioni di persone, 610 mila delle quali hanno avuto bisogno di un ricovero. I decessi sono stati 26 mila. Il dato, anche se provvisorio, è il più alto dal 2017-2018.