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Resinovich, il mistero della frattura

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Nei giorni scorsi un giovane preparatore anatomico si è presentato spontaneamente agli investigatori: “Potrei essere stato io a procurare quel danno”
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Un nuovo mistero si aggiunge al giallo della morte di Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata morta all’interno di due sacchi dei rifiuti il 5 gennaio 2022, in un parco poco lontano da casa. Nei giorni scorsi un giovane preparatore anatomico, che il 10 gennaio aveva partecipato alla prima autopsia sul corpo di Lilly, si è presentato spontaneamente agli investigatori. “Potrei essere stato io – ha detto – a procurare quella frattura alla vertebra della signora Resinovich”. Il riferimento, come anticipato dal Piccolo, è a quanto emerso ai primi di marzo dalla perizia che la procura giuliana ha affidato al team guidato da Cristina Cattaneo. Secondo l’anatomopatologa forense Liliana non si è suicidata, come concluso in un primo tempo dai magistrati che avevano chiesto l’archiviazione del caso, ma è stata soffocata dopo aver lottato invano contro chi l’ha uccisa.

La frattura

Tra gli elementi a supporto dell’omicidio, la “frattura della faccetta superiore sinist…

Un nuovo mistero si aggiunge al giallo della morte di Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e trovata morta all’interno di due sacchi dei rifiuti il 5 gennaio 2022, in un parco poco lontano da casa. Nei giorni scorsi un giovane preparatore anatomico, che il 10 gennaio aveva partecipato alla prima autopsia sul corpo di Lilly, si è presentato spontaneamente agli investigatori. “Potrei essere stato io – ha detto – a procurare quella frattura alla vertebra della signora Resinovich”. Il riferimento, come anticipato dal Piccolo, è a quanto emerso ai primi di marzo dalla perizia che la procura giuliana ha affidato al team guidato da Cristina Cattaneo. Secondo l’anatomopatologa forense Liliana non si è suicidata, come concluso in un primo tempo dai magistrati che avevano chiesto l’archiviazione del caso, ma è stata soffocata dopo aver lottato invano contro chi l’ha uccisa.

La frattura

Tra gli elementi a supporto dell’omicidio, la “frattura della faccetta superiore sinistra della vertebra toracica T2”, compatibile con un’aggressione alle spalle. La lesione scoperta da Cattaneo non era stata però rilevata dalla Tac dell’8 gennaio di tre anni fa: secondo la difesa di Sebastiano Visentin, il marito di Lilly ora indagato per omicidio, non è dunque escludibile che la frattura “sia stata procurata dalla movimentazione del cadavere al momento del ritrovamento”, oppure proprio nel corso delle “operazioni preparatorie della prima autopsia”. Nelle prossime ore Ilaria Iozzo, la pm che dirige le indagini, potrebbe ascoltare il tecnico di sala settoria tormentato dal dubbio dopo oltre tre anni, anche per chiarire se esistano documenti a sostegno di uno scenario che aprirebbe nuovi filoni d’indagine.

Le perizie

Lo scontro tra perizie alimenta anche il gelo che divide Sebastiano Visintin dai famigliari di Liliana, a partire dal fratello Sergio, e dall’amico speciale della vittima, Claudio Sterpin. Questi, convinti del coinvolgimento del marito, appoggiano la tesi dei loro consulenti, secondo cui anche “altri fattori convergono a delineare uno scenario in cui solo una dinamica omicidiaria a mezzo di soffocamento esterno diretto trova una concreta motivazione tecnica”. Un mese fa gli inquirenti hanno effettuato una nuova perquisizione nella casa che Sebastiano aveva condiviso con la moglie. Tra i reperti sequestrati, anche gli indumenti che l’uomo indossava il giorno della scomparsa di Lilly. Grazie a nuovi strumenti d’analisi si cerca di chiarire se coincidano con tracce di tessuti trovate sul corpo della vittima: la presenza di sangue potrebbe escludere residui precedenti all’ipotizzato delitto.

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