Cronaca

Airc, oggi è la Giornata delle Azalee. Scoperto un indizio sull’aumento dei tumori nei giovani

Airc, oggi è la Giornata delle Azalee. Scoperto un indizio sull’aumento dei tumori nei giovani

Nel giorno della festa della mamma, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro porta i suoi fiori in 3.900 piazze italiane per finanziare lo studio di una cura

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“Grazie alla ricerca, 2 donne su 3 che si ammalano di tumore sono vive a 5 anni dalla diagnosi”. Possono cioè dirsi guarite. Il messaggio per la Giornata delle Azalee dell'Airc è il miglior regalo per la Festa della Mamma di oggi. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, da 60 anni la maggior fonte di finanziamenti no profit in Italia per lo studio della malattia e la messa a punto di cure, porta in 3.900 piazze italiane (qui l’elenco) 600 mila azalee. Il costo di 18 euro aiuterà a finanziare la ricerca. Permette anche di ricevere una guida con i consigli sulla prevenzione. L’azalea è disponibile su Amazon a un costo di 22 euro, spedizione inclusa.

L’aumento dei tumori nei giovani

Con un occhio speciale alle donne, in virtù della festa della mamma, l’Airc parte da un dato: le diagnosi di tumore nel sesso femminile sono state l’anno scorso 175.600. Le forme più frequenti sono alla mammella (53 mila), al colon-retto (21 mila) e al polmone (13 mila). La sopravvivenza maggiore si registra proprio nel tumore al seno, con l’88% delle donne vive cinque anni dopo la diagnosi. Il merito è soprattutto della diagnosi precoce. Laddove uno screening ancora non esiste, come nel caso dell’ovaio, l’80% dei tumori viene identificato quando la malattia è già progredita e le cure più impegnative.

Mammella e colon-retto sono anche due delle forme di tumore in cui più si osserva l’aumento dei casi giovanili. Mentre l’incidenza del cancro fra gli anziani è stabile o in discesa, dal 1990 si osserva un aumento di casi per 29 tipi di tumore nelle persone al di sotto dei 50 anni, in maggioranza donne. I cosiddetti “tumori dei millennials” vengono studiati ormai da una manciata di anni.

Le previsioni diffuse dalla rivista scientifica Nature non sono tranquillizzanti: tra 2019 e 2030 il numero di tumori sotto ai 50 anni è destinato ad aumentare del 30% in molti paesi del mondo. Le età previste per l’inizio degli screening non hanno ancora iniziato a tararsi sulla nuova realtà.

Il batterio con l’uncino

Le cause di questa spada di Damocle che pende sui giovani sono poco chiare. Il fatto che l’aumento riguardi molti tumori dell’apparato digerente suggerisce un ruolo dell’alimentazione. Un passo avanti nella ricerca di recente ha riguardato i casi giovanili di cancro del colon-retto. “Si è scoperto che circa il 30% di questi pazienti ha o ha ospitato in passato il batterio Escherichia coli” spiega Alberto Bardelli, genetista molecolare, professore di oncologia all’università di Torino e direttore dell’Ifom, l’istituto di ricerca di Milano dell’Airc.

Escherichia coli è un batterio che colonizza l’intestino di molti di noi. “E’ in grado di produrre la colibactina, una molecola molto particolare – prosegue Bardelli – che ha la forma di un rostro, si lega alla doppia elica del Dna come un uncino e la danneggia”. Si tratta di una strategia messa a punto per combattere i batteri, ma che ha effetto anche sulle cellule del nostro intestino, tanto che questo microrganismo era già stato riconosciuto dai ricercatori come possibile cancerogeno. Né sarebbe il primo caso di un batterio capace di promuovere il cancro: Helicobacter pylori è un agente riconosciuto nell’insorgenza del tumore dello stomaco.

Il mistero dell’epidemia nascosta

“Il danno subito dal Dna per colpa di Escherichia coli è facilmente riconoscibile per noi scienziati: lo chiamiamo una firma molecolare”. Uno studio di aprile su Nature ha osservato che nei pazienti con meno di 40 anni la firma molecolare di Escherichia coli nelle cellule colpite dal cancro è circa quattro volte più frequente rispetto ai pazienti con più di 70 anni. “La troviamo non solo nelle cellule cancerose, ma anche in quelle sane della mucosa dell’intestino”.

Aver scoperto una smoking gun non è però la fine della storia. Anzi, siamo solo all’inizio. “Possiamo spiegare così un terzo dei tumori del colon-retto giovanili. Ma gli altri due terzi? E i tumori che colpiscono gli altri organi?” riflette Bardelli. Le ricadute pratiche della scoperta, per il momento, non sono poi così evidenti. “Da noi in passato abbiamo effettuato degli screening per verificare la presenza di Escherichia coli nei casi di cancro giovanili del colon-retto, ma non ci hanno aiutato molto. Anche chi non alberga Escherichia coli nel proprio intestino, ma lo ha semplicemente avuto in passato, può aver subito il danno genetico”.

La lista dei dettagli oscuri non si esaurisce qui. “Non sappiamo perché nei giovani siano più frequenti i danni genetici causati da questo batterio. Né sappiamo dire perché alcuni individui vengano infettati e altri no. Può darsi che Escherichia coli si sia diffuso in modo più massiccio negli ultimi anni e che l’aumento dei casi giovanili di cancro del colon-retto sia l’effetto di un’epidemia cresciuta in tempi recenti”.

I pezzi mancanti del puzzle

Gli altri indiziati per l’aumento del cancro fra i giovani, ad esempio la presenza di microplastiche nell’organismo, l’uso eccessivo di antibiotici durante l’infanzia o un eccesso di zuccheri nell’alimentazione, restano piste seguite dai ricercatori.

La mancanza di così tanti pezzi del puzzle e l’incapacità di tradurre la scoperta in consigli pratici non scoraggia i ricercatori. “Abbiamo probabilmente scoperto un meccanismo di insorgenza del tumore. Ogni cura disponibile oggi è stata preceduta dalla scoperta di un meccanismo biologico” è la visione ottimista di Bardelli. “L’aumento dei tumori giovanili è stato osservato in paesi con diete e stili di vita molto diversi fra loro, dagli Stati Uniti al Giappone. La presenza di un batterio, che è capace di diffondersi ovunque, a prescindere dalla qualità dell’alimentazione, potrebbe spiegare il perché”.

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