Cronaca

Airc, domenica Giornata delle Azalee. Così la ricerca prova a espugnare il tumore del pancreas

Banchetto dell'Airc a Milano

Banchetto dell'Airc a Milano

 

L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro distribuisce in 4mila piazze i suoi fiori. Grazie anche ai nuovi fondi passi avanti nella comprensione del tumore che ha la sopravvivenza più bassa

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Domenica 4mila piazze italiane si coloreranno di azalee. Negli stand dell’Airc – l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – le piante simbolo della primavera verranno distribuite insieme a un opuscolo con gli aggiornamenti sulla scienza e i consigli per la prevenzione, in cambio di 18 euro per finanziare i laboratori che studiano e combattono la malattia. Come ogni primavera, la Giornata della Ricerca dell’Airc dedicata alle azalee coincide con la festa della mamma.

I nuovi risultati sul tumore al pancreas

L’appuntamento di domenica arriva pochi giorni dopo l’uscita di uno studio condotto all’università La Sapienza, a Roma, e finanziato proprio da Airc, sul tumore del pancreas. Il gruppo di Gian Luca Rampioni Vinciguerra, del dipartimento di medicina clinica e molecolare, ha pubblicato sulla rivista PNAS la scoperta di un meccanismo di difesa del tumore che impedisce ai farmaci di funzionare come vorremmo.

Alcuni giorni prima l’azienda farmaceutica della Silicon Valley Revolution Medicines aveva presentato i risultati di un nuovo farmaco in grado di raddoppiare la sopravvivenza dei pazienti da 7 a 13 mesi. La Food and Drug Administration – l’agenzia che autorizza i nuovi trattamenti medici negli Stati Uniti – ha concesso il suo utilizzo per i pazienti senza più speranze.

Tumore del pancreas: la svolta. Ecco i farmaci che rivoluzionano le terapie

Lo studio promettente dello spagnolo Mariano Barbacid, prestigioso ricercatore del CNIO (Centro Nazionale di Investigazione Oncologica), che era riuscito a debellare la malattia in un gruppo di topi di laboratorio con un cocktail di tre farmaci, è invece stato ritirato sempre pochi giorni fa dalla rivista PNAS per conflitto di interessi, non per inaccuratezza del contenuto. Barbacid e due coautori non avevano dichiarato di aver fondato un’azienda coinvolta nella produzione di quei farmaci.

Il tumore con meno sopravvivenza

Da questo otto volante di notizie è facile intuire come il tumore del pancreas – quello di fronte al quale siamo al momento più indifesi – sia al momento il principale obiettivo della ricerca. Colpisce ogni anno più di 15mila persone in Italia, equamente divise fra uomini e donne e, spiega l’Airc, “è il tipo di cancro con la minore sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, arrivando ad appena l’11% negli uomini e il 12% nelle donne”.

Per Gioacchino Natoli, capo di un laboratorio dello IEO – l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – dedicato alla ricerca sui farmaci contro il tumore del pancreas e finanziato dall’Airc, “siamo di fronte a una malattia che sta diventando un’emergenza. Non ci sono altri tipi di cancro che negli ultimi anni hanno visto un aumento di pubblicazioni scientifiche simile”.

Tra notizie esaltanti e deprimenti, la realtà sta nel mezzo. La ricerca sul tumore del pancreas ha individuato il sentiero da seguire per raggiungere il suo obiettivo. “Ma se lo percorreremo in un balzo, a passi lenti e progressivi o se troveremo ostacoli insormontabili e dovremo cambiare strada non possiamo saperlo. Ci vorrebbe la palla di cristallo. Per il momento abbiamo raggiunto delle prove di concetto importanti”.

Abbattere il gene mutato

La prima è che oltre il 90% dei tumori del pancreas è accompagnato da una mutazione di un gene chiamato KRAS. Eliminando KRAS dal genoma – è stato fatto nei topi di laboratorio – il tumore non sopravvive. “Si disintegra letteralmente” spiega Natoli. “Per quarant’anni, dalla scoperta nel 1982 del ruolo di KRAS come oncogene, si è cercato di trovare un farmaco che inibisse la sua attività. Si pensava che fosse una missione impossibile, invece nel 2021 e’ stato approvato dall’FDA il primo farmaco in grado di raggiungere questo obiettivo”.

Sembrava la svolta tanto attesa. Fino a oggi le aziende farmaceutiche hanno messo a punto alcune decine di versioni degli inibitori di KRAS, con diversi meccanismi di azione o mirati a mutazioni diverse. I pazienti hanno visto i loro tumori ridursi di dimensioni. Ma purtroppo solo per alcuni mesi. Poi la cura smette puntualmente di funzionare e la malattia riprende a progredire.

Le strategie per superare la resistenza ai farmaci

“Col tempo le cellule del cancro imparano a fare a meno di KRAS. Trovano una strada alternativa per sopravvivere” spiega Natoli. “I laboratori di ricerca di tutto il mondo si sono allora gettati sullo studio dei meccanismi che permettono ai tumori di sviluppare resistenza alle terapie. Alcuni meccanismi sono stati identificati ma la messa a punto di farmaci per l’uomo è ancora lunga”.

Il farmaco di Revolution Medicines è un inibitore di KRAS: l’aumento della sopravvivenza non vuol dire che sia immune dal fenomeno della resistenza. Lo studio della Sapienza riguarda uno dei meccanismi che le cellule del cancro usano per sopravvivere nonostante l’uso degli inibitori di KRAS. L’esperimento di Barbacid sui topi consisteva nell’associare l’inibitore di KRAS a due farmaci che impediscono alla cellula di sviluppare resistenza. Sui topi ha funzionato, anche se con effetti collaterali non trascurabili. Anche la possibilità di trasferire la cura all’uomo con gli stessi risultati resta da dimostrare.

“Questo insieme di passi avanti ci fa intravedere un futuro in cui gli inibitori di KRAS saranno usati in combinazione con i farmaci che impediscono alla cellula di trovare vie alternative di resistenza” conclude Natoli. “Un sentiero sembra delinearsi davanti a noi. Quanto facile sarà percorrerlo, e quanto tempo impiegheremo, resta però un’incognita”.

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