Cutro, no all’ingresso temporaneo in Italia dei familiari delle vittime per assistere al processo
di Alessandra ZinitiNoorullah Ghafoori ha perso un figlio, Seyar. Aveva 27 anni quando è morto nel naufragio del caicco sulla secca di Cutro. Mohammad Shafi Abassi, su quella barca, aveva anche lui un figlio e due nipotini di 4 e 5 anni. Sono solo due delle decine di familiari di vittime del naufragio pronti a costituirsi parte civile nell’udienza preliminare che si è appena aperta davanti al gup del tribunale di Crotone. Vivono in Afghanistan, Siria, Turchia e non hanno mai potuto dare un ultimo saluto ai loro cari. Adesso vorrebbero venire in Italia per costituirsi in giudizio ed assistere al procedimento contro i sei ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza accusati di strage e naufragio colposo per non aver dato soccorso al caicco che era stato segnalato in navigazione da un aereo di Frontex sei ore prima.
Previsto dalla legge
Ma l’Italia nega loro il permesso di entrare, seppure temporaneamente, nonostante sia espressamente previsto dalla legge. L’istanza degli avvocati Marco Bona ed Enric…
Noorullah Ghafoori ha perso un figlio, Seyar. Aveva 27 anni quando è morto nel naufragio del caicco sulla secca di Cutro. Mohammad Shafi Abassi, su quella barca, aveva anche lui un figlio e due nipotini di 4 e 5 anni. Sono solo due delle decine di familiari di vittime del naufragio pronti a costituirsi parte civile nell’udienza preliminare che si è appena aperta davanti al gup del tribunale di Crotone. Vivono in Afghanistan, Siria, Turchia e non hanno mai potuto dare un ultimo saluto ai loro cari. Adesso vorrebbero venire in Italia per costituirsi in giudizio ed assistere al procedimento contro i sei ufficiali e sottufficiali della Guardia di finanza accusati di strage e naufragio colposo per non aver dato soccorso al caicco che era stato segnalato in navigazione da un aereo di Frontex sei ore prima.
Previsto dalla legge
Ma l’Italia nega loro il permesso di entrare, seppure temporaneamente, nonostante sia espressamente previsto dalla legge. L’istanza degli avvocati Marco Bona ed Enrico Calabrese del Foro di Torino che li rappresentano non è stata accolta. Solo la Procura di Crotone ha dato parere positivo alla concessione di un visto temporaneo, ma la Farnesina non ha ritenuto di concedere il visto.
Il ricorso dei legali
E ora gli avvocati hanno presentato ricorso al tribunale civile di Roma: «I familiari – scrivono i legali – hanno diritto a partecipare personalmente al procedimento penale in corso o ad essere presenti in persona ad almeno una delle udienze anche al fine della loro costituzione di parte civile”. I legali sottolineano come il diniego alla presenza “lederebbe in modo irrimediabile loro diritti fondamentali, internazionalmente riconosciuti, in base ai quali la giurisdizione deve attuarsi garantendo un giusto equo processo”. E ancora: “Impediti di esercitare il loro diritto/dovere di difesa – aggiungono gli avvocati – i familiari sarebbero destinatari di una forma di vittimizzazione secondaria di tipo istituzionale”.
Le prossime udienze
L’udienza preliminare, apertasi lunedì con la presentazione di 113 costituzione di parte civile (tra cui quella della Regione Calabria che ne ha annunciato però il ritiro), proseguirà il 26 maggio quando è prevista la decisione della gup Elena Marchetto.