“Il Papa da solo non può andare avanti”: parola di papa Leone in persona, che oggi ha ringraziato «di cuore» la Segreteria di Stato, che ha ricevuto in udienza, per la «collaborazione» offerta mentre compie «i primi passi» nel pontificato. Robert Francis Prevost vuole valorizzare il lavoro di squadra, lo ritiene, ha detto ieri, «molto necessario».
Un metodo che il nuovo Papa, che domani riceverà in Vaticano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sta già applicando al dossier ucraino. I tempi sono lunghi ma il Vaticano è in partita. La telefonata con Putin – «tutt’altro che protocollare», secondo i russi – è stata un successo diplomatico, certifica che Mosca lo considera un interlocutore cruciale. Nessuno Oltretevere si illude che il Papa possa far sbocc…
“Il Papa da solo non può andare avanti”: parola di papa Leone in persona, che oggi ha ringraziato «di cuore» la Segreteria di Stato, che ha ricevuto in udienza, per la «collaborazione» offerta mentre compie «i primi passi» nel pontificato. Robert Francis Prevost vuole valorizzare il lavoro di squadra, lo ritiene, ha detto ieri, «molto necessario».
Un metodo che il nuovo Papa, che domani riceverà in Vaticano il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sta già applicando al dossier ucraino. I tempi sono lunghi ma il Vaticano è in partita. La telefonata con Putin – «tutt’altro che protocollare», secondo i russi – è stata un successo diplomatico, certifica che Mosca lo considera un interlocutore cruciale. Nessuno Oltretevere si illude che il Papa possa far sbocciare la pace con la bacchetta magica – e il Cremlino ha precisato che Putin e Prevost non hanno discusso «in modo pratico e concreto» di una soluzione negoziale – ma lavorerà per facilitare i contatti, oggi finalizzati a questioni circoscritte domani chissà.
Il Papa segue tre direttrici. C’è l’intervento umanitario, che papa Francesco aveva affidato al cardinale Matteo Zuppi. E’ grazie al paziente lavorio dell’arcivescovo di Bologna che la telefonata con Putin ha preso corpo. Il Vaticano sta agevolando, tramite Zuppi e i due nunzi a Kiev e a Mosca, Visvaldas Kulbokas e Giovanni D’Aniello, lo scambio di prigionieri e il ritorno a casa dei bambini ucraini trasferiti in Russia. Kiev, inoltre, si è rivolta alla Chiesa per supplire al ritiro di Trump dagli aiuti internazionali. Poi c’è il piano interreligioso. Bergoglio vide il patriarca Kirill a Cuba nel 2016, Prevost potrebbe replicare quello storico incontro. Il terreno comune è quello dei «valori tradizionali». A sostenere gli sforzi del Papa c’è l’esperienza del cardinale Claudio Gugerotti, prefetto delle Chiese orientali ed ex nunzio in Georgia, Bielorussia e Ucraina.
E infine c’è il piano più propriamente diplomatico. Il cardinale Pietro Parolin, oggi, ha assicurato al nuovo Papa «fedeltà e impegno» a collaborare. La Segreteria di Stato è ben più piccola di una grande cancelleria mondiale – ci lavorano, ha ricordato Parolin, 246 persone – ma ha una rete mondiale capillare. La Santa Sede non si propone come vera e propria “mediatrice” tra Russia e Ucraina, l’ipotesi di un incontro in Vaticano, riproposta ieri dall’ambasciatore ucraino Andrii Yurash, è di là da venire («Non si può bruciare il Papa e il Vaticano per una trattativa che sta appena iniziando», ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani), ma la diplomazia vaticana c’è.