PESCARA – Aveva una ferita alla testa, profonda. Le dita dei piedi scarnite. I segni di una colluttazione: una rissa, dice ora la procura, che ha indagato tre persone. Sono un carrozziere e due ragazzi che lavorano in zona. Sul cellulare della vittima le ultime telefonate sono state al 112 e al 113: è stato Riccardo a chiedere aiuto.
Il taser “per calmarlo”
«Perché di loro si fidava» racconta con le lacrime Tiziana, sua madre. Arrivati sul posto gli agenti hanno usato il taser, per calmarlo: non hanno aspettato i sanitari, nonostante il ragazzo avesse un’invalidità psichica certificata. E lo hanno usato più volte, sicuramente sul luogo della rissa, hanno raccontato i testimoni agli agenti della squadra mobile che indagano sui loro colleghi. E forse anche nella camera di sicurezza in questura, dove poi il ragazzo è morto.
L’inchiesta
Riccardo Zappone, 30 anni, è andato via così, in un martedì mattina, nella periferia di Pescara. Il perché lo stabilirà l’inchiesta coordinata dal pm Gennaro Varone che si muove su tre fronti: la rissa, appunto. Che ha già portato all’identificazione dei primi tre indagati. L’intervento della Polizia, con l’utilizzo del taser. E poi il tempismo dei soccorsi: il 118 è arrivato quando ormai era troppo tardi.
Il puzzle senza pezzi
«Riccardo era un ragazzo sensibile, dolcissimo», racconta Tiziana, sua madre, un’architetta molto conosciuta in città. Nel pomeriggio era in Questura a cercare di portare tasselli a un puzzle a cui mancano ancora troppi pezzi. «Perché mio figlio si trovava in quella strada? Non ci si arriva per caso. Aveva appuntamento con qualcuno? Chi lo ha portato in quel posto?”.
L’uso di cocaina
Riccardo aveva assunto cocaina, come spesso accadeva. Secondo la procura, quella, insieme con l’utilizzo del taser, potrebbe essere stata una delle cause del decesso. «Io ho fiducia e non punto il dito contro nessuno: se sono arrivati a usare il taser lo avranno fatto perché Riccardo era molto agitato. Dopodiché ho letto che ci sono stati molti altri casi in cui sono arrivate delle morti, dopo l’utilizzo. Credo che abbiamo diritto a conoscere la verità».
“Non si usa per gioco”
Il papà di Riccardo, Andrea Zappone, è un maestro di musica: «Perché lo hanno arrestato e portato in commissariato?» si chiede. «Non era opportuno che fosse chiamato il 118 e ordinato il ricovero in Tso come era stato fatto le altre volte? Era davvero necessario utilizzare quella pistola elettrica?» dice. Guadagnandosi la risposta, non richiesta, del ministro Matteo Salvini, che difende l’uso del taser. «Le forze dell’ordine non lo usano per gioco», dice. «Io ho rispetto per chi farà le indagini. Ma dobbiamo avere rispetto anche per i ragazzi e le ragazze come Riccardo», parla ancora la signora Tiziana. «Dobbiamo conoscere e rispettare le neo diversità, come quella di Riccardo. Dobbiamo sapere che non tutti siamo uguali, che ci sono fragilità, emozioni, sensibilità diverse. Tutti però abbiamo diritto a vivere. Ed essere il più felici possibili. Riccardo non doveva morire. Non così».