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Paragon contro l’Italia. “Non ha voluto sapere chi spiava Cancellato”

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Il Copasir accusa la società israeliana di mentire. Le procure di Roma e Napoli stanno indagando per intercettazioni abusive
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«Il Governo ha avuto un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista Francesco Cancellato ma non ha voluto utilizzarlo. Per questo abbiamo risolto i contratti in Italia». Nel giorno dell’insuccesso referendario, arriva da Israele il guaio principale per l’esecutivo di Giorgia Meloni. Con uno statement affidato al giornale Haaretz, Paragon infatti accusa Governo e Parlamento sostenendo di non essere voluti andare in fondo nel capire chi, come e perché abbia spiato il direttore di Fanpage, il giornalista Cancellato: nella relazione finale del Copasir, il Comitato parlamentare che controlla il lavoro dell’intelligence, infatti, mentre si dà conto che effettivamente Paragon è stato utilizzato contro gli attivisti di Mediterranea (nell’ambito di un’indagine di contrasto all’immigrazione e al terrorismo), si dice che non è stato possibile sapere se e chi ha spiato Cancellato. Perché non è stata trovata alcuna traccia nei server dei nostri Servizi.

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«Il Governo ha avuto un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista Francesco Cancellato ma non ha voluto utilizzarlo. Per questo abbiamo risolto i contratti in Italia». Nel giorno dell’insuccesso referendario, arriva da Israele il guaio principale per l’esecutivo di Giorgia Meloni. Con uno statement affidato al giornale Haaretz, Paragon infatti accusa Governo e Parlamento sostenendo di non essere voluti andare in fondo nel capire chi, come e perché abbia spiato il direttore di Fanpage, il giornalista Cancellato: nella relazione finale del Copasir, il Comitato parlamentare che controlla il lavoro dell’intelligence, infatti, mentre si dà conto che effettivamente Paragon è stato utilizzato contro gli attivisti di Mediterranea (nell’ambito di un’indagine di contrasto all’immigrazione e al terrorismo), si dice che non è stato possibile sapere se e chi ha spiato Cancellato. Perché non è stata trovata alcuna traccia nei server dei nostri Servizi.

«Non hanno voluto farlo» dice ora Paragon. «Abbiamo offerto un modo per determinare se il suo sistema fosse stato utilizzato contro il giornalista. Ma poiché hanno scelto di non procedere abbiamo risolto i contratti in Italia». Un’accusa violenta che infatti ha meritato la risposta durissima del Dis, il nostro dipartimento dell’intelligence. E dello stesso Copasir, che hanno accusato Paragon di mentire. Nell’ambito di una dialettica che comunque va inquadrata politicamente e commercialmente: lo scandalo scoppiato in Italia mette in grande difficoltà l’azienda israeliana con gli altri clienti internazionali, in termini di credibilità. Si è scoperto infatti come un loro motivo di vanto – «non intercetteremo mai con il nostro software Graphite attivisti e giornalisti» – è facilmente superabile con un inganno lessicale: è bastato non chiamare Casarini attivista per spiarlo. Di più: è un momento di grandissima tensione tra Italia e Israele e a Tel Aviv sanno quanto un caso del genere può mettere in difficoltà il governo.

Che comunque è sicuro della correttezza del loro comportamento. Come Repubblica ha potuto verificare, effettivamente, nella loro audizione al Copasir Paragon non era mai stata così esplicita come nella nota di ieri. Anzi, a domanda aveva spiegato che per verificare c’erano due strade: una - quella scelta dal Copasir - di effettuare un controllo in presenza nei database dell’intelligence. L’altra quella di rivolgersi a Paragon. «Avevano parlato di opzioni assolutamente equivalenti» dice oggi il Copasir. «Non è accettabile - rincara il Dis - che un’azienda privata e straniera, qual è Paragon, chieda di i installare un proprio software su server di strutture che si occupano della sicurezza nazionale». Si tratta di «pratiche invasive» che «avrebbero severamente compromesso la reputazione delle Agenzie italiane ed esposto dati riservati».

Ora al di là di dove sta la verità, il punto è capire chi ha intercettato illegalmente Cancellato. La palla è sulla scrivania delle procure di Roma e Napoli che, coordinate dalla Direzione distrettuale antiterrorismo, hanno aperto un fascicolo per intercettazioni abusive: Paragon si è detta pronta a rispondere alle loro rogatorie che, a qualche giorno fa, erano però ancora senza esito.

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