Pescara, morto dopo il taser: nei video tutti i dubbi sulla fine di Riccardo Zappone
di Alessia Candito , Giuliano FoschiniVideo che raccontano di una rissa violenta, con tanto di “oggetti contundenti” usati contro un’unica persona. Altri, a cui potrebbero aggiungersene di ulteriori nelle prossime ore, che documentano il momento in cui quello stesso ragazzo viene fermato, anche in questo con la forza. Un ginocchio sulla schiena prima, il taser, la pistola elettrica in uso alle forze dell'ordine, subito dopo. Tra immagini delle telecamere di videosorveglianza e filmati dei passanti si va componendo il film delle ultime ore di vita di Riccardo Zappone, il 30enne morto a Pescara qualche ora dopo un fermo di polizia, durante il quale è stato utilizzato il taser.
L’emorragia interna
Una storia di dipendenze alle spalle, disturbi psichici certificati e per i quali era da tempo in cura presso il centro di salute mentale di Chieti, Zappone – è emerso dall’autopsia – non sarebbe morto per quelle scariche elettriche. A ucciderlo è stata un’emorragia toracica interna che lo ha soffocato. Ecco perché i filmati che…
Video che raccontano di una rissa violenta, con tanto di “oggetti contundenti” usati contro un’unica persona. Altri, a cui potrebbero aggiungersene di ulteriori nelle prossime ore, che documentano il momento in cui quello stesso ragazzo viene fermato, anche in questo con la forza. Un ginocchio sulla schiena prima, il taser, la pistola elettrica in uso alle forze dell'ordine, subito dopo. Tra immagini delle telecamere di videosorveglianza e filmati dei passanti si va componendo il film delle ultime ore di vita di Riccardo Zappone, il 30enne morto a Pescara qualche ora dopo un fermo di polizia, durante il quale è stato utilizzato il taser.
L’emorragia interna
Una storia di dipendenze alle spalle, disturbi psichici certificati e per i quali era da tempo in cura presso il centro di salute mentale di Chieti, Zappone – è emerso dall’autopsia – non sarebbe morto per quelle scariche elettriche. A ucciderlo è stata un’emorragia toracica interna che lo ha soffocato. Ecco perché i filmati che ricostruiscono quel giorno – tanto quelli recuperati dalla Squadra mobile cui il pm Gennaro Varone ha delegato l’indagine, come quelli forniti dalle difese – potrebbero essere determinanti per comprendere cosa e soprattutto chi potrebbe averla provocata.
Ufficialmente non c’è ancora una risposta. Stando alle prime valutazioni degli investigatori, “un’emorragia di quel genere è frutto di colpi molto seri, non certo di un placcaggio”, come a escludere, per il momento, una responsabilità diretta delle forze di polizia nella morte. Ma tutte le ipotesi rimangono aperte se è vero che specificano: “è necessario capire cosa sia successo per strada. E anche dopo il fermo”.
I tre indagati
Al momento però nessun agente è stato iscritto nel registro degli indagati. Sotto inchiesta per omicidio colposo ci sono solo Angelo e Paolo De Luca e il genero di uno dei due, Daniele Giorgini. Lavorano tutti come meccanici nell’autofficina davanti a cui Zappone quella mattina si è presentato, per poi iniziare a discutere animatamente con Giorgini. Visibilmente alterato, nervoso, poco dopo, secondo la procura, sarebbe stato vittima di una vera e propria aggressione a cui avrebbe partecipato non solo il titolare dell’officina, ma anche il fratello Paolo e il genero.
Tanto lui, come Giorgini non hanno mai proferito parola su quanto successo, Angelo De Luca invece ha da subito tentato di ridimensionare la cosa. “Se lo avessi colpito anche solo con un pugno, mi sarei mangiato le mani”, ha detto dopo la morte del ragazzo, ammettendo di avergli dato “solo uno spintone” che lo ha fatto cadere per terra. “Aveva sangue secco sotto il naso, la maglia sporca di sangue”, ha aggiunto, lasciando intendere una precedente aggressione.
I video
Una ricostruzione che non torna, però, con quello che raccontano i video delle telecamere di sorveglianza. E anche con alcuni elementi raccolti fino a questo momento dalla squadra mobile che farebbero pensare che Zappone non fosse in quella zona per caso ma che avesse appuntamento con qualcuno per discutere di un debito di droga.
Primo, quella mattina il ragazzo aveva prelevato duecento euro, ma in tasca gliene sono stati trovati solo trenta. Secondo, i tempi sono troppo stretti per immaginare un’altra aggressione. Terzo, tanto Giorgini, come Paolo De Luca hanno precedenti importanti anche in materia di droga.
“Noi abbiamo la massima fiducia negli investigatori e vogliamo sapere cosa è successo a nostro figlio” ripetono i genitori di Riccardo. Che non hanno mai puntato il dito contro i poliziotti intervenuti, ma vogliono chiarezza sulle modalità di intervento. Riccardo era un paziente complicato, come tale certificato, conosciuto alle forze dell’ordine perché già in passato era stato più volte sottoposto a Tso, era stato lui a chiamare il 113: perché portarlo in questura senza chiamare un’ambulanza? Che, forse, avrebbe potuto salvargli la vita.