Strage di Graz, l’ultimo messaggio del killer alla madre: “Perdonami per quello che sto per fare”
dal nostro inviato Rosario Di RaimondoGRAZ – Ha registrato un video e lo ha inviato alla madre. Le ha chiesto perdono “per quello che sto per fare”. L’ha ringraziata per le “cure” che gli ha dedicato. La donna ha visto il filmato 24 minuti dopo averlo ricevuto. Era già troppo tardi: il figlio aveva già fatto una strage e si era ucciso.
Artur A., 21 anni, il killer che ieri mattina – 10 giugno – alle dieci ha fatto irruzione nella scuola Borg Dreierschutzengasse di Graz, a due passi dalla stazione, uccidendo 9 studenti e studentesse e un’insegnante, abitava qui. In questo piccolo sobborgo vicino all’aeroporto della seconda città austriaca, Kalsorfer, in un labirinto di palazzi a mezz’ora dall’istituto che frequentava.
"Ieri pomeriggio è arrivata tantissima polizia, ho avuto paura per me e i miei figli”, racconta una vicina. Artur viveva con la mamma, separata da tempo da suo padre. In casa gli agenti hanno trovato una bomba non funzionante e dei presunti piani che raccontavano di un possibile attentato. Non ha usato bomb…
GRAZ – Ha registrato un video e lo ha inviato alla madre. Le ha chiesto perdono “per quello che sto per fare”. L’ha ringraziata per le “cure” che gli ha dedicato. La donna ha visto il filmato 24 minuti dopo averlo ricevuto. Era già troppo tardi: il figlio aveva già fatto una strage e si era ucciso.
Artur A., 21 anni, il killer che ieri mattina – 10 giugno – alle dieci ha fatto irruzione nella scuola Borg Dreierschutzengasse di Graz, a due passi dalla stazione, uccidendo 9 studenti e studentesse e un’insegnante, abitava qui. In questo piccolo sobborgo vicino all’aeroporto della seconda città austriaca, Kalsorfer, in un labirinto di palazzi a mezz’ora dall’istituto che frequentava.
"Ieri pomeriggio è arrivata tantissima polizia, ho avuto paura per me e i miei figli”, racconta una vicina. Artur viveva con la mamma, separata da tempo da suo padre. In casa gli agenti hanno trovato una bomba non funzionante e dei presunti piani che raccontavano di un possibile attentato. Non ha usato bombe per la sua strage: nella scuola che aveva abbandonato, è entrato con una pistola e un fucile da caccia.
Oggi i media tedeschi riportano un altro dettaglio. Quel video inviato alla donna con la richiesta di perdono “per quello che sto per fare”. Tra le vittime della strage, riporta Kronen Zeitung, c’è anche una ragazza che era sua vicina di casa nel sobborgo operaio. Dove in pochi pare lo conoscessero. Thomas Grasser, un altro vicino di casa, racconta a Repubblica: “Lo conoscevo solo di vista, viveva qui con sua madre da cinque anni. Era molto riservato e non salutava mai nessuno. Purtroppo, non so molto di più”.
La figlia di Nerar, operaio di origini bosniache che vive nel sobborgo, frequenta la stessa scuola teatro della tragedia. La ragazza, alcuni giorni fa, era partita per la gita. Per questo non era nell’istituto.
In giornata, sui siti d’informazione tedeschi, è stata diffusa una foto di Artur A. In una, diffusa da Kronen Zeitung, è ritratto con un gatto, lo sguardo fisso in camera. In un’altra sembra ritratto accanto alla scuola dove ha fatto una strage.