I futili motivi. A voler essere onesti la prima cosa che ci viene in mente quando una donna muore per le conseguenze di un’operazione di chirurgia estetica sono i futili motivi. Quell’aggettivo, estetica, fa scattare nel nostro cervello rettiliario il pensiero che non c’era alcuna necessità. Che era appunto solo un fatto estetico, un capriccio, una questione di vanità. Una donna muore, una ragazza, un’adolescente muore sotto le grinfie di un’incosciente, peggio, di un criminale e noi continuiamo a pensare a quell’aggettivo, estetica.
Per automatismo. Perché le donne anche quando sono vittime sono in qualche modo responsabili del loro destino. Per quale ragione una persona infatti dovrebbe affidarsi a qualcuno palesemente non all’altezza, a una…
I futili motivi. A voler essere onesti la prima cosa che ci viene in mente quando una donna muore per le conseguenze di un’operazione di chirurgia estetica sono i futili motivi. Quell’aggettivo, estetica, fa scattare nel nostro cervello rettiliario il pensiero che non c’era alcuna necessità. Che era appunto solo un fatto estetico, un capriccio, una questione di vanità. Una donna muore, una ragazza, un’adolescente muore sotto le grinfie di un’incosciente, peggio, di un criminale e noi continuiamo a pensare a quell’aggettivo, estetica.
Per automatismo. Perché le donne anche quando sono vittime sono in qualche modo responsabili del loro destino. Per quale ragione una persona infatti dovrebbe affidarsi a qualcuno palesemente non all’altezza, a una clinicaccia lurida, manacce inesperte e indegne. Già, perché? Perché costa infinitamente meno. E questa è una ragione ineccepibile per chi soldi ne ha pochi. Se la stessa operazione costa una cifra in un posto e in un altro la metà, un terzo, quanto può essere difficile scegliere il posto più caro? Ma è un’operazione, è la tua vita potremmo obiettare. Giusto, ma se leggete il modo in cui questi discount della chirurgia si propongono non troverete mai la parola chirurgia, né nessun altro termine che possa fare pensare al rischio che si corre.
La questione quindi non è l’aggettivo, estetica, ma il sostantivo: chirurgia. Queste cosiddette cliniche vendono bellezza, ringiovanimento, magrezza senza spiegare come la si otterrà. Non c’è ragione nessuna ragione di preoccuparsi, è poco più di un massaggio, una ceretta, un gesto minimo per un grande risultato. Vieni da me, dicono il gatto e la volpe, che ti faremo risparmiare tanti soldi. Basta chiudere gli occhi, rilassarsi e alla fine passare alla cassa. Oplà. Mezz’ora e te ne torni a casa felice. Ma le persone dovrebbero informarsi, dovrebbero sapere cosa stanno per fare, obiettiamo ancora. Lo fanno infatti. Immagino che lo facciano leggendo commenti, frugando nella rete, confrontando i giudizi delle persone che le hanno precedute.
Ma sono davvero persone quelle i cui giudizi stanno leggendo? Esiste davvero qualcuno che è passato per quell’orrorifico antro in cui stanno entrando dicendo: il dottor X è un genio, mi ha tolto dieci anni dal viso, mi ha restituito le gambe dei miei vent’anni, è stato gentile, preparato, onesto? Oppure è soltanto la grande truffa dell’algoritmo. Quando abbiamo iniziato a prendere informazioni sulla rete, credevamo che bastasse confrontare, cercare più punti di vista. Non avevamo capito che la rete è una macchina celibe, che si autoalimenta, che gira gira gira senza mai passare per la verità. Non esiste alcuna possibilità di verificare quello che troviamo in rete. Pazienza, diciamo, si chiama post-verità. Certe volte è anche più divertente della realtà reale, quella davanti ai nostri occhi. Giusto: ma quando qualcuno muore? Quando il bios, come un virus, entra nella centrifuga della virtualità, scopriamo di colpo l’orrore. Oggi è capitato ad Ana Sergia Alcivar Chenche, ma prima di lei era capitato a Margaret Spada, Simonetta Kalfus, Vanessa Cella, Rossella Daga e chissà quante altre. Donne, tutte donne. Perché? Per i futili motivi di cui sopra? No di certo. Tocca alle donne perché c’è un’incuria speciale nel monitorare centri estetici e sedicenti cliniche. Perché in una parte del nostro cervello rettiliario pensiamo che avrebbero potuto farne a meno, che si tratta di vanità, un capriccio. Come se la vanità, il capriccio, il sogno della bellezza fossero reati punibili con la morte. È solo una clinica estetica, un posto dove le donne vanno a farsi belle, che bisogno c’è di controllare che non sia piuttosto una camera di tortura?