Cronaca

Le lettere di artisti e scrittori per Alberto Trentini: “Non ti dimentichiamo”

Le lettere di artisti e scrittori per Alberto Trentini: “Non ti dimentichiamo”
(ansa)

Da Massimo Carlotto a Helena Janeczek, le parole degli intellettuali per il cooperante italiano arrestato in Venezuela sette mesi fa

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La famiglia di Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato ingiustamente in Venezuela ormai sette mesi fa, ha chiesto a scrittori, intellettuali, artisti di scrivere una lettera ad Alberto. "Quando tornerà a casa gliele faremo leggere tutte". Repubblica oggi pubblica alcune di queste lettere.

Caro Alberto Trentini, non ti conosco ma di persone come te ne ho conosciute tante in giro per il mondo. Donne e uomini che non si accontentano di dedicare il loro breve tempo mortale solo a sé stessi ma intendono donarlo anche agli Altri, gli Altri nel senso più esteso ma allo stesso tempo concreto di questa parola. Il Sale della Terra, vi chiamano, ed è la più giusta delle definizioni. Non conosco nemmeno il luogo dove sei chiuso, né come stai, come non lo sa chi ti vuole bene. Ma la tua lontananza dal mondo in cui vivo non significa che tu mi sia estraneo. Tantomeno che tu sia scomparso. Nessuno è mai scomparso per chi lo aspetta a casa, perché la vita è fatta di reti di amore, solidarietà, cura e coraggio che intrecciano tra loro gli esseri umani e che sono più forti di ogni assenza, di qualsiasi lontananza. Quindi tu non sei scomparso, caro Alberto, né sei lontano. Sei qui, tra noi.

Ti aspettiamo.

Francesca Melandri per Alberto Trentini

Caro Alberto, io non ti conosco, ho sentito tua madre in televisione e mi sono fatto un quadro della situazione, approssimativo ma sufficiente a convincermi che, quando si verificano situazioni come la tua, arbitri e soprusi dei governi nei confronti di persone che hanno la sola colpa di essersi attivati per aiutare gli altri, il peggio che possa capitare è il silenzio. È il silenzio che inevitabilmente copre il sopruso, ti lascia solo di fronte ai tuoi camefici, impedisce a tutti noi di partecipare alle tue sofferenze e di manifestare il nostro dissenso verso i persecutori e la nostra solidarietà con la tua resistenza morale. Vale per te e vale per tutte le persone che subiscono ingiustizie in questo mondo sempre più ingiusto. In particolare, la tua attività di cooperatore in questi anni è oggetto di una martellante campagna di detrazione, calunnia e disprezzo da parte di forze che interpretano l'impegno verso l'umanità come un lusso da radical chic. Mi auguro che il governo italiano si muova con decisione per riportarti a casa al più presto, se non altro in nome del tuo essere un cittadino della Repubblica Italiana.

Bruno Morchio, scrittore.

Caro Alberto, cerco un modo per raggiungerti nel buio nel quale ti trovi. Un buio che è fatto di incertezza, di distanza, di ingiustizia. Non abbiamo altro che parole mescolate alla speranza che tu possa leggerle, che possano aiutarti a sentirti meno solo. Ti scrivo dalla Sardegna, una terra immensa, silenziosa, incastonata tra il mare e il verde dei prati, degli alberi, dove è facile immaginare gli orizzonti felici, non i crampi della paura, e i dubbi che affollano le lunghe notti solitarie.

Eppure se chiudo gli occhi posso vederti, posso allungare la mano ad accarezzare il tuo viso, più scarno, rispetto alle foto che ti ritraggono sui giornali, ispido di barba, Resisti Alberto, qui nessuno ti ha dimenticato, continueremo a scriverti fino a che riceveremo le tue risposte.

Un abbraccio

Gabriella Genisi

Caro Alberto, conoscevo il tuo caso di sfuggita ma poi i tuoi famigliari, amici e legali mi hanno costretto a occuparmene. ll tuo è uno di quelli che è impossibile ignorare. E oggi siamo in tanti. La solidarietà è un meccanismo straordinario, si sviluppa intorno alle buone cause e diventa inarrestabile. La solidarietà è contagiosa. Ma tu questo lo sai molto bene, ti occupi da tempo di disagio sociale e inclusione e più di noi tutti conosci l’importanza di agire collettivamente. Non ho dubbi sul buon esito della tua vicenda. Si tratta di aver pazienza. E la pazienza è la saggezza del carcere. Sei consapevole che al di fà delle sbarre ci sono tantissime persone che chiedono la tua liberazione e ogni giorno trovi la forza per resistere. Chi non conosce la galera pensa che si tratti solo di una momentanea perdita della libertà. Si sbaglia e un giorno glielo spiegherai quando racconterai la tua esperienza. La cella in cui ti trovi è solo un puntino di un universo complesso regolato la leggi proprie, non scritte e dove la ragione e i buoni sentimenti non possono esistere, se non custoditi gelosamente nel cuore e nella mente dei singoli individui. La galera è faticosa perché per sopravvivere e resistere ti devi adeguare ma tu, nonostante tutto, sei fortunato perché non sei solo e chi ti conosce ti descrive come un uomo perfettamente in grado di affrontare una situazione così assurda e dura. Non vedo l'ora che tu possa ritornare in Italia per riabbracciare i tuoi cari e i tuoi amici. E per provare una volta di più che è ancora possibile mobilitare le coscienze per sconfiggere le ingiustizie.

Massimo Carlotto

Caro Alberto, spero che questa mia lettera possa raggiungerti. E se anche non avessi modo di leggerla, vorrei quantomeno che, unita a tutte le altre, insieme a ogni parola spesa, ogni firma raccolta per te, raggiunga chi ha il compito, anzi il dovere, di adoperarsi per la tua liberazione. Nel frattempo vorrei che questi segni di vicinanza bucassero il tuo isolamento e anche il rischio che la tua prolungata “scomparsa” finisca per indebolire l'attenzione su di te e sull'urgenza di farti tornare a casa al più presto.

Caro Alberto, sono a casa e ti scrivo senza sapere come passi i tuoi giorni interminabili, ma so che hai scelto di partire e di fare le cose per gli altri: per quelli a cui riconosci la stessa dignità e gli stessi diritti, anche se sono le persone più esposte alle ingiustizie e diseguaglianze. Sei prezioso, Alberto, per quello che sei, per ciò hai deciso di fare nella tua vita. E anche perché sei uno di tanti e di tante che hanno intrapreso strade parallele o compiuto scelte simili, sia andando lontano, sia prestando il proprio impegno qui in Italia. Insieme alla libertà ti (a)spetta la mia, la nostra riconoscenza. Tanta.

A presto,

Helena Janeczek

Caro Alberto, c'è questa cosa strana: io e te non ci siamo mai visti, non ci conosciamo, eppure io so bene chi sei, cosa hai studiato, chi sono i tuoi amici e le tue amiche, di cosa sei esperto, come hai scelto di renderti utile e investire il tuo tempo e la tua vita. E pensa: come me, queste cose oggi le sanno tantissime altre persone. Questa è la prima informazione importante che vorrei ti raggiungesse, mentre sei temporaneamente lontano da noi: nessuno si è dimenticato di te, durante questi mesi. AI contrario, molte più persone di prima conoscono te e la tua storia, il tuo lavoro, le cose in cui credi e soprattutto come provi a metterle in atto. La seconda informazione importante è che puoi essere orgoglioso di queste persone e di questi legami, che dicono molto anche del tipo di persona che sei, La terza cosa — che forse è scontata, ma niente è scontato —è che tutte queste persone sperano di rivederti il prima possibile, quelle che ti sono care e anche quelie che non ti hanno mai conosciuto. Non vediamo l’ora che tu possa tornare a utilizzare il tuo tempo e ia tua vita nel modo in cui hai scelto di farlo. Accadrà. Nel frattempo, tieni duro. Ti aspettiamo.

Francesco Costa

“Caro Alberto, anche se mi sarebbe piaciuto passare del tempo con te, e vorrei tanto farlo presto, non ti conosco, ma accolgo l'invito di tua madre e di Alessandra Ballerini a scriverti un biglietto, perché so che sei un cooperante e che da mesi sei detenuto in una prigione venezuelana senza poter comunicare con i tuoi affetti né ricevere posta. Murare un uomo in carcere è appunto questo: murare con lui anche le parole che potrebbe scrivere, e quelle che potrebbe leggere. Murare le sue mani, le sue orecchie, i suoi occhi. Esiliare nel mutismo il sUO corpo, e quello dei suoi genitori, e dei suoi amici. Bandire la più umana delle pratiche, quella dei conforto, della solidarietà. Ma il verbo che hai scelto per la tua vita è un verbo bellissimo: cooperare perché il genere umano sia meno perduto, e oppresso. Perché la Terra sia un luogo meno infelice di quello che è. Non la potranno murare, questa parola, né cancellarla dai dizionari, ma soltanto se tutti coopereremo e sapremo difenderla come te. Se cooperare vuol dire rovesciare l'ordine omicida del mondo, allora scriveremo questo verbo sui muri delle carceri e su quelli dei parlamenti, nelle città e nelle periferie, la recapiteremo in ogni ufficio postale o indirizzo e-mail dove qualcuno possa ancora leggerla, e pronunciarla. Insieme alle parole Giustizia e Libertà e Diritto. Grazie, Alberto, per la tua testimonianza di dignità e di ragione. Ti aspettiamo”.

Fabio Stassi

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