Il documento delle Regioni è pronto da alcuni giorni. Adesso spetta al ministero della Salute dire la sua. Da anni si discute di riformare la figura del medico di famiglia, ci hanno provato tanti governi e quello attuale non fa eccezione. L’idea presentata dai presidenti è quella di lasciare la libertà alle singole amministrazioni locali di mantenere questi professionisti in convenzione, oppure di farli passare alle dipendenze, o di scegliere un sistema misto. Come detto, la proposta è stata fatta ma tutto tace. Non è escluso che, come successo in passato, alla fine non cambi niente, malgrado proclami, commissioni di esperti, discussioni. I sindacati dei professionisti, tra l’altro, sono tradizionalmente contrari a cambiare.
La bozza delle Regioni
La bozza, elaborata dopo un primo do…
Il documento delle Regioni è pronto da alcuni giorni. Adesso spetta al ministero della Salute dire la sua. Da anni si discute di riformare la figura del medico di famiglia, ci hanno provato tanti governi e quello attuale non fa eccezione. L’idea presentata dai presidenti è quella di lasciare la libertà alle singole amministrazioni locali di mantenere questi professionisti in convenzione, oppure di farli passare alle dipendenze, o di scegliere un sistema misto. Come detto, la proposta è stata fatta ma tutto tace. Non è escluso che, come successo in passato, alla fine non cambi niente, malgrado proclami, commissioni di esperti, discussioni. I sindacati dei professionisti, tra l’altro, sono tradizionalmente contrari a cambiare.
La bozza delle Regioni
La bozza, elaborata dopo un primo documento di tre Regioni, prevede una serie di punti. Si parte dalla legge 833 del 1978, quella che ha istituito il Servizio sanitario nazionale. Diceva che la medicina di base e la pediatria di libera scelta “è prestata dal personale dipendente o convenzionato del servizio sanitario nazionale”. Quindi il medico di fiducia si sceglie tra queste due figure. Nel documento vengono presentate le varie novità.
La formazione universitaria
Oggi la formazione è gestita dalle Regioni, se passerà la riforma dovrà essere invece universitaria, come per le altre specializzazioni mediche. Le Regioni programmeranno i posti delle borse delle quali c’è bisogno in base alla situazione degli organici.
Lo status
Come detto, saranno le Regioni a decidere, “a seconda delle esigenze e delle peculiarità territoriali”, se reclutare medici dipendenti oppure convenzionati. Questo è il cuore del provvedimento. Chi sceglie i dipendenti potrà inizialmente reclutare anche specialisti in discipline come medicina interna, se ancora non è attivato il corso di medicina generale.
La scelta dei medici
Chi esercita oggi la professione di medico di famiglia o pediatra è convenzionato. Dopo potrà scegliere di passare alle dipendenze “con percorsi agevolati in termini di riconoscimento dei titoli abilitativi”.
Vantaggi per i nuovi assunti
Per rendere più appetibile il ruolo di medici per le cure primarie, cioè di famiglia, si consentirà ai nuovi assunti o convenzionati la possibilità di accedere anche a scuole di specializzazione che potrebbero essere interessanti per chi si occupa di assistenza territoriale, come geriatria o cardiologia.
L’accreditamento
Per chi resta convenzionato si potrebbe prevedere la possibilità di diventare professionista accreditato, “approdando ad accordi del tipo privato-accreditato, rivolti preferibilmente non al singolo medico ma a gruppi di medici che operino prevalentemente nelle Case della Comunità”.
Chi non passa alle dipendenze
Per chi resta in convenzione potranno essere previsti obblighi per garantire l’attuazione di quanto già previsto dal contratto in termini, ad esempio, di debito orario e di prestazioni da garantire, di luoghi dove operare prevalentemente e di strumenti informatici da adottare, che siano sottratti alla contrattazione collettiva di livello nazionale e locale. Questo per garantire la presenza di professionisti nelle Case di Comunità, ambulatori previsti dal Pnrr che rischiano di rimanere senza medici.