Stop ai benefit per i coniugi di “unioni civili” nelle basi Nato italiane. Al momento il documento ufficiale è pubblicato solo su sito della Base Nato di Solbiate Olona (Varese), alla voce “Direttiva Nato Benefits” accessibile a tutti i dipendenti ma vale per tutti. E così i militari di tutte le forze armate, italiane – dalla Marina all’Esercito, dall’Aeronautica all’Arma dei carabinieri – e stranieri che lavorano nella basi Nato, se uniti civilmente, si vedranno privare dei benefici di cui continueranno a godere invece i colleghi sposati con matrimonio tradizionale. Che non si sia trattato di una scelta di spending review si evince dalla pubblicazione dell’avviso laddove i coniugi uniti civilmente vengono considerati semplici “partner”, mentre i benefici sono confermati per mariti e mogli di “famiglie tradizionali”.
Il passaggio incriminato
Sul modulo online che spiega come ottenere i benefit - ovvero tabacchi e alcolici con l’iva scontata, generi alimentari senza accise, 60 litri di carburante l’anno, possibilità di fare la spesa negli spacci Nato e nei supermercati esterni con sconti che variano al 10 al 20% - si legge: “È possibile dichiarare sia i familiari per cui si richiedono i benefici Nato che i familiari per i quali si richiede la sola partecipazione al programma MWA (eventi ricreativi e/o sportivi)”. E qui inizia la discriminazione con la specifica di cosa si intende per coniuge e cosa per partner e chi ha diritto a cosa.
Coniuge e partner
Secondo il documento “si intende per coniuge solo chi, unito in matrimonio, non separato o divorziato e domiciliato o residente presso la casa dello sponsor (per sponsor si intende appunto il militare in servizio presso la Nato, ndr)”. Poi arriva la definizione di partner. “È possibile inserire il partner inteso come convivente in una relazione stabile da almeno 6 mesi con lo sponsor e iscritto nel medesimo stato di famiglia (convivenze di fatto e unioni civili). Il partner potrà partecipare alle attività ricreative e sportive del programma MWA ma non acquistare i benefici Nato”. Qualche settimana fa la distinzione non c’era e neanche il modulo. Per ottenere il badge bisognava solo andare allo sportello Anagrafico del proprio comando e comunicare il nome del coniuge, che, se risultava dallo stato di famiglia, otteneva senza alcun problema il badge per ottenere i benefit.
La denuncia
“Siamo di fronte a una gravissima discriminazione", ha dichiarato l’avvocato Mariapaola Marro, a cui si sono rivolti per un parere associazioni e militari. Il legale si augura si sia trattato di un banale errore di traduzione della direttiva scritta in inglese da parte degli addetti ai lavori. “Diversamente – dice – ci troveremmo di fronte ad un gravissimo reato rientrante nella legge sulla discriminazione razziale. Ci si augura che l’amministrazione ponga presto rimedio all’impasse e che eviti ai numerosi militari e alle associazioni che si sono rivolti allo studio legale di dover intraprendere le azioni giudiziarie per la tutela dei propri diritti, alle quali, se necessario, non ci si sottrarrà. Non è possibile che arbitrariamente si decida di escludere le coppie di unioni civili da benefit di cui continuano a usufruire mariti e mogli di famiglie tradizionali”.