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Zan: “Saremo in tanti per dare una spallata al premier dei divieti”

Alessandro Zan 

 

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“Ci sarò perché è in gioco la democrazia. Ursula tradisce il suo mandato per fare favori a Meloni e alle destre”
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Budapest – Alessandro Zan ci sarà al Pride di Budapest: un «dovere morale» dopo la messa al bando della manifestazione scolpito nella pietra da Orbán. Ma l’europarlamentare del Pd spara alzo zero contro Ursula von der Leyen, accusata di aver taciuto sull’ultima torsione autocratica del premier ungherese. «Sta voltando le spalle ai diritti e alla maggioranza che la sostiene in Parlamento, solo per fare un favore a Meloni e ai sovranisti».

Zan, perché va a Budapest?

«Primo perché la comunità Lgbtqi+ ungherese è criminalizzata e perseguitata dal regime di Orbán. Ma questo Pride assume un significato simbolico che va oltre. Vietare un Pride significa impedire la libertà di manifestare. E se non c’è più la libertà di manifestare, non c’è più democrazia».

Siamo in una fase generale di recessione dei diritti?

«Certo, è la strategia della destra. Vale per Orbán, Meloni, Trump o Bolsonaro. Togliere i diritti significa spingere le persone verso una lotta alla sopravvivenza. Così non hai più…

Budapest – Alessandro Zan ci sarà al Pride di Budapest: un «dovere morale» dopo la messa al bando della manifestazione scolpito nella pietra da Orbán. Ma l’europarlamentare del Pd spara alzo zero contro Ursula von der Leyen, accusata di aver taciuto sull’ultima torsione autocratica del premier ungherese. «Sta voltando le spalle ai diritti e alla maggioranza che la sostiene in Parlamento, solo per fare un favore a Meloni e ai sovranisti».

Zan, perché va a Budapest?

«Primo perché la comunità Lgbtqi+ ungherese è criminalizzata e perseguitata dal regime di Orbán. Ma questo Pride assume un significato simbolico che va oltre. Vietare un Pride significa impedire la libertà di manifestare. E se non c’è più la libertà di manifestare, non c’è più democrazia».

Siamo in una fase generale di recessione dei diritti?

«Certo, è la strategia della destra. Vale per Orbán, Meloni, Trump o Bolsonaro. Togliere i diritti significa spingere le persone verso una lotta alla sopravvivenza. Così non hai più tempo per la comunità, non hai più le energie per protestare. È un modo per indebolire la democrazia».

In Italia c’è una strisciante repressione dei diritti e una continua delegittimazione degli avversari.

«Assolutamente sì. Due rapporti, tra cui uno di Amnesty international, hanno parlato di recente proprio di “recessione democratica”. Siamo in un quadro preoccupante. Se attaccano le libertà, si tenta di delegittimare la magistratura, si intentano querele temerarie verso giornalisti, intellettuali e scrittori, si attaccano i diritti civili nel nome di una fantomatica sicurezza».

In Europa tira una brutta aria. Nel 2021, quando Orbán aveva firmato la prima legge che bandiva dalle scuole e dai media qualsiasi riferimento alle persone Lgbtqi+, Ursula von der Leyen tuonò contro un attentato alla libertà. Ora che Orbán ha iscritto nella costituzione addirittura il divieto a manifestare per il Pride, ha taciuto. Solo ieri ha lanciato un piccolo video di solidarietà.

«Troppo poco e troppo tardi. Von der Leyen sta zitta perché la maggioranza dei governi europei sono di destra. E dimentica troppo spesso che la maggioranza che l’ha votata al Parlamento europeo è di centro-sinistra. Lei sta tradendo quel mandato: è sempre più asservita ai sovranisti. Si limita a fare il notaio di quello che vogliono gli Stati membri».

Come il voto recente sulla legge anti greenwashing, affossata da lei insieme alle destre.

«Von der Leyen è asservita ai desiderata, ad esempio, di Giorgia Meloni, che non l’ha neanche votata. E sta plasmando la normativa europea per giustificare la porcheria dei centri in Albania. E se fa così per i centri in Albania, allora perché non giustificare l’abuso che sta compiendo Orbán col Pride? Von der Leyen non solo è pavida. Ma si muove fuori dalle regole europee».

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