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Il fotografo degli orsi: “Appostamenti di ore vestito da cespuglio per catturare lo scatto perfetto”

 

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Pietro Santucci, guida di montagna, da 15 anni si apposta tra le vette del Parco nazionale d’Abruzzo. “Servono lunghe attese e molta pazienza per raccontare la vita e i segreti degli animali selvatici”
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In certe sere di giugno il cielo sui monti d’Abruzzo sembra appena lavato. La valle non si vede quasi più, ma si intuisce ancora il profilo delle vette. Poi, dietro la curva, il sentiero si fa scuro. Ora è buio e silenzio, rotto solo dal rumore di un ramo spezzato. Una figura buca l’oscurità: un orso.

Al centro di questa scena c’è Pietro Santucci, fotografo naturalista e guida di montagna. Da quindici anni passa le sue giornate tra le cime del Parco nazionale d’Abruzzo, si apposta tra gli alberi camuffato da cespuglio. Dopo ore di appostamenti, cattura con l’obiettivo epici combattimenti tra cervi in amore, giochi tra cuccioli di lupo, e, soprattutto, la vita dell’orso bruno marsicano. E i suoi profili social sono seguiti da decine di migliaia di follower.

Pietro Santucci, partiamo da quella sera di giugno.

«Rientravo da una giornata di appostamenti. Tornando a valle mi sono quasi scontrato con un orso. È spuntato se…

In certe sere di giugno il cielo sui monti d’Abruzzo sembra appena lavato. La valle non si vede quasi più, ma si intuisce ancora il profilo delle vette. Poi, dietro la curva, il sentiero si fa scuro. Ora è buio e silenzio, rotto solo dal rumore di un ramo spezzato. Una figura buca l’oscurità: un orso.

Al centro di questa scena c’è Pietro Santucci, fotografo naturalista e guida di montagna. Da quindici anni passa le sue giornate tra le cime del Parco nazionale d’Abruzzo, si apposta tra gli alberi camuffato da cespuglio. Dopo ore di appostamenti, cattura con l’obiettivo epici combattimenti tra cervi in amore, giochi tra cuccioli di lupo, e, soprattutto, la vita dell’orso bruno marsicano. E i suoi profili social sono seguiti da decine di migliaia di follower.

Pietro Santucci, partiamo da quella sera di giugno.

«Rientravo da una giornata di appostamenti. Tornando a valle mi sono quasi scontrato con un orso. È spuntato senza preavviso, dietro una curva del sentiero. Mi ha guardato, sono stati attimi infiniti. Poi è sparito nel bosco».

Ma gli incontri con l’orso sono quasi la quotidianità, per lei.

«Sì, ma bisogna conoscere i luoghi e munirsi di pazienza. Per fotografare gli orsi, ma anche i lupi, servono lunghi appostamenti. Capita di dover stare molte ore immobili e in silenzio, anche con il caldo o con il gelo».

Quante giornate passa in montagna?

«Circa 230 giorni all’anno. Accompagno anche escursionisti e altri fotografi naturalisti che vogliono osservare l’orso, al massimo quattro persone in tutto. Seguo delle regole molto rigide».

Quali sono?

«Per prima cosa non bisogna seguire l’orso. Avvicinarsi troppo può diventare pericoloso. E poi non ci si deve addentrare in posti vietati, come le riserve integrali. Serve rispetto. Per gli animali e per il territorio».

In che modo gli orsi possono diventare pericolosi?

«L’orso non è un animale aggressivo. E non ci considera una preda. Ma se vede le vie di fuga bloccate, può diventare pericoloso, perché si sente minacciato».

Dunque, mantenersi a distanza.

«Sì. E non alterare l’ambiente. Sono animali stanziali, sanno riconoscere quando il territorio è cambiato. Quindi, durante gli appostamenti, non bisogna mai alzarsi in piedi. Per loro la nostra sagoma è qualcosa che non dovrebbe esserci, è come vedere un cespuglio in più. Potrebbero allontanarsi e lasciare quella zona. Dunque bisogna rimanere a terra e confondersi con il bosco. Per questo si usano abiti con fogliame e reti per coprirsi».

Come fa a capire dove appostarsi?

«Gli orsi sono animali abitudinari, e ormai, dopo 15 anni che faccio questo lavoro, so quali sono i luoghi che preferiscono. Ma ovviamente non posso svelarli. Inoltre sono nato e cresciuto tra questi monti, potrei percorrere i sentieri a occhi chiusi. Abito in un borgo di 300 anime, Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila».

Con lei può venire chiunque a fotografare gli orsi?

«In realtà faccio una selezione. Non tutti sono adatti a questa esperienza. C’è chi, se vede un orso, si avvicina o gli corre dietro, magari per farsi un selfie».

A proposito, cosa fare in caso di un incontro fortuito su un sentiero?

«Bisogna fermarsi, tenersi a distanza. E indietreggiare lentamente. In caso di aggressione — ma qui non ne abbiamo mai viste — bisogna rimanere immobili, fingersi morti. Certo, ci vuole sangue freddo».

Qualche giorno fa ha fotografato un orso che preda un cerbiatto…

«Sì, è stata una scena incredibile, mai vista. È rarissimo che un orso catturi un animale vivo per mangiarlo. Stavolta ha trovato per caso un cucciolo di pochi giorni nascosto tra l’erba. E l’ha preso al volo. Ma di solito sono opportunisti, gli orsi. Si nutrono di carne animale solo se trovano qualche carcassa. E poi amano gli insetti. Ma la loro dieta è prevalentemente vegetale: frutta, bacche, erbe».

Quanti sono gli orsi marsicani del Parco nazionale d’Abruzzo?

«Secondo gli ultimi dati tra i 50 e i 70 esemplari. Ma tra un anno sarà terminato il nuovo censimento. I cervi invece sono oltre duemila. E i lupi più di 150».

Qual è il rapporto delle guide con il Parco?

«Siamo di supporto, collaboriamo. Per esempio segnaliamo gli animali feriti. Qui abitano volpi, caprioli, camosci, gufi reali. Il bosco nasconde meraviglie».

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