Quell’intesa tra Prevost e Bergoglio siglata nel 2013
di Iacopo ScaramuzziUn lontano dissidio a Buenos Aires. Una battaglia comune in Vaticano. E poi una frequentazione che si infittisce, pranzi a tu per tu, mattinate intere a parlare dei problemi della Chiesa. C’è tutto questo dietro l’intesa tra Jorge Mario Bergoglio e Robert Francis Prevost. A ricostruire il rapporto tra il Papa morto lo scorso aprile e il Papa eletto a maggio è il giornalista statunitense Christopher White che, in un libro appena uscito Oltreatlantico, rivela anche che secondo il futuro Leone XIV le resistenze a Francesco avevano non già una natura teologica ma originavano principalmente dalle critiche del Pontefice argentino agli eccessi del capitalismo.
Quell’incontro burrascoso
E’ noto, perché è circolato molto online nei giorni successivi al Conclave, specie sui blog conservatori, che tra l’allora superiore degli agostiniani e l’allora arcivescovo di Buenos Aires c’era stato un disaccordo. A raccontarlo era stato lo stesso Prevost, che, nel 2023, al momento cioè di lasciare Chiclayo…
Un lontano dissidio a Buenos Aires. Una battaglia comune in Vaticano. E poi una frequentazione che si infittisce, pranzi a tu per tu, mattinate intere a parlare dei problemi della Chiesa. C’è tutto questo dietro l’intesa tra Jorge Mario Bergoglio e Robert Francis Prevost. A ricostruire il rapporto tra il Papa morto lo scorso aprile e il Papa eletto a maggio è il giornalista statunitense Christopher White che, in un libro appena uscito Oltreatlantico, rivela anche che secondo il futuro Leone XIV le resistenze a Francesco avevano non già una natura teologica ma originavano principalmente dalle critiche del Pontefice argentino agli eccessi del capitalismo.
Quell’incontro burrascoso
E’ noto, perché è circolato molto online nei giorni successivi al Conclave, specie sui blog conservatori, che tra l’allora superiore degli agostiniani e l’allora arcivescovo di Buenos Aires c’era stato un disaccordo. A raccontarlo era stato lo stesso Prevost, che, nel 2023, al momento cioè di lasciare Chiclayo per Roma, dove Francesco lo aveva nominato alla guida del potente dicastero per i Vescovi, rivelò con una punta di humor (non colta da tutti) un aneddoto agli altri vescovi peruviani: “Lo avevo incontrato varie volte, e quando fu eletto, dissi ad alcuni miei confratelli: non diventerò mai vescovo, grazie a Dio! Non vi dirò la ragione – disse Prevost – ma diciamo che non tutti gli incontri con il cardinale Bergoglio erano di accordo reciproco”. Non è mai stato chiarito quale fosse il motivo del dissidio, ma, a quanto trapelato da più fonti, si sarebbe trattato di una divergenza di vedute su di una parrocchia agostiniana di Buenos Aires, che l’allora arcivescovo avrebbe voluto destinare ad un compito pastorale per la diocesi rifiutato dall’allora priore degli agostiniani.
Difesa in Vaticano
Ora Christopher White, fino al mese scorso corrispondente a Roma del National Catholic Reporter, prestigiosa testata del cattolicesimo progressista statunitense, ricostruisce nel libro Pope Leo XIV. Inside the Conclave and the Dawn of a new Papacy (Dentro il Conclave e l’alba di un nuovo pontificato), editore Loyola Press, che “poco dopo l’elezione di Francesco, Prevost invitò il nuovo Pontefice a celebrare la messa di apertura dell’incontro triennale degli agostiniani noto come capitolo”, a fine agosto del 2013: “D’impulso, Prevost scrisse una lettera al nuovo Papa e, a sua sorpresa, Francesco accettò l’invito. Bergoglio celebrò messa nella basilica di Sant’Agostino, dietro piazza Navona, il 28 agosto 2013 e “dopo la liturgia, Francesco e il priore uscente degli agostiniani trascorsero un po’ di tempo a parlare da soli. Prevost ricorderà che ‘non solo si ricordava di me, ma era come se ricordasse anche le note a pie’ di pagina!’. Anziché concentrarsi sui loro disaccordi – prosegue il racconto di White – Bergoglio ricordò un frangente nel quale Prevost era intervenuto in sua difesa durante una discussione interna ad un ufficio vaticano. ‘Non dimenticherò mai quello che ha fatto’, disse il Papa a Prevost. Sembra che avesse lasciato un’impressione duratura. Come premio, Prevost venne rinviato in Perù”. Nel libro non viene precisato quale fosse quella “discussione interna ad un ufficio”, quel che è chiaro è che Prevost difese Bergoglio in Vaticano prima del Conclave del 2013, e divenuto Papa Bergoglio nel 2014 nominò Prevost amministratore apostolico di Chiclayo, elevandolo poco dopo a vescovo, e l’agostiniano, che in Perù aveva lasciato il cuore, poté tornare nel suo paese d’adozione. Ma era solo l’inizio.
I pranzi a Santa Marta
Nel 2019, ricorda White, Francesco nominò Prevost come membro del dicastero vaticano per il Clero, un anno dopo membro del dicastero dei Vescovi. “Dalla sua casa in Perù, trascorse notti insonni a leggere spessi dossier sui candidati presi in considerazione per essere nominati vescovi. Durante le sue visite regolari a Roma – rivela il giornalista statunitense – veniva spesso invitato a pranzare con Francesco. I due uomini mangiavano nella piccola suite del Papa, numero 201, nella residenza vaticana dove Francesco viveva (Casa Santa Marta, ndr.), e lo spagnolo forniva loro un terreno comune. Durante una di queste visite, Francesco disse a Prevost che stava prendendo in considerazione il progetto di nominarlo come nuovo prefetto del dicastero dei Vescovi dopo il pensionamento del cardinale Marc Ouellet che sarebbe arrivato in tempi brevi. Mentre alcuni vescovi troverebbero attraente l’idea di una nomina potenziale (chi guida quel dicastero acquista un’enorme influenza nella Chiesa globale), Prevost non era esattamente entusiasta della prospettiva di allontanarsi dalla sua gente: ‘Lei sa che in Perù sono felice’, disse al Papa”. A gennaio del 2023 Bergoglio nominò Prevost prefetto dei Vescovi: “Non voleva qualcuno della Curia romana per quel ruolo”, racconta Prevost a quanto riportato da White: “Voleva un missionario. Voleva qualcuno da fuori. Voleva qualcuno che portasse una prospettiva diversa e lo assistesse”.
Vescovi e non solo
Il rapporto tra i due non fa che consolidarsi. Prevost trascorreva ogni sabato mattina con papa Francesco. “E durante questi incontri che i due passavano al setaccio la lista delle nomine episcopali pendenti. Per ogni sede vacante, Prevost presentava al Papa una lista dei tre candidati migliori individuati dai membri del dicastero vaticano. Spettava a Francesco decidere. Il processo poteva essere lungo e anche noioso; spesso – racconta Christopher White – i due si ritrovavano a trascorrere quasi altrettanto tempo a parlare dei grandi temi che doveva affrontare la Chiesa e dei vescovi di cui avevano bisogno singole diocesi”.
Disfida sulla sveglia
Il giornalista statunitense racconta anche di una sorta di sfida scherzosa che Prevost lanciò a Bergoglio: Francesco notoriamente era molto mattiniero, così come lo è Leone XIV. “Ogni settimana, Prevost arrivò un po’ prima rispetto alla settimana precedente, sperando di battere Francesco. Non ci riuscì mai”.
Capitalismo e nemici
Il libro Pope Leo XIV è il frutto, tra l’altro, di una serie di incontri e colloqui che Christopher White, giornalista di razza, ha avuto con Prevost nel corso dei sui due anni romani, dal 2023 al 2025. Il primo avviene a luglio del 2023. A un certo punto, in una sorta di inversione dei ruoli, il cardinale da poco arrivato a Roma domanda al giornalista veterano: “Cos’è che alimenta così tanta resistenza a papa Francesco negli Stati Uniti?”. Domanda che poi White rivolge allo stesso Prevost, il quale, scrive il giornalista, “ha detto che a lui sembrava chiaro che il primo Papa latino-americano della storia aveva fatto sentire molti cattolici americani a disagio con le sue critiche nei confronti del capitalismo sfrenato. In fondo, la resistenza non era di natura teologica, ma economica”.
Una rapida ascesa
La stella di Prevost continua silenziosamente a salire. Sebbene discreto e poco noto ad alcuni (il giornalista racconta di aver presentato il cardinale ad un vescovo statunitense che non lo conosceva), Francesco lo fa crescere. Tre mesi dopo averlo portato a Roma, Bergoglio lo eleva alla dignità cardinalizia. Non solo, nota White, ma “quando fu annunciato la nuova lista di cardinali, il nome di Prevost era il primo, il che significa che avrebbe avuto il posto d’onore durante la cerimonia vaticana per i nuovi cardinali e sarebbe stato quello che si rivolgeva al Papa a nome dei suoi confratelli”, come infatti avvenne al Concistoro del 2023 in San Pietro. Secondo White, “Francesco sembrava fare tutto il possibile per garantire che Prevost diventasse una risorsa conosciuta tra i cardinali”.
Quella mossa a febbraio
Fino all’ultimo, quando “a febbraio del 2025 papa Francesco stava iniziando ad avere problemi respiratori”, quelli che lo hanno poi di fatto portato alla morte. “Con un annuncio non molto notato il bollettino quotidiano del Vaticano rese noto che il Papa aveva elevato Prevost all’ordine esclusivo dei cardinali vescovi. E’ il più piccolo e il più esclusivo gruppo all’interno del collegio cardinalizio. In meno di due anni, Francesco aveva piazzato Prevost in questa agognata posizione”. Da lì, il cardinale ha spiccato il volo diventando, poche settimane dopo, papa Leone XIV.