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Chaouqui: “Su di me solo bugie: mi denigrano agli occhi del Papa”

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Intervista alla lobbista vaticana
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Francesca Chaouqui, è stata lei a orientare le dichiarazioni di monsignor Perlasca?

«Assolutamente no. Non esiste, infatti, alcun messaggio in cui io ho mai indicato cosa dire o come porsi a monsignor Perlasca. La signora Ciferri si rivolse a Maria Giovanna Maglie per denunciare un presunto tentativo di avvelenamento di monsignor Perlasca alla Domus Santae Martae. Maria Giovanna mi mise in contatto con lei. Successivamente sono solo emersi i fatti di cui Perlasca era a conoscenza, avendo lavorato per molti anni con monsignor Becciu. Perlasca decise di incidere 11 audio in cui riportava fedelmente i fatti da lui vissuti e io ho ne ho portato a conoscenza il Papa».

Perché organizzò la cena al ristorante Scarpone in cui Perlasca registrò Becciu?

«Non ho mai organizzato quella cena. Perlasca ha invitato il cardinale perché potesse dare una sua versione dei fatti dopo quello che era emerso. Da quanto ne so il Papa cercava un pentimento, un riconoscimento dei propri errori da parte di Be…

Francesca Chaouqui, è stata lei a orientare le dichiarazioni di monsignor Perlasca?

«Assolutamente no. Non esiste, infatti, alcun messaggio in cui io ho mai indicato cosa dire o come porsi a monsignor Perlasca. La signora Ciferri si rivolse a Maria Giovanna Maglie per denunciare un presunto tentativo di avvelenamento di monsignor Perlasca alla Domus Santae Martae. Maria Giovanna mi mise in contatto con lei. Successivamente sono solo emersi i fatti di cui Perlasca era a conoscenza, avendo lavorato per molti anni con monsignor Becciu. Perlasca decise di incidere 11 audio in cui riportava fedelmente i fatti da lui vissuti e io ho ne ho portato a conoscenza il Papa».

Perché organizzò la cena al ristorante Scarpone in cui Perlasca registrò Becciu?

«Non ho mai organizzato quella cena. Perlasca ha invitato il cardinale perché potesse dare una sua versione dei fatti dopo quello che era emerso. Da quanto ne so il Papa cercava un pentimento, un riconoscimento dei propri errori da parte di Becciu e, invece, in quella occasione il cardinale si limitò a dire a Perlasca che la situazione era sotto controllo. Venti giorni dopo gli fu tolta la berretta cardinalizia».

Che rapporto ha con la signora Ciferri? E perché le chiese 15mila euro in gioielli?

«La Ciferri, che ora forse cerca di dare l’idea della sprovveduta e raggirata, è una donna molto scaltra e forte, un’ex agente dei servizi segreti da cui è stata, per suo racconto, mandata via con ignominia. È stata lei a raccontare a Perlasca che io fossi un anziano magistrato, cosa che non ho mai rappresentato a nessuno, nè mai avallato. La signora Ciferri ha sempre conosciuto esattamente la mia identità e mi ha sempre ringraziato anche per la vicinanza umana che le ho mostrato. Poi ha cambiato rotta all’improvviso, pativa il mio rapporto con il Papa e cercava chi potesse smentirlo. Senza motivo alcuno. Pretendeva che le assicurassi un posto in servizio per Perlasca e chiaramente io non potevo fare questo. Ho appreso dalla stampa questa follia dei soldi, nelle conversazioni ci sono infinite conversazioni nelle quali era persino sorpresa che io non nutrissi e non perseguissi nessun interesse personale. È inaccettabile la falsità di avermi dato dei soldi, non è mai accaduto e mai mi è stato chiesto. L'unico dono che ho ricevuto a Natale è stato un panettone con uno spumante per il quale ho ringraziato con uno simile. Provo tenerezza per la Ciferri che non più tardi di due mesi fa mi ha chiesto di perdonarla, ma è talmente grave ed infamante ciò che ha fatto che ho già dato mandato al mio avvocato Giuseppe Staiano di tutelarmi da questa infamia in tutte le sedi giudiziarie più opportune. La Ciferri risponderà delle cose false che afferma sul mio conto. Inoltre, vale la pena ricordare che non ho mai visto la Ciferri di persona. Mai».

Perché ha scritto alla Ciferri che “lo scopo non è proteggere me ma evitare che Becciu sia assolto in appello”?

«La mia moralità fa fatica ad accettare che un condannato possa essere assolto per una questione artatamente montata e destituita di ogni fondamento di inquinamento di prove. Inoltre, come tante persone faccio fatica a comprendere come un uomo di Chiesa abbia potuto avere certe condotte e certe interlocuzioni. Se la Chiesa perde credibilità forse è anche per certi comportamenti che ripeto sono stati accertati dal Tribunale Vaticano. Trovo anche curioso il tentativo di utilizzarmi per sottrarsi alle proprie responsabilità, senza però fornire ancora spiegazioni solide sui bonifici a Cecilia Marogna o sui milioni di euro persi in un affare immobiliare. Ancora non abbiamo sentito nemmeno spiegazioni su come sono avvenuti i processi di selezione di tutta una serie di persone che hanno fatto perdere molti soldi alla Chiesa, soldi che sarebbero stati destinati a persone bisognose. Temo che tutto ciò che sta accadendo sia un tentativo di manipolare la percezione della realtà anche del Santo padre Leone. Io sono molto serena perché ogni mia azione è stata ispirata alla più alta moralità e liceità».

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