«Se può essere utile, chieda un segno una rassicurazione tangibile che se parlerà verrà protetto e io gliela farò avere. Si rassicuri che mai nessuno saprà del mio coinvolgimento in questa storia. Continui a parlare di un ex magistrato». C’è un messaggio, allegato alla denuncia del cardinale Angelo Becciu alla procura di Roma, che spiega meglio di ogni altro, cosa sarebbe accaduto nell’estate del 2020, quando monsignor Alberto Perlasca, all’epoca responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, prima difende il cardinale Becciu e poi diventa il suo accusatore. Secondo il prelato sardo, dietro ci sarebbe la mano di Francesca Chaouqui, l’influente lobbista nelle stanze vaticane, che si sarebbe infatti finta «un anziano magistrato» per convincere Perlasca ad accusare Becciu. E lo avrebbe fatto, promettendogli l’impunità, attraverso Genoveffa Ciferri, un passato nei Servizi, grande amica di Perlasca. Per questo Becciu — come ha raccontato ieri Repubblica — ha denunciato…
«Se può essere utile, chieda un segno una rassicurazione tangibile che se parlerà verrà protetto e io gliela farò avere. Si rassicuri che mai nessuno saprà del mio coinvolgimento in questa storia. Continui a parlare di un ex magistrato». C’è un messaggio, allegato alla denuncia del cardinale Angelo Becciu alla procura di Roma, che spiega meglio di ogni altro, cosa sarebbe accaduto nell’estate del 2020, quando monsignor Alberto Perlasca, all’epoca responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, prima difende il cardinale Becciu e poi diventa il suo accusatore. Secondo il prelato sardo, dietro ci sarebbe la mano di Francesca Chaouqui, l’influente lobbista nelle stanze vaticane, che si sarebbe infatti finta «un anziano magistrato» per convincere Perlasca ad accusare Becciu. E lo avrebbe fatto, promettendogli l’impunità, attraverso Genoveffa Ciferri, un passato nei Servizi, grande amica di Perlasca. Per questo Becciu — come ha raccontato ieri Repubblica — ha denunciato Chaouqui alla procura di Roma per truffa ed estorsione insieme con alcuni degli altri condannati in primo grado (al cardinale è stata inflitta una pena a cinque anni per peculato, si è in attesa dell’appello) nella vicenda dell’acquisto del palazzo di Londra: a firmare la denuncia, ci sono anche Enrico Crasso, l’uomo che per 27 anni ha gestito le finanze della Segreteria di stato vaticana, il funzionario della Santa Sede Fabrizio Tirabassi e (in un esposto gemello parallelo) il finanziere Raffaele Mincione. Nell’esposto — nato da un lungo lavoro degli avvocati Fabio Viglione, Maria Concetta Marzo, Giandomenico Caiazza, Cataldo Intrieri, Massimo Bassi e Luigi Panella, parallelo alla difesa nel processo vaticano del cardinale e degli altri imputati — si ricostruisce la storia sulla base di 325 pagine di messaggi — depositate dalla difesa di Mincione davanti a un processo alle Nazioni Unite.
Tra i punti trattati proprio le pressioni a Perlasca. «Bisogna renderlo agguerrito, desideroso di salvarsi» scriveva Chaouqui a Ciferri ad agosto, poco prima che Perlasca si presentasse davanti alle autorità vaticane per accusare Becciu. Ciferri era convinta: «Grazie Francesca, il modo che abbiamo per fargli confessare tutto è rassicurarlo e al tempo stesso caricarlo contro Becciu…». E ancora: «Guarda, noi donne abbiamo intuito, quando sono andata da Becciu ho capito fino in fondo chi avevo davanti… (Perlasca, ndr) deve capire che lo deve buttare a mare se vuole salvarsi…». Sempre Ciferri era sorpresa dalle quantità di informazioni che Chaouqui aveva. «Fantastico come tu faccia a sapere tutte queste indiscrezioni! Comunque non mi permetterò mai di chiederti come fai e con chi hai rapporti. Mi basta aver notato che sono veritiere al cento per cento». In realtà non tutte sono veritiere. Visto che la Ciferri avrebbe dovuto dire a Perlasca una bugia, imbeccata dal “falso magistrato” Chaouqui: «Sappia che Becciu si è fatto scudo di lui e ha accusato lei, ed è una delle sue deposizioni ad aver determinato il blocco dei conti». Una falsità. Che però doveva servire a caricare Perlasca.
Nell’esposto si fa poi riferimento a un altro elemento. Una dazione di denaro, di 15mila euro, che Ciferri avrebbe fatto a Chaouqui, «quale ricompensa per l’attività, vero o presunta» si legge nell’esposto, «in favore di monsignor Perlasca». La dazione sarebbe avvenuta sul territorio italiano, per mano di un sindaco di un paese limitrofo al comune di Greccio, ove risiede la signora Ciferri» scrivono i legali. Sul punto è aperto un fascicolo in Vaticano.