Una colonna di fuoco che si alza verso il cielo, poi si allarga, arrossa l’orizzonte come un tramonto sbagliato. Ed è tossica, puzza, si accompagna a un boato assordante. «Sembrava una bomba, anzi no una guerra proprio», dice ore dopo chi conta i danni, fra serrande accartocciate e finestre esplose. «Poteva essere una strage», mormorano poi, guardando i cortili che si allargano fra le palazzine tutte uguali dove sono piovuti pezzi di tapparelle, schegge di vetro, lamiere incandescenti, quasi stupiti si scoprono salvi — qualche graffio, bernoccoli, tanto spavento — e preoccupati chiedono: «Ma vittime?».
A fine giornata, si contano 43 feriti, tutti dimessi nel corso della giornata, esclusi due, il trasportatore Mauro Bagaglini e il responsabile sicurezza Claudio Ercoli, che lottano per la vita. «Pensavamo che il problema fosse lo sfasciacarrozze qui vicino — spiega Luigi, uno dei residenti — stavamo organizzando anche una raccolta firme. E invece».
Invece a far letteralmente tremare l’area di via dei Gordiani è stato un distributore di gas gpl, saltato in aria improvvisamente mentre il quartiere si svegliava. C’era un rifornimento da fare, un’operazione di routine, eppure qualcosa è andato storto, c’è stata una fuga di gas, sostanza per natura instabile. Ed ecco che parte un incendio, si accendono diversi focolai, arriva la prima esplosione. Sono momenti concitati: ci sono roghi da spegnere, feriti da soccorrere — il maggiore dei carabinieri Gregorio Assanti ne salva uno, completamente ustionato, riverso accanto alla sua auto in fiamme — mentre anche le ambulanze prendono fuoco.
«Ovviamente c’era rumore, il nostro caposquadra — racconta il comandante dei vigili del fuoco Adriano De Acutis — ha sentito un sibilo molto forte». Decenni con la giubba addosso sono serviti a capire al volo che il peggio dovesse ancora arrivare, con la cisterna pronta a esplodere come una bomba e tanta, troppa gente sulla scena. «Via tutti, via tutti», ha urlato. Poco dopo, ecco la seconda esplosione, impressionante, che ha arrossato il cielo, provocato un’onda d’urto che ha scaraventato a terra i soccorritori sul posto e i residenti nei palazzi intorno, mentre lamiere e rottami incandescenti si schiantavano al suolo.
Uno è piombato su un’auto dei vigili urbani, un altro — enorme — è precipitato in un’aiuola giusto alle spalle delle squadre che stavano intervenendo. «Se fosse successo mezz’ora dopo, ci sarebbero stati 120 bambini al centro estivo e sarebbe stata una catastrofe», dice Fabio Balzani, il presidente della polisportiva. Invece erano solo cinque ad aver varcato il cancello della struttura, che sta a scarsi trenta passi dal distributore. Grazie alla prontezza dei riflessi di una delle educatrici e dei vigili urbani che subito sono intervenuti, i bimbi sono stati portati via appena è scattato l’allarme per la fuga di gas. «Se mia figlia maggiore non avesse insistito per sistemarsi i capelli, lei, mia moglie, la piccola di un anno sarebbero state lì», dice, ancora terrorizzato, papà Livio. «Se avessi rispettato la mia routine, sarei stato da quelle parti con il cane», spiega un ragazzo, felice per la sveglia ignorata. «Mi ha buttato giù dal letto la prima esplosione».
È la liturgia dei se che si sgrana ore dopo fra soccorritori, residenti, parenti accorsi in tutta fretta da Roma e provincia temendo una strage. «Avrebbe potuto esserlo», spiega con cognizione un vigile del fuoco, stremato dopo ore di battaglia. «Da piccola ho avuto un linfoma. Tutto quello che è venuto dopo: i miei 74 anni, un marito, i figli è stato un regalo. Al conto aggiungo anche questo», dice Annamaria, a cui l’esplosione ha quasi distrutto l’appartamento. Porte sganciate dai cardini, finestre esplose, lampadari a terra: «non importa, poteva andare peggio», dice. Aspetta paziente che i vigili del fuoco terminino le verifiche strutturali, mettano in sicurezza balconi e verande dove resistono mozziconi di finestre e persiane, mentre la Croce rossa assiste chi ne ha bisogno e arrivano acqua, mascherine, pasti. Marco, trent’anni, guarda, ancora sorpreso, un pezzo di lamiera cascato giusto dietro la sua auto: «siamo in ferie, altrimenti mio marito a quell’ora sarebbe uscito di casa per andare al lavoro. Mia cognata, che abita nella palazzina di fronte, invece fortunatamente era uscita. Tutte le finestre sono polverizzate». Ai danni si penserà dopo. Fra i cortili dove per ore il fumo gratta la gola, la paura lascia spazio a sollievo e stupore. «Stiamo bene, siamo vivi».