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Quei 4500 impianti gpl nelle città. “Pericolosi, regole da rivalutare”

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Concessioni datate e ora i depositi troppo vicini a case e scuole. L’ingegnera del Cnr: “Ripensare la sicurezza dopo quello che è successo”. Legambiente: “ Periferie sempre più urbanizzate a rischio”
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Il giorno dopo le macerie in via dei Gordiani, la pensilina del distributore volata a 500 metri di distanza, i pezzi di lamiera sparsi ovunque, le finestre dei palazzi adiacenti implosi, i controsoffitti di negozi e uffici crollati, i livelli di diossina nell’aria, impongono prepotentemente un interrogativo: ma se l’impianto saltato in aria era regolarmente autorizzato, se la distanza da strade ed edifici era rispettata, come è possibile che l’effetto dell’esplosione sia stato così devastante, abbia provocato così tanti feriti e solo per miracolo non abbia fatto una strage?

L’ingegnera del Cnr: “ Un problema di sicurezza c’è”

Valeria Di Sarli, ingegnera dell’Istituto di Scienze e Tecnologie per l’Energia e la Mobilità Sostenibili del Cnr,risponde così: «Quanto accaduto a Roma è, con ogni probabilità, il risultato di un errore umano. Eventi di questo tipo sono rari: le norme ci sono, così come i protocolli di sicurezza. Tuttavia, senza voler creare allarmismi, è evidente che esiste u…

Il giorno dopo le macerie in via dei Gordiani, la pensilina del distributore volata a 500 metri di distanza, i pezzi di lamiera sparsi ovunque, le finestre dei palazzi adiacenti implosi, i controsoffitti di negozi e uffici crollati, i livelli di diossina nell’aria, impongono prepotentemente un interrogativo: ma se l’impianto saltato in aria era regolarmente autorizzato, se la distanza da strade ed edifici era rispettata, come è possibile che l’effetto dell’esplosione sia stato così devastante, abbia provocato così tanti feriti e solo per miracolo non abbia fatto una strage?

L’ingegnera del Cnr: “ Un problema di sicurezza c’è”

Valeria Di Sarli, ingegnera dell’Istituto di Scienze e Tecnologie per l’Energia e la Mobilità Sostenibili del Cnr,risponde così: «Quanto accaduto a Roma è, con ogni probabilità, il risultato di un errore umano. Eventi di questo tipo sono rari: le norme ci sono, così come i protocolli di sicurezza. Tuttavia, senza voler creare allarmismi, è evidente che esiste un problema legato alla gestione dei distributori di gpl. L’incidente dovrà necessariamente stimolare una riflessione più approfondita sia sulla localizzazione sia sulle modalità di gestione di questi impianti».

Cosa prevede la legge

Che pochi non sono e, ovunque, sono situati in quartieri periferici ad una distanza dalla sede stradale e dagli edifici che - come prevede la legge - varia dai 15 agli 80 metri a seconda dei metri cubi del deposito. Come quello del Prenestino in Italia ci sono 4564 impianti di distribuzione di gpl (senza self-service perché questo, come misura di sicurezza in più, è vietato), molti autorizzati da tempo ma cresciuti di numero del dieci per cento negli ultimi cinque anni con il diffondersi delle auto a doppia alimentazione: il Veneto, con 510 punti, la Regione che ne conta di più, seguita a ruota da Lombardia, Emilia Romagna, Lazio e Campania.

Le condizioni di chi lavora nel settore

«Affermare che bisognerebbe spostare tutti gli impianti fuori dai centri urbani è una semplificazione e, per certi versi, anche un’ipotesi irrealistica - osserva l’ingegnera Di Sarli - Bisognerebbe piuttosto chiedersi se gli utenti sarebbero disposti a percorrere distanze significative soltanto per fare rifornimento. Credo sia necessario trovare un compromesso. È altrettanto importante interrogarsi sulle condizioni di chi lavora in questi impianti o li rifornisce: si tratta di attività che richiedono un’elevata lucidità e che comportano inevitabilmente stress e affaticamento. Sono fattori da non sottovalutare quando si maneggia un gas come il gpl che - per semplificare - è liquido all’interno della cisterna ma, una volta rilasciato, si disperde immediatamente nell’atmosfera. Forse è giunto il momento di riconsiderare alcune concessioni alla luce di quanto accaduto».

Autorizzazioni spesso molto datate

Perché molte delle autorizzazioni regolarmente firmate dai Comuni e nel pieno rispetto della legge sono assai datate e, nel frattempo, il livello di urbanizzazione delle periferie è decuplicato, con palazzi, negozi, supermercati, persino scuole e centri sportivi ( come al Prenestino) che si sono sempre più pericolosamente avvicinati agli impianti, di fatto sempre meno isolati.

C’è un dato che stride su tutti: distanza di sicurezza da strade ed edifici fissata dalla legge a non più di 80 metri, l’invito rinnovato ancora ieri dalla Protezione civile a rimanere in casa con le finestre chiuse e a condizionatori spenti per chi abita fino a tre chilometri dal luogo del disastro.

Legambiente: “Periferie sempre più urbanizzate e a rischio”

«Mi pare la rappresentazione evidente che venerdì, oltre all’impianto di via dei Gordiani, sono esplose anche tutte le contraddizioni sulle norme relative a questo tipo di installazioni - dice Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio - Dalle mappature degli impianti che stanno venendo fuori si evince come queste strutture (seppure all’aperto) sono sempre più in mezzo ad abitazioni e ad attività non fosse altro perché sono le case ad avanzare verso di loro. Vale per il gpl ma anche per gli impianti di benzina e gasolio, li abbiamo espulsi dai centri urbani verso le periferie ma la verità è che abbiamo espulso verso quei quartieri anche una enorme fetta di popolazione a basso reddito. Alle periferie accolliamo anche questo rischio».

Le soluzioni possibili

Decongestionare il territorio, studiosi e tecnici concordano, è l’unica soluzione possibile: «Mappatura aggiornata degli impianti, messa in sicurezza , revisione delle autorizzazioni più datate. E redistribuzione di quelli troppo vicini alle case».

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