A Melissano, provincia di Lecce, non hanno avuto nessun timore ad andare a chiedere il pizzo persino al sindaco. Cinquecento euro “per le famiglie dei carcerati” la richiesta che Alessandro Conte si è sentito rivolgere un giorno, all’interno di un bar. Il primo cittadino non ci ha pensato due volte a rivolgersi ai carabinieri e a denunciare. Risultato: l’estorsore è stato arrestato e condannato e il sindaco ovviamente è finito nel mirino della criminalità organizzata-
Come Matteo Gozzoli, sindaco di Cesenatico, parte civile sempre presente nell’aula del tribunale dove si processavano alcuni adepti del potente clan della ‘ndrangheta dei Piromalli infiltratisi da tempo nel tessuto sociale ed economico della provincia di Ravenna. “C’erano segnali preoccupanti nelle cessioni di attivita? commerciali a persone pressocché sconosciute sul territorio e si sono verificati gravi casi di minacce a dipendenti comunali che non potevamo tollerare e tanto meno ignorare", la testimonianza di Gozzoli in aula.
Minacce del tutto analoghe a quelle che hanno fatto finire sotto vigilanza a Corigliano Rossano, in provincia di Cosenza, il sindaco Flavio Stasi e l’ex assessore all’Ambiente Damiano Viteritti per il forte clima di tensione creato dalle loro denunce di possibili irregolarità nella gestione del cimitero comunale.Anche nel 2024 sono decine gli amministratori pubblici sotto tiro: 328 intimidazione, una al giorno, con un aumento del 4 % sull’anno precedente.
Una pressione che aumenta negli ultimi 15 anni
E va avanti così da quindici anni senza che nulla cambi. Dati confermati dal quindicesimo rapporto di Avviso pubblico presentato questa mattina a Roma nella sede della Federazione nazionale della stampa. A presentare il rapporto Claudio Forleo, curatore del dossier e responsabile dell’Osservatorio parlamentare di Avviso Pubblico e Andrea Carboni, direttore analisi di Acled (Armed Conflict Location & Event Data), alla presenza di Pietro Grasso, presidente della Fondazione Scintille di Futuro, Chiara Colosimo, presidente della Commissione parlamentare antimafia e del Sottosegretario al Ministero dell’interno, Wanda Ferro.
In quindici anni 5.716 tra atti intimidatori, minacce e violenze ai danni di sindaci, consiglieri comunali, funzionari pubblici.
Nelle regioni del sud le mafie intimidiscono ancora
Con le regioni del sud dove le mafie continuano a farla da padrone, Sicilia, Calabria, Campania e Puglia su tutte dove il metodo mafioso resta uno strumento di forte interferenza sulla pubblica amministrazione. La prima regione del centro nord in classifica è la Lombardia, seguita da Lazio, Toscana e Veneto. Napoli, Cosenza, Reggio Calabria e Palermo i quattro capoluoghi che hanno collezionato più di 200 episodi a testa, ma anche grandi città del centro nord come Roma, Milano e Torino restano alte in classifica.Particolarmente significativo un dato del report: nel mirino della criminalità non si finisce solo da eletti.
Raddoppiate le minacce ai candidati alle elezioni amministrative
Sono più che raddoppiate rispetto allo scorso anno le intimidazioni a candidati alle elezioni amministrative. Confermata anche una differenza sostanziale tra nord e sud. Al mezzogiorno per intimidire l’arma più utilizzata è l’incendio, nelle regioni del nord invece si punta di più sulle minacce sui social media o via mail.