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Terracina, lo chef Simone Nardoni: “Scavavo con le mani, chiamavo Mara ma lei non rispondeva”

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Il dolore di Simone Nardoni dopo il crollo del solaio del ristorante stellato “Essenza” a Terracina che ha ucciso la sommelier Mara Severin. “Gli scricchiolii, poi il buio e il boato. Ho tirato fuori quattro persone”
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"Scavavo, scavavo a mani nude in ginocchio sulle macerie, in una nuvola di polvere, al buio, la chiamavo: “Mara, Mara, ma lei non rispondeva”.

La luce del sole abbagliante del giorno dopo sui cumuli di ferro e cemento che ostruiscono due delle uscite del suo “Essenza” non restituiscono tutta l’angoscia di quegli infiniti minuti di buio che Simone Nardoni porterà sempre dentro il suo cuore: lo strazio per la morte di Mara Severin, la paura per le condizioni di sua moglie ricoverata per lo shock in nottata all’ospedale di Terracina.

Simone, riesce a ricostruire quello che è successo lunedì sera?

"Faccio davvero fatica, mi creda, non riesco ancora a rendermi conto di quello che è successo, di come è potuto succedere, di Mara, mia cugina, mia amica, mia alter ego, che non c’è più”.

Lei dov’era al momento del crollo? E’ vero che sono stati avvertiti degli scricchiolii provenienti dal tetto?

"Io ero uscito dalla cucina poco prima, stavo fuori nel dehors a parlare con alcuni clienti, quand…

"Scavavo, scavavo a mani nude in ginocchio sulle macerie, in una nuvola di polvere, al buio, la chiamavo: “Mara, Mara, ma lei non rispondeva”.

La luce del sole abbagliante del giorno dopo sui cumuli di ferro e cemento che ostruiscono due delle uscite del suo “Essenza” non restituiscono tutta l’angoscia di quegli infiniti minuti di buio che Simone Nardoni porterà sempre dentro il suo cuore: lo strazio per la morte di Mara Severin, la paura per le condizioni di sua moglie ricoverata per lo shock in nottata all’ospedale di Terracina.

Simone, riesce a ricostruire quello che è successo lunedì sera?

"Faccio davvero fatica, mi creda, non riesco ancora a rendermi conto di quello che è successo, di come è potuto succedere, di Mara, mia cugina, mia amica, mia alter ego, che non c’è più”.

Lei dov’era al momento del crollo? E’ vero che sono stati avvertiti degli scricchiolii provenienti dal tetto?

"Io ero uscito dalla cucina poco prima, stavo fuori nel dehors a parlare con alcuni clienti, quando è arrivata a chiamarmi mia moglie che lavora con me. “Vieni un attimo dentro – mi ha detto – ci sono degli strani rumori..”. Non ha neanche finito di parlare che improvvisamente si sono spente tutte le luci e si è sentito un boato provenire dall’interno. Non si vedeva più nulla, d’istinto mi sono buttato dentro questa enorme nuvola di fumo e polvere senza capire neanche cosa fosse successo. Non avevo idea di chi e quante persone potessero essere rimaste coinvolte. Mia moglie era in salvo, ma i clienti, i miei collaboratori. C’era gente che fuggiva, gente che gridava, chi chiedeva aiuto”.

Quante persone c’erano nel ristorante a quell’ora?

"Per fortuna d’estate abbiamo i tavoli all’esterno nel dehors. E chi era lì è rimasto illeso. Dentro eravamo cinque in cucina, quattro in sala e una ventina di clienti nei tavoli nella sala interna, molti stranieri. Quattro li ho tirati fuori con le mie mani, aiutato dai miei collaboratori, dalla gente di Terracina che è venuta subito a darci una mano e ovviamente dai soccorsi che sono stati molto tempestivi. Stavo in ginocchio a scavare con le mani, volevano portarmi via perchè non era sicuro, ma Mara non rispondeva e non mi sarei mai messo in salvo senza di lei. Sono stati 15-20 minuti interminabili, poi l’hanno trovata e mi si è riaccesa la speranza. Era viva quando l’hanno tirata fuori”.

Viva ma non cosciente?

"Sì, l’hanno messa a terra tra due sedie, hanno provato a rianimarla poi l’hanno portata via in ambulanza. Al pronto soccorso i medici hanno lottato un’ora e mezza per salvarla, hanno provato di tutto. Quando non c’è stato più niente da fare, piangevano tutti disperati. Mara era una persona straordinaria e non solo per me”.

Lavoravate insieme da dieci anni. Come la ricorda?

"Mara era il mio alter ego al ristorante, io in cucina, lei in sala. La cantina era il suo regno. Era diventata una straordinaria sommelier quasi per caso. Lei era anche mia cugina. Finiti gli studi voleva cominciare a lavorare e così ha iniziato con me, nel ristorante che gestivo in precedenza. Si è appassionata di vino, ha studiato, è diventata sommelier, era innamorata del suo lavoro, il suo lavoro era la sua vita. Lo ha dimostrato con la sua istintiva generosità: prima di mettersi in salvo lei ha pensato a fare uscire i clienti che stavano dentro”.

Si è fatto un’idea di quello che è successo? Si parla di recenti lavori di ristrutturazione.

"Non riesco davvero a capire. Noi siamo solo affittuari del locale e non abbiamo mai fatto altro che ordinaria manutenzione. Nulla che potesse provocare questo disastro. Delle strutture del ristorante risponderà la proprietà. Ma adesso è l’ultimo dei miei pensieri. Adesso ho bisogno di fermarmi per un pò, poi ripartiremo nel nome di Mara”.

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