Rosarno, trenta chili di coca nascosti in una copia del Mosè di Michelangelo
di Alessia CanditoSembrava solo una brutta statua in puro stile finto cinquecentesco. In realtà era un deposito di droga. Trenta chili di cocaina sono stati trovati nascosti nel basamento del Mosé di Michelangelo, piazzato nel cortile di una ditta di Rosarno. A pochi giorni da un maxisequestro al porto, lo hanno scoperto gli agenti del commissariato di polizia di Gioia Tauro, che nel corso della perquisizione dell’azienda, già finita nel mirino della procura di Palmi, si sono accorti di alcune anomalie nella statua.
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È così che hanno scoperto un meccanismo di apertura che permetteva di usarla come "deposito" di coca. La lastra che sosteneva la statua si sollevava e ruotava, rivelando un nascondiglio. Era pieno di panetti di coca, griffati “Monkey”, che gli agenti hanno sequestrato.
La perquisizione si è poi estesa nelle case vicine, inclusi giardini e garage. Anche questa, intuizione corretta. Ben nascosto, è stato trovato tutto il kit per confezionare mini-panetti e dosi, più 25mila euro in contanti plausibilmente provento delle attività di spaccio. In manette è finito un 42enne, che di quei trenta chili di droga è chiamato a rispondere.
Non è la prima volta che nella Piana di Gioia Tauro vengono scovati depositi di droga nei posti più impensati. Nel marzo 2020, in piena pandemia, a casa del figlio del boss Molé gli agenti della Mobile hanno scovato più di mezza tonnellata di coca nascosta fra un capannone e il giardino, con oltre metà del carico sotto terra. A proteggerli dall’umidità ma non dall’occhio lungo degli investigatori, sacchi di plastica elettrosaldati.