Negli ultimi dieci anni l’aumento la spesa militare è praticamente raddoppiata, pur rimanendo al di sotto di molti Stati europei ma l’Italia è tutto fuorché un Paese di guerrieri. Brutte notizie per la Lega del ministro Salvini, che più volte ha evocato un progetto di legge in arrivo per il ritorno della leva obbligatoria, subito bocciato dal collega Crosetto, titolare vero del fascicolo.
Naja e disertori
Anche in caso di ritorno della naja, gente disposta a combattere ce ne sarebbe assai poca: il 12 per cento delle donne e il 21 degli uomini. E in caso di conflitto, il 19 per cento di italiani, qualora costretto con il fucile in mano sarebbe pronto a disertare, un altro 26 per cento al massimo appalterebbe tutto a mercenari. Il 39 per cento si schiererebbe sì, ma in piazza, contro la guerra e chi la vuole.
Insomma, Italia Paese di poeti, santi, navigatori magari sì, ma guerrieri proprio no. Però coscienti della cosa. Il 65% si dice certo che in caso di guerra, senza un alleato forte, il Paese sarebbe travolto in quattro e quattro otto.
Programma di riarmo e Patto Atlantico
Su chi potrebbe arrivare in aiuto, o sull’interlocutore internazionale a cui mendicarlo, le opinioni divergono e l’inquadramento nella Nato non è più per tutti così scontato. Neanche la metà degli italiani (il 49%) è favorevole al rafforzamento del Patto Atlantico, l’8% crede che si dovrebbe uscire, il 18% punta su alleanze a geometria variabile. In generale, a molti (58%) piace l’idea del sistema di difesa europeo integrato, con un esercito, armamenti comuni e un comando unificato, qualcuno (10%) si alleerebbe solo con i più forti, il 22% è convinto che non si debba né rafforzare l’esercito italiano, né unirsi alle forze degli altri Paesi europei e si oppone a qualsiasi programma di riarmo.
La bomba atomica
Di spendere soldi per però pochissimi hanno intenzione. Se è vero che nel campione consultato, il Censis scova anche estimatori della bomba atomica (11%), la maggior parte degli italiani è contraria a nuove spese per le armi (25%), in alcuni casi anche a scapito di previdenza e sanità.
Su Gaza per il 70 per cento l’Italia dovrebbe restare neutrale
In generale, i più sembrano volersi accomodare su una sorta di “neutralità” che si avvicina molto al “non mi impiccio degli affari altrui”. Riguardo alla guerra russo-ucraina, il 33% degli italiani ritiene giusto schierarsi a difesa di Kiev, solo il 5% sta dalla parte di Mosca, ma la maggioranza assoluta (il 62%) è convinta che l’Italia debba restare neutrale. Persino riguardo all’offensiva israeliana a Gaza, il 21% è a favore dei palestinesi, solo il 9% si schiera con Israele, mentre la grande maggioranza (il 70%) auspica una posizione neutrale dell’Italia. Curiosamente si registra un maggiore attivismo sulla Groenlandia, finita nel mirino di Trump: solo il 4% degli italiani starebbe dalla parte di Washington, il 38% sarebbe favorevole alla costruzione di un’alleanza internazionale per difendere l’isola e la maggioranza (il 58%) preferirebbe ancora una volta che l’Italia mantenesse una posizione di neutralità.