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Distrutte due lapidi di Matteotti . Condanna bipartisan, ma Meloni tace

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Raid contro il monumento che ricorda il deputato socialista ucciso dai fascisti. Caccia ai vandali
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A pochi metri dal punto in cui il 10 giugno del ‘24 Giacomo Matteotti fu rapito a Roma dalla squadraccia fascista di Amerigo Dumini, ora ci sono due solchi nella terra smossa. Fino a poche ore prima, lì poggiava il basamento in pietra di due lapidi dedicate al deputato socialista, pestato e accoltellato a morte dalle camicie nere. Ma nella notte tra domenica e lunedì, coperto dal buio, qualcuno ha colpito quel monumento simbolo dell’antifascismo e dell’opposizione al regime mussoliniano. Due delle cinque targhe sotto alla scultura astratta di Jorio Vivarelli eretta nel ‘74 sono state fatte a pezzi: spaccate, distrutte, divelte, scaraventate in strada nonostante il peso da mani forti quanto ignote per quanto intuibile sia la matrice.

Una delle due, in marmo bianco, era stata donata dal circolo Saragat-Matteotti nel 2004, l’85esimo anniversario dall’uccisione del segretario socialista. L’altra, in porfido rosso, del ‘99, portava incisa la frase che lo stesso Matteotti aveva gridato in…

A pochi metri dal punto in cui il 10 giugno del ‘24 Giacomo Matteotti fu rapito a Roma dalla squadraccia fascista di Amerigo Dumini, ora ci sono due solchi nella terra smossa. Fino a poche ore prima, lì poggiava il basamento in pietra di due lapidi dedicate al deputato socialista, pestato e accoltellato a morte dalle camicie nere. Ma nella notte tra domenica e lunedì, coperto dal buio, qualcuno ha colpito quel monumento simbolo dell’antifascismo e dell’opposizione al regime mussoliniano. Due delle cinque targhe sotto alla scultura astratta di Jorio Vivarelli eretta nel ‘74 sono state fatte a pezzi: spaccate, distrutte, divelte, scaraventate in strada nonostante il peso da mani forti quanto ignote per quanto intuibile sia la matrice.

Una delle due, in marmo bianco, era stata donata dal circolo Saragat-Matteotti nel 2004, l’85esimo anniversario dall’uccisione del segretario socialista. L’altra, in porfido rosso, del ‘99, portava incisa la frase che lo stesso Matteotti aveva gridato in faccia alle camicie nere nell’aula della Camera: “Uccidete me ma non ucciderete la mia idea”.

Roma, ecco come è stato ridotto il monumento dedicato a Matteotti

Un attacco mirato che riporta indietro le lancette della storia, non il primo: nel 2017 un’altra targa, sempre sul lungotevere Arnaldo da Brescia, era stata distrutta, poi lo scorso anno il furto delle corone di fiori appena deposte per il centenario della morte di Matteotti e le scritte con lo spray nero sul monumento a Riano, lungo la Flaminia alle porte di Roma.

«Un atto grave» per il ministro degli Esteri Antonio Tajani, tra i primi a esprimere «sdegno» ieri mattina, quando i carabinieri, che seguono le indagini, hanno trovato il ricordo sbriciolato. Bipartisan l’indignazione con un silenzio pesante: non una parola, una condanna, un segnale da Giorgia Meloni. Nessun gesto pure atteso per tutto il giorno anche dalla nipote di Giacomo Matteotti, Laura.

Per il governo alle 12.20 arriva al monumento il ministro della Cultura Alessandro Giuli. Per dieci minuti resta in silenzio, osserva, s’inginocchia alla stele di porfido con inciso il discorso che pronunciò Filippo Turati nel ‘25 («Giacomo Matteotti di noi fu il più giovane, il più prode, il più degno»), la spolvera con la mano, la bacia, poi si alza e dice: «È un atto di viltà che inorridisce la nostra coscienza repubblica e che non deve rimanere impunito, i responsabili vanno identificati e se non è la prima volta che accade dev’essere l’ultima». Intervengono pure i presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. Il deputato dem Filippo Sensi passa a deporre una rosa rossa, «rossa come la vergogna per i fascisti di ieri e di oggi, rossa come la passione per la libertà e la democrazia».

La segretaria del partito Elly Schlein parla di «insulto alla memoria di una persona che ha pagato con la vita l’aver combattuto per la libertà». Per il leader del M5s Giuseppe Conte il vandalismo è «un oltraggio ai nostri valori e alla dura lotta fatta contro il fascismo». Nicola Fratoianni di Sinistra italiana attacca «l’ignobile gesto dei vigliacchi nipotini dei fascisti, spesso impuniti anche grazie alle ambiguità della destra ora al governo». Un «fascistume torbido», per l’Anpi, dei «soliti autori che agiscono protetti dal buio». Nel pomeriggio passa pure il segretario di Azione Carlo Calenda con un mazzo di fiori; chiede al Comune «di installare subito un impianto di videosorveglianza» per vigilare sulla storia non solo idealmente. È l’impegno del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che parla di «sfregio alla memoria dell’antifascismo e della democrazia» e ha dato mandato alla Soprintendenza per il restauro delle due lapidi che torneranno a giorni a riempire quei solchi nella terra e nella memoria.

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