Laura Matteotti, ha visto? Hanno vandalizzato il monumento per suo nonno.
«Un atto vigliacco, il contrario di quel che era Matteotti. Non certo una bravata di un gruppo di ragazzi che esce annoiato da una discoteca, ma lo sfregio di un gruppo di gente organizzata che colpisce in modo preciso e ha un nome preciso».
Quale?
«Fascisti. Perché il pensiero di Matteotti è ancora vivo come la sua memoria. E il fascismo ha paura che mio nonno venga ricordato ancora».
Esiste ancora il fascismo?
«Eh, hai voglia. E Giorgia Meloni non dice nulla. Le avevo già chiesto di esprimersi un anno fa, quando è cominciato il centenario. Sarebbe un atto doveroso».
I ministri Giuli e Tajani hanno condannato l’attacco.
«Mi fa molto piacere, sono gesti importanti, ora aspetto quello della premier, è il minimo che possa fare».
C’è fascismo anche nelle istituzioni?
«Sì, di certo. Senza nomi e cognomi, ma molti ancora non hanno capito il valore dell’antifascismo e non hanno capito chi era mio nonno».
Chi…
Laura Matteotti, ha visto? Hanno vandalizzato il monumento per suo nonno.
«Un atto vigliacco, il contrario di quel che era Matteotti. Non certo una bravata di un gruppo di ragazzi che esce annoiato da una discoteca, ma lo sfregio di un gruppo di gente organizzata che colpisce in modo preciso e ha un nome preciso».
Quale?
«Fascisti. Perché il pensiero di Matteotti è ancora vivo come la sua memoria. E il fascismo ha paura che mio nonno venga ricordato ancora».
Esiste ancora il fascismo?
«Eh, hai voglia. E Giorgia Meloni non dice nulla. Le avevo già chiesto di esprimersi un anno fa, quando è cominciato il centenario. Sarebbe un atto doveroso».
I ministri Giuli e Tajani hanno condannato l’attacco.
«Mi fa molto piacere, sono gesti importanti, ora aspetto quello della premier, è il minimo che possa fare».
C’è fascismo anche nelle istituzioni?
«Sì, di certo. Senza nomi e cognomi, ma molti ancora non hanno capito il valore dell’antifascismo e non hanno capito chi era mio nonno».
Chi era suo nonno?
«Un eroe, un poeta, una persona che aiutava gli altri, anzitutto i poveri. Ora il mondo sta andando purtroppo in un’altra direzione, non quella che avrebbe voluto e costruito lui».
Lei aveva raccontato proprio a “Repubblica” di aver scoperto solo all’esame di terza media di essere la nipote di Matteotti.
«I prof mi chiesero: “Ci parli di suo nonno”. E io risposi: “Mio nonno chi?”. Tornai a casa e lo domandai ai miei: calò un silenzio di piombo. Mio padre non me ne ha mai parlato, per lui fu un trauma. Solo al suo funerale ho compreso: a decine mi abbracciavano, s’inginocchiavano come fossi una principessa. Lì incontrai Stefano Caretti che ha pubblicato le opere di Matteotti e le sue lettere con Velia Titta: a 38 anni ho iniziato davvero a studiare, a scoprire».
Cosa significa essere la nipote di Matteotti?
«Non è facile. È anche una responsabilità. Di secondo nome io mi chiamo Giacomina, per lui».
Per lei chi è Matteotti?
«Un cuore sacro. Quando morì, i contadini del Polesine tenevano due santini nel portafoglio: quello della Madonna e quello di Matteotti».
Quale è la sua eredità?
«Il coraggio e la libertà. Mio nonno era un uomo coraggioso, con quel coraggio sfidò Mussolini e denunciò i brogli alle elezioni del ’24. Ed era un uomo libero, per la libertà di pensiero».
Che effetto le fa vedere parte del suo monumento distrutto?
«Mi dispiace. Una certa destra è ancora lì, in prima linea».
Lei è tornata per il centenario lì dove suo nonno fu rapito prima di essere ucciso dai fascisti. Cosa pensa del monumento?
«Bisognerebbe mettere le telecamere. È in una zona buia dove di notte passano solo i gatti. E invece c’è altro di molto bello lì».
Cosa?
«La scultura e le targhe sono sotto una grande quercia e anche quella quercia è un simbolo: è come se proteggesse la scultura di mio nonno. Ci sono dei vigliacchi fascisti che la sfregiano di notte, ma la quercia resta lì, resiste, come le idee di Giacomo Matteotti».