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C’è un happy hour della foresta. Così i primati ci hanno trasmesso il piacere di bere insieme

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Scimpanzé e orango apprezzano l’alcol che si forma nella frutta caduta a terra e fermentata. Dieci milioni di anni fa hanno acquisito la mutazione genetica che permette anche a noi oggi di digerire l’etanolo
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L’happy hour ha dieci milioni di anni. È nato fra le foglie cadute delle foreste africane, dove gorilla e scimpanzé hanno l’abitudine di raccogliere frutti leggermente decomposti. Maturi al punto giusto, lasciati fermentare per qualche giorno sul terreno, mele e altri frutti convertono i loro zuccheri in etanolo. Diventano cioè leggermente alcolici.

L’ebbrezza nelle vespe

Il piacere di una sottile ebbrezza – comune anche ad altre specie, ad esempio le vespe, capaci di tollerare quantità di etanolo enormi in rapporto alle loro dimensioni - affonda probabilmente le sue radici nella notte dei tempi.

La mutazione genetica

Proprio a dieci milioni di anni fa gli scienziati fanno risalire una mutazione genetica che ancora oggi permette a gorilla e scimpanzé di digerire l’alcol. Gli oranghi, che non hanno traccia del gene mutato, non apprezzano in effetti i cocktail della foresta e lasciano sul terreno i frutti caduti.

Una rivo…

L’happy hour ha dieci milioni di anni. È nato fra le foglie cadute delle foreste africane, dove gorilla e scimpanzé hanno l’abitudine di raccogliere frutti leggermente decomposti. Maturi al punto giusto, lasciati fermentare per qualche giorno sul terreno, mele e altri frutti convertono i loro zuccheri in etanolo. Diventano cioè leggermente alcolici.

L’ebbrezza nelle vespe

Il piacere di una sottile ebbrezza – comune anche ad altre specie, ad esempio le vespe, capaci di tollerare quantità di etanolo enormi in rapporto alle loro dimensioni - affonda probabilmente le sue radici nella notte dei tempi.

La mutazione genetica

Proprio a dieci milioni di anni fa gli scienziati fanno risalire una mutazione genetica che ancora oggi permette a gorilla e scimpanzé di digerire l’alcol. Gli oranghi, che non hanno traccia del gene mutato, non apprezzano in effetti i cocktail della foresta e lasciano sul terreno i frutti caduti.

Una rivoluzione innescata dall’alcol

Da buoni discendenti di gorilla e scimpanzé, gli esseri umani hanno ereditato da loro sia il gene che permette di metabolizzare l’etanolo sia il piacere di bere. La coltivazione dei cereali d’altra parte, secondo alcuni archeologi, sarebbe nata per produrre birra prima ancora della farina. Se così fosse, vorrebbe dire che la rivoluzione del neolitico è stata innescata dall’alcol.

Gli scienziati inglesi dell’università St. Andrews e del Darmouth College hanno osservato gorilla, scimpanzé e orango nelle foreste dell’Uganda. Sono stati i primi ad annotare l’abitudine dei primati di raccogliere frutta da terra (e a volte di rubarsela a vicenda), visto che gli etologi prima di loro non avevano ritenuto questo comportamento degno di rilievo.

Scrumping

I ricercatori hanno anche coniato un nuovo nome per questa particolare forma di happy hour: scrumping. Scrumpy è infatti il nome di un sidro di mele molto rustico, diffuso nell’ovest dell’Inghilterra e forse apprezzato personalmente dagli etologi.

Le loro ricerche sono state pubblicate ieri sulla rivista BioScience. “Lo scrumping è stato osservato da molti primatologi in passato – hanno scritto – ma non avendo un nome, il comportamento non era mai stato annotato sui loro taccuini”.

Il ruolo dello scrumping nell’evoluzione potrebbe essere più importante di quanto si pensi. “Consumare alcol insieme - spiegano i primatologi inglesi – è spesso associato a feste e rituali sacri, occasioni che producono e rinforzano un senso di identità e coesione sociale”.

Condividendo una pinta gelata quest’estate, aggiungono, “possiamo pensare che stiamo riecheggiando un comportamento già adottato dai nostri antenati dieci milioni di anni fa”.

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