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“Ho un figlio con la surrogata e per evitare il carcere non devo più essere italiano”

(ansa)

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“Il mio bambino è nato negli Usa dove vivo da 20 anni: ma rinunciare alla cittadinanza provoca in me una profonda lacerazione”
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Certo che sentirsi addosso la grande colpa di un reato universale, sentire su di sé lo stigma di una condanna che sta in lista insieme all’accusa di tortura, di genocidio, di crimini di guerra o di pirateria in acque internazionali, deve spingere la gente a sentirsi perduta. Parliamo del reato di aver avuto un figlio mediante Gpa, cioè la maternità surrogata. Già vietata dalla legge 40, ora in Italia è punita con condanne severe e grosse sanzioni. Del destino del piccino non si dice. Forse si spera, ma non lo si dice, che il bambino resti in casa ad aspettare che il babbo torni dalla galera.

Ormai gli Stati americani dove, pur con regole molto stringenti, si può avere un figlio con la maternità surrogata, sono molti. E così nel resto del mondo, cominciando dalla …

Certo che sentirsi addosso la grande colpa di un reato universale, sentire su di sé lo stigma di una condanna che sta in lista insieme all’accusa di tortura, di genocidio, di crimini di guerra o di pirateria in acque internazionali, deve spingere la gente a sentirsi perduta. Parliamo del reato di aver avuto un figlio mediante Gpa, cioè la maternità surrogata. Già vietata dalla legge 40, ora in Italia è punita con condanne severe e grosse sanzioni. Del destino del piccino non si dice. Forse si spera, ma non lo si dice, che il bambino resti in casa ad aspettare che il babbo torni dalla galera.

Ormai gli Stati americani dove, pur con regole molto stringenti, si può avere un figlio con la maternità surrogata, sono molti. E così nel resto del mondo, cominciando dalla vicina Ucraina che purtroppo è condannata a sopportare una guerra contro l’ignobile Putin. Siamo rimasti in pochi a pensare all’enormità di questo reato universale. Nessuno vorrebbe parlarne. Poi ho ritrovato tra le mie amicizie un professionista italiano che lavora nella ricerca scientifica in America, che ora è qui in Italia per le vacanze con il suo bambino di 8 mesi. Solo perché teme di essere denunciato, e di doverne rispondere quando tra poco tornerà in America, mi prega di non fare il suo nome. Suo figlio è nato in uno dei tanti Stati americani dove si può averne uno con la Gpa. Gli ho chiesto subito: perché ha voluto lasciargli la nazionalità americana? Mi ha detto: «Io ci tenevo molto che fosse italiano, ma per prudenza verso il cosiddetto reato universale ho pensato che dargli la cittadinanza americana avrebbe potuto salvarmi dalla prigione. Considero la prigione uno scenario solo teorico anche perché mio figlio è nato, per poco, prima dell’entrata in vigore della legge, ma abbiamo voluto evitare ogni possibile spiacevole controversia. Il paradosso più difficile da capire per me, e credo anche per mio figlio in futuro, è che pur non vivendo più in Italia da circa 20 anni, e pur avendo seguito in tutto e per tutto le norme della molto rigorosa legge Gpa in vigore negli Stati Uniti dove vivo, lavoro, pago le tasse, per il solo fatto di essere un cittadino italiano subisco gli effetti penali di questa legge, mentre il mio compagno che è cittadino americano non ne è colpito. Cosa però più grave è che se volessi un altro bambino, in questo caso gli effetti della legge si applicherebbero. E le uniche opzioni sarebbero rinunciare al secondo figlio o diventare un fuorilegge con tutto quello che questo comporta anche sul piano morale. In realtà il mio avvocato mi ha anche proposto di assumere la cittadinanza statunitense rinunciando alla mia, il che risolverebbe il problema legale ma lascerebbe in me una lacerazione molto profonda».

Gli chiedo poi quanto tempo abbia aspettato prima di arrivare ad avere suo figlio. Mi dice: «Due anni e mezzo, come una lunga gravidanza, perché noi abbiamo scelto la via più costosa. Il percorso indicato dalla legge dello stato di New York lo abbiamo seguito alla lettera in tutti i suoi aspetti. Ho sentito che ci possono essere altre vie ma il mio compagno e io abbiamo voluto essere il più rigorosi possibile ed affidarci ad avvocati con decenni di esperienza, in modo da avere garantita la massima tutela legale». Non ha mai pensato che la madre di vostro figlio potrebbe affezionarsi al bambino? «Se mi permette, come raccomandato da tutti gli psicologi esperti in questo settore, noi non usiamo mai il termine madre perché darebbe l’impressione di una figura genitoriale che semplicemente nella nostra famiglia non c’è. Ci sono una donatrice d’ovulo che mette metà del patrimonio genetico e poi una donna che porta avanti la gravidanza assicurando la crescita dell’embrione fino al compimento del termine. Nessuna delle due è una madre e il nostro bambino ha due padri che lo adorano. La procedura medica di trasferimento dell’embrione è la stessa di migliaia di altre procedure identiche che si fanno ogni giorno in Italia e in tutto il resto del mondo per trattare l’infertilità».

Ma come sono stati i rapporti con le due signore che vi hanno “fatto” il bambino? «C’è sempre stato un rapporto di grande affetto, stima e gratitudine verso la donna che ha portato avanti la gravidanza del nostro bambino, così come verso la donna che ha donato il proprio ovulo per poter essere fecondato in vitro e generare l’embrione. Senza di loro il nostro meraviglioso bambino non esisterebbe ed entrambe queste donne straordinarie, così come gli avvocati, medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, sono sempre stati animati da un grande senso di generosità per aiutarci a costruire la nostra famiglia».

Mai sarei arrivata a immaginare una assurda punizione come quella richiesta dal reato universale, ma se ti trovi in uno Stato che permette a tutti di avere i figli, perché non usare questa possibilità? Oggi però c’è Trump che vuole tutto liscio, l’uomo e la donna, la donna e l’uomo e nient’altro. Il mio amico resta ottimista: «Però sappiamo che Scott Bessent, nominato al Tesoro, ha tre figli con la Gpa, cioè come li abbiamo avuti noi. Mi pare che la Gpa sia legale in 46 Stati su 50: in Arizona, Indiana, Nevada è legale solo in parte con restrizioni, in uno Stato soltanto, la Louisiana, è illegale. Quel bambino è anche mio in quanto nell’ovulo 23 cromosomi su 46 sono miei. Abbiamo pensato anche a un secondo figlio che toccherà al mio compagno: gli ovuli avranno i suoi cromosomi». Domando perché voleva dei figli e ottengo questa risposta: «Io ho avuto una infanzia bellissima, piena di sogni, indimenticabile. Non volevo perdere quei momenti di bellezza mai dimenticata, la sua grazia, una infanzia irripetibile, bellissima, piena di sogni».

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