Cronaca

Lettere dal Sudan: i bambini disegnano il futuro nel Paese che non ce l’ha

Lettere dal Sudan: i bambini disegnano il futuro nel Paese che non ce l’ha

Le ha raccolte Save the children tra i bambini sfollati da due anni e mezzo di conflitto. Almeno 19milioni non hanno accesso all’istruzione, più della metà della popolazione ha necessità di sostegno umanitario. Per l’Onu è una catastrofe umanitaria senza precedenti

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Najla sogna da insegnante anche se lei a scuola non ci può andare più. Esraa chiede pace, solo pace. Sara promette che diventerà una dottoressa e lo stesso giura Heba. Rashed confida che “il mio sogno è di diventare pilota di linea per poter viaggiare in tutte le città del mondo. E tutti chiedono che la guerra si fermi perché “il suono dei proiettili continua a farmi paura” e sperano in un Sudan in cui siano aperte scuole e strade, da cui non sia necessario fuggire, che permetta semplicemente di crescere.

Sono alcuni dei passaggi delle lettere scritte dai bambini che attualmente frequentano una delle 400 scuole che Save the children supporta nel Sudan rotto da due anni di conflitto. Giocatori di volley o maestri di taekwondo, insegnanti: come a ogni latitudine i più piccoli guardano avanti e si immaginano da adulti, ma nel loro Paese rischiano di non diventarlo mai. E forse intimamente lo sanno se è vero che non c’è lettera che non parli di pace, armonia, normalità come speranza e condizione. Tutto quello che in Sudan non c’è più.

“Spero che la guerra finisca – scrive ai nuovi amici di penna Ali, che si sogna dottore – e che la nostra gente finalmente possa capire cosa significa vivere in sicurezza”. E Esraa ci spera e ci crede davvero. “Un giorno potremo finalmente potremo disegnare bellissimi scorci di un Paese in pace”.

Oggi no, perché le ostilità sembrano non avere fine e allora nei disegni appaiono le ruspe che distruggono le case, quello che sembra un proiettile, bambine che si nascondono fra le montagne. In Sudan si combatte ed è guerra dimenticata dai più, ma che è già stata in grado di generare una catastrofe umanitaria senza precedenti: almeno 30mila morti, un numero imprecisato e imprecisabile di feriti in un Paese con un sistema sanitario al collasso anche per i continui raid e saccheggi negli ospedali, quasi 3,9 milioni di profughi costretti a fuggire oltreconfine e almeno 8 milioni di sfollati interni. Oggi – hanno fatto sapere le Nazioni Unite che hanno chiesto attenzione internazionale e interventi urgenti - 24,6 milioni di persone, più della metà della popolazione sudanese, è in stato di bisogno, affronta alti livelli di insicurezza alimentare e ha necessità di aiuti umanitari per sopravvivere. E le risorse – ha denunciato Unhcr – sono sempre più limitate dopo i tagli verticali imposti da Trump.

“Non sono cifre, sono esseri umani”, ripetono senza sosta e senza riscontro le organizzazioni umanitarie, che lanciano l’allarme: “i numeri raccontano non solo la crisi di oggi, ma anche quella del futuro”. Perché il Sudan è Paese a cui oggi si nega anche la speranza di costruirsi un domani, togliendo alle giovani generazioni il diritto a scuola e istruzione. Diciassette milioni di bambini non hanno accesso al sistema scolastico, che diventano 19 milioni se si considerano tutti quelli che non possono seguire un regolare percorso formativo, centinaia di migliaia di ragazzi aspettano da due anni di poter sostenere l’esame di diploma. Quando non sono colpite da bombe o raid – denuncia Save the children - le scuole in tutto il Sudan vengono utilizzate come rifugi di fortuna per le famiglie sfollate, allargando la crisi anche a regioni che non sono al momento toccate dai combattimenti.

“Questa non è solo una crisi dell'istruzione, ma una crisi di speranza – dice Mohamad Abdiladif, responsabile Paese di Save the children in Sudan – Milioni di bambini devono fare i conti con la distruzione del sistema educativo”. Save the children sta facendo il suo. È presente in 400 scuole, sostiene programmi di e-learning e istruzione a distanza per 37mila bambini ma è una goccia nel mare. “Abbiamo bisogno – è l’appello di Abdiladif - di sostegno internazionale immediato per finanziare l'istruzione d’emergenza, proteggere le scuole dagli attacchi e dall'uso militare e garantire un apprendimento sicuro e di qualità per ogni bambino in Sudan”. E di sinergie locali, regionali e internazionali per mettere un punto alla guerra e garantire il processo di pace.

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