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Botulino, salgono a tre i morti. L’ambulante indagato: “Tenevo i barattoli aperti al sole”

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Due decessi per il chiosco nel Cosentino e uno per la “Fiesta” nel Cagliaritano. Contestato l’omicidio colposo al titolare del “food truck” di Diamante. Sotto inchiesta i rappresentanti delle aziende alimentari e i medici della clinica privata
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ROMA – Ci sono venti intossicati da botulino, in provincia di Cagliari e, ora, in provincia di Cosenza. Registrati dal 30 luglio a ieri pomeriggio. Ci sono tre morti, poi. Colpa di cibi esposti al sole per tutta la giornata e offerti ai passanti. Broccoli sott’olio mal conservati in un chiosco itinerante di Diamante, oggi li chiamano food truck. E guacamole industriale consumato dentro una festa sudamericana nell’hinterland del Cagliaritano.

L’ultimo decesso su cui indaga la Procura di Paola, e qui siamo nella Calabria marittima e settentrionale, è quello di una donna di 45 anni, Tamara D’Acunto, nata a Praia a mare e residente proprio a Diamante, il litorale dove lavorava “Peppino”, specialità panini con la salsiccia e i broccoli. Le hanno fatto il funerale giovedì matti…

ROMA – Ci sono venti intossicati da botulino, in provincia di Cagliari e, ora, in provincia di Cosenza. Registrati dal 30 luglio a ieri pomeriggio. Ci sono tre morti, poi. Colpa di cibi esposti al sole per tutta la giornata e offerti ai passanti. Broccoli sott’olio mal conservati in un chiosco itinerante di Diamante, oggi li chiamano food truck. E guacamole industriale consumato dentro una festa sudamericana nell’hinterland del Cagliaritano.

L’ultimo decesso su cui indaga la Procura di Paola, e qui siamo nella Calabria marittima e settentrionale, è quello di una donna di 45 anni, Tamara D’Acunto, nata a Praia a mare e residente proprio a Diamante, il litorale dove lavorava “Peppino”, specialità panini con la salsiccia e i broccoli. Le hanno fatto il funerale giovedì mattina, ma ieri il fratello, risvegliato dalle notizie delle ultime giornate, ha ricostruito come anche Tamara fosse passata da “Peppino” - paninoteca e friggitoria - alcuni giorni prima. Anche lei avesse assaggiato la specialità. «Tenevo i barattoli dei broccoli aperti», ha raccontato il titolare del chiosco rosso al procuratore capo Domenico Fiordalisi, «li volevo mostrare ai clienti per attirarli, poi la sera li riponevo in frigo».

Tossina cresciuta nelle confezioni in vetro

Così si è formata la tossina e ora il commerciante ambulante è indagato per omicidio colposo e lesioni personali colpose. I due rappresentanti legali delle ditte che avrebbero fornito gli ingredienti del panino devono rispondere, invece, di commercio di sostanze alimentari nocive. Per necessità di inchiesta, è indagato anche il macellaio che ha fornito le salsicce, ma l’ipotesi della procura è che il botulino sia cresciuto nelle confezioni in vetro dei broccoli sott’olio. Mercoledì ci saranno le risposte degli esami chimici.

“E’ meglio che vada in ospedale”

Sono indagati, peraltro, anche i medici della clinica Tirrenia — ex Tricarico Rosano — a Belvedere Marittimo. Tamara D’Acunto, assediata dai dolori intestinali, la vista annebbiata, ha raggiunto la struttura privata, ma lì non ha trovato una diagnosi: «E’ meglio che si faccia vedere da un ospedale pubblico», le hanno detto. La tossina alimentare, così, ha avuto tempo di diffondersi e di ucciderla.

La procura ha chiesto la riesumazione della salma, che sarà sottoposta ad autopsia lunedì. E dopo aver ascoltato il commerciante ambulante, ha ritirato l’ordine di sequestro del marchio interessato, intuendo che la spiegazione dei danno era probabilmente legata alla conservazione dei broccoli.

Il chiosco itinerante di Diamante (ansa)

Il turnista voleva tornare a casa

La clinica privata aveva già respinto, per limiti professionali, anche Luigi di Sarno, 52 anni, di Cercola, nel Napoletano. L‘uomo, un turnista, avrebbe mangiato il panino mercoledì scorso e accusato dolori acuti a partire dal giorno successivo. Dopo le sconfortanti indicazioni dei medici della Tirrenia, Di Sarno avrebbe deciso di mettersi in auto, con la famiglia, e rientrare a casa, ma all’altezza di Lagonegro, in Basilicata, ha dovuto fermare l’auto: i dolori erano diventati lancinanti. I familiari hanno fatto intervenire sulla strada di fondovalle Noce l’elisoccorso, inutilmente.

Sono dodici i ricoverati per i panini di Diamante. Nove sono in Terapia intensiva e Rianimazione e tre nel Pronto soccorso dell’ospedale Annunziata. Una donna di 44 anni e un ragazzo di 16 restano intubati, «ma nessuno è grave», ha assicurato ii direttore generale dell’Azienda sanitaria. Agli intossicati, in tempi diversi, è stato iniettato il siero immune.

Uccisa dal guacamole

Ieri mattina all’ospedale Businco di Cagliari è morta Roberta Pitzalis, 38 anni, improvvisamente aggravata dopo aver mangiato salsa guacamole in un chiosco della Fiesta Latina di Monserrato, hinterland del capoluogo sardo. La donna, single, viene descritta dalla sindaca di Guasila, dove era cresciuta, «solare e aperta». L’azienda Metro Italia ha ritirato il prodotto.

Sono otto gli intossicati registrati a Monserrato dalla fine di luglio. Tra loro, un bambino di 11 anni, il più grave: nei giorni scorsi è stato trasferito d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma. Le sue condizioni, per ora, non migliorano.

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