Botulino, indagati cinque medici: “Respinsero i pazienti”
dal nostro inviato Corrado ZuninoDIAMANTE (COSENZA) – Dei nove indagati per omicidio e lesioni colpose, nella questione del botulino da food truck, cresciuto nei panini ai friarielli sul lungomare cosentino di Diamante, cinque sono medici. È questa la potente novità dell’inchiesta della procura di Paola.
Tre sono dipendenti del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, la clinica privata che ha respinto — due volte — il pittore e ambulante Luigi Di Sarno, 52 anni. Ha raccontato la sorella, Filomena: «Mio fratello si è presentato la sera di martedì 5 aprile, e di nuovo il mattino successivo. Chiedeva ossigeno, non riusciva a respirare. Gli hanno risposto: avrà avuto una delusione d’amore, si faccia vedere da un neurologo».
Altri due medici indagati sono di servizio all’ospedale, questo pubblico, di Cetraro. Loro hanno visto arrivare in pronto soccorso Tamara D’Acunto, 45 anni. L’hanno visitata e dimessa con una diagnosi di intossicazione da farmaci. Entrambi, Di Sarno e D’Acunto, sono morti, presumibilmente a caus…
DIAMANTE (COSENZA) – Dei nove indagati per omicidio e lesioni colpose, nella questione del botulino da food truck, cresciuto nei panini ai friarielli sul lungomare cosentino di Diamante, cinque sono medici. È questa la potente novità dell’inchiesta della procura di Paola.
Tre sono dipendenti del Tirrenia Hospital di Belvedere Marittimo, la clinica privata che ha respinto — due volte — il pittore e ambulante Luigi Di Sarno, 52 anni. Ha raccontato la sorella, Filomena: «Mio fratello si è presentato la sera di martedì 5 aprile, e di nuovo il mattino successivo. Chiedeva ossigeno, non riusciva a respirare. Gli hanno risposto: avrà avuto una delusione d’amore, si faccia vedere da un neurologo».
Altri due medici indagati sono di servizio all’ospedale, questo pubblico, di Cetraro. Loro hanno visto arrivare in pronto soccorso Tamara D’Acunto, 45 anni. L’hanno visitata e dimessa con una diagnosi di intossicazione da farmaci. Entrambi, Di Sarno e D’Acunto, sono morti, presumibilmente a causa della tossina del botulino.
Le cartelle mediche delle due strutture sono state sequestrate subito dopo i decessi, ora saranno confrontate con le autopsie da effettuare domani, dopo la riesumazione del corpo della donna. La procura ritiene che un esame neurologico — il botulino attacca i nervi — e uno gastroenterologico avrebbero dovuto essere realizzati immediatamente, a fronte di persone «in evidente stato patologico avanzato».
Sono sotto inchiesta, quindi, due responsabili della ditta produttrice dei vasetti di broccoli sott’olio: è un’azienda di Sant’Anastasia, nel Napoletano. E, ancora, un distributore del prodotto. Per i tre, si aggiunge il reato di commercio di sostanze alimentari nocive, ma, in verità, in questi casi gli avvisi di garanzia sono misure dovute di fronte ad atti irripetibili — le autopsie, appunto — da compiersi nelle prossime 24 ore.
La procura, guidata da Domenico Fiordalisi, è convinta che il centro della questione sia la cattiva conservazione delle verdure sott’olio da parte di Giuseppe Santonocito, 33 anni, l’ambulante del camioncino rosso. Ovviamente, è lui il nono indagato, ed è quello che rischia di più. I procuratori hanno chiesto di approfondire il “curriculum vitae” del giovane commerciante, che da nove anni gestiva il camion mobile a Diamante e nei tre giorni da domenica 3 agosto a martedì 5 avrebbe maneggiato in modo pericoloso i prodotti necessari per confezionare i panini. Sono quindici gli intossicati, ancora in ospedale, oltre i due morti.
Per ora gli investigatori non hanno riscontrato alcuna preparazione specifica al ruolo, da parte di Santonocito, e l’improvvisazione in un’impresa alimentare è un elemento aggravante. Ancora la procura: «Sulle coste calabresi sono migliaia i ristoratori fai da te che non hanno fatto una scuola appropriata, né seguito un corso di sicurezza alimentare, obbligatorio per tutte le aziende che operano nel settore alimentare».
L’Istituto superiore di sanità ha confermato il “focolaio botulino” a Diamante. L’Italia detiene il primato europeo dei casi, in maggioranza dovuti a contaminazione di verdure sott’olio.
Stefano Curcio, professore di Ingegneria chimica all’Università della Calabria, dice: «La formazione per i giovani imprenditori alimentari è spesso un optional. Molti ragazzi disoccupati aprono un chiosco, senza certificazioni né esperienza».