Mille denunce per il gruppo Facebook “Mia moglie”. Si accende la polemica e sparisce dai social
di Romina MarcecaIl gruppo Facebook si chiamava “Mia moglie” e accanto al nome c’erano tre cuoricini. Neri. A commentare e postare foto erano quasi 33mila tra mariti, generi, fidanzati, compagni, di donne finite a loro insaputa su una vetrina in cui venivano mostrate le loro immagini intime, scollature, gambe accavallate, piedi. Tutti scatti rubati, almeno secondo le oltre mille donne che hanno già segnalato il gruppo alla polizia Postale.
L’attesa rimozione
Nonostante mesi di segnalazioni degli utenti (ma soprattutto delle), è solo oggi che Meta, dopo le proteste del Pd e gli articoli, si è deciso a rimuovere il gruppo. "Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook Mia Moglie per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti", ha affermato un portavoce di Meta. "Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo dis…
Il gruppo Facebook si chiamava “Mia moglie” e accanto al nome c’erano tre cuoricini. Neri. A commentare e postare foto erano quasi 33mila tra mariti, generi, fidanzati, compagni, di donne finite a loro insaputa su una vetrina in cui venivano mostrate le loro immagini intime, scollature, gambe accavallate, piedi. Tutti scatti rubati, almeno secondo le oltre mille donne che hanno già segnalato il gruppo alla polizia Postale.
L’attesa rimozione
Nonostante mesi di segnalazioni degli utenti (ma soprattutto delle), è solo oggi che Meta, dopo le proteste del Pd e gli articoli, si è deciso a rimuovere il gruppo. "Abbiamo rimosso il Gruppo Facebook Mia Moglie per violazione delle nostre policy contro lo sfruttamento sessuale di adulti", ha affermato un portavoce di Meta. "Non consentiamo contenuti che minacciano o promuovono violenza sessuale, abusi sessuali o sfruttamento sessuale sulle nostre piattaforme. Se veniamo a conoscenza di contenuti che incitano o sostengono lo stupro, possiamo disabilitare i gruppi e gli account che li pubblicano e condividere queste informazioni con le forze dell'ordine".
Il voyeurismo ai tempi dei social
Il voyeurismo ai tempi dei social aveva infatti sfondato anche i controlli dell’intelligenza artificiale. Le foto erano pubbliche e mostrate nei commenti da oltre sei anni. Il gruppo era stato creato nel 2019. Fino a stamattina c'erano donne seminude che dormono, o in costume sui lettini in spiaggia. Chi le fotografa stringe l’obiettivo sul seno o su un particolare della biancheria intima. Le più allarmanti sono le fotografie scattate durante momenti intimi in coppia. E i commenti degli altri uomini a corredo erano volgari, volutamente. Perché tra loro, se lo scrivevano anche, i partecipanti chiedevano di essere espliciti nei commenti per stimolare conversazioni piccanti.
Oltre mille denunce
Tutto questo campionario adesso è in mano agli investigatori del web che da due giorni hanno ricevuto le oltre mille segnalazioni di chi dichiara di non avere dato alcun consenso alla diffusione delle immagini. La Postale, dopo i primi accertamenti, invierà un’informativa alla procura di Roma. I reati vanno dalla violazione della privacy alla diffamazione e soprattutto alla diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Quest’ultimo reato prevede il carcere da uno a sei anni e una multa da 5 mila a 15 mila euro per chi diffonde il materiale. La pena aumenta se chi divulga le immagini è il coniuge, anche separato o divorziato, o una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla vittima.
"Nazifemminista”
Il caso si preannuncia difficile. Tutti gli utenti più attivi del gruppo si erano registrati come “Partecipante anonimo”. Molti di loro, dopo i primi post che avevano criticato e definito “una vergogna” il gruppo, hanno risposto con sfacciataggine che chi si offende per quanto legge e vede è “nazifemminista”.
"Forma di abuso”
Il gruppo è stato scoperto e segnalato dal profilo Instagram di Carolina Capria “lhascrittounafemmina”, poi ripreso dalla pagina Instagram “No justice no peace Italy”, che in un post scrive: "Oltre 32.000 uomini animano un gruppo Facebook dove condividono foto intime delle proprie mogli senza il loro consenso, cercando approvazione e complicità in questa violenza. Questa è una palese forma di abuso, pornografia non consensuale e misoginia sistemica. Segnalate immediatamente il gruppo a Facebook. Chi partecipa a questo scempio è complice di un crimine".
"Andiamo su Telegram”
Scorrendo la pagina qualcuno più avveduto ha iniziato a chiedere di inaugurare un nuovo gruppo Telegram perché, si comprende da alcuni commenti, già esistono dei gruppi gemelli sui canali Telegram e Whatsapp. Anche su questo versante c’è una ricerca in corso da parte della polizia Postale.
La denuncia delle vittime
Come una macchia d’olio che si è allargata sempre di più, l’esistenza del gruppo è arrivata anche alle vittime che si sono riconosciute nelle immagini e hanno cominciato a chiamare e a scrivere alla polizia postale attraverso il servizio “commissariato.it”.
Il gruppo che cresce
I membri del gruppo, invece di diminuire, sono cresciuti di numero e nell’ultima settimana contano oltre 8mila nuovi iscritti. Sono scomparse, però, alcune immagini. Forse qualcuno inizia a comprendere che non si tratta di gioco erotico ma di reati.