La beffa del gruppo “Mia Moglie”: chiusa la pagina Fb ma gli iscritti inaugurano due nuovi canali
di Romina MarcecaDopo il danno, la beffa. Il gruppo Facebook “Mia moglie”, con 32mila iscritti, che ha scatenato le polemiche per la pubblicazione di foto intime e osé di centinaia di mogli, ex, addirittura anche suocere ignare di tutto, è stato chiuso. Ma gli stessi partecipanti, o comunque parte di loro, continuano a scambiarsi foto e commenti violenti sulle donne in un canale Telegram e su Whatsapp nel gruppo “Chat di Mia Moglie” che non sono stati ancora cancellati. Una razzia compiuta sui corpi delle donne che non si ferma. Una violenza a tutti gli effetti, che va avanti da 6 anni, da quando nel 2019 venne inaugurata la pagina su Facebook.
La risposta di Telegram
Spiega Barbara Strappato, vicedirettrice della polizia postale, e che sta seguendo le indagini sulla vicenda: “Per quanto riguarda Telegram, rileviamo da parte loro scarsa collaborazione con le forze dell’ordine. Perché dichiarano di non detenere i dati dei loro utenti, a differenza di altre piattaforme”. Ma gli investigatori stanno già …
Dopo il danno, la beffa. Il gruppo Facebook “Mia moglie”, con 32mila iscritti, che ha scatenato le polemiche per la pubblicazione di foto intime e osé di centinaia di mogli, ex, addirittura anche suocere ignare di tutto, è stato chiuso. Ma gli stessi partecipanti, o comunque parte di loro, continuano a scambiarsi foto e commenti violenti sulle donne in un canale Telegram e su Whatsapp nel gruppo “Chat di Mia Moglie” che non sono stati ancora cancellati. Una razzia compiuta sui corpi delle donne che non si ferma. Una violenza a tutti gli effetti, che va avanti da 6 anni, da quando nel 2019 venne inaugurata la pagina su Facebook.
La risposta di Telegram
Spiega Barbara Strappato, vicedirettrice della polizia postale, e che sta seguendo le indagini sulla vicenda: “Per quanto riguarda Telegram, rileviamo da parte loro scarsa collaborazione con le forze dell’ordine. Perché dichiarano di non detenere i dati dei loro utenti, a differenza di altre piattaforme”. Ma gli investigatori stanno già chiedendo la rimozione delle immagini. Mentre l’esistenza della chat di Whatsapp è notizia di poche ore fa arrivata a Repubblica.
Tremila denunce in due giorni
Le segnalazioni alla polizia postale dopo la scoperta del gruppo Facebook, intanto, sfiorano quota 3mila in due giorni. Tra queste ci sono anche mogli e fidanzate che già si sono riconosciute in alcuni scatti mentre dormono in biancheria intima o riposano sotto all’ombrellone. Le foto più spinte sono quelle catturate di nascosto durante i rapporti sessuali.
Le vere identità
Dopo l’indignazione del mondo social e la chiusura della pagina Facebook, la polizia adesso dovrà ascoltare le testimonianze delle vittime che hanno visto le proprie immagini commentate da uomini tutti registrati con profili anonimi. Un escamotage che però verrà presto aggirato da chi indaga fino ad arrivare anche all’identità di chi ha amministrato il gruppo consentendo la pubblicazione di foto rubate e dal contenuto sensibile.
“Donne? La categoria più odiata sul web”
“Colpisce il mancato rispetto, il linguaggio di odio sempre verso le donne. Non è un caso se nella classifica di Vox anche per il 2024 le donne sono la categoria più odiata sul web", dice Barbara Strappato. “Noi facciamo parte dell'osservatorio sui reati discriminatori ma se il fenomeno è così diffuso è il momento che tutta la comunità si interroghi. Bisognerebbe apprendere l’educazione sentimentale sin da piccoli”.
Le indagini
L’indagine si preannuncia complessa e non poco dolorosa per le vittime. Innanzitutto si deve risalire, per ogni immagine, a chi l’ha rubata, verificare l’account, comprendere se in questa mole di immagini e parole dense di misoginia non ci sia stato anche chi ha rubato nomi e profili. Poi, la parte più amara: le vittime verranno a conoscenza dei nomi e dei cognomi di chi ha sbattuto su un gruppo Facebook la loro intimità. Molti di loro sono mariti, padri, nonni, come è apparso chiaro dal tenore di decine di commenti alle foto. E la ferita per le donne sarà ancora più insopportabile.
"Permesso negato”
“L’attenzione mediatica di questi giorni va sfruttata per interrogarci sul modo in cui stiamo arginando un fenomeno che è in continua espansione”, dice Carolina Capria, scrittrice e sceneggiatrice che sull’account Instagram “l’hascrittounafemmina” ha fatto scoppiare il caso. “Il fenomeno dei gruppi virtuali nei quali gli utenti pubblicano foto ottenute senza il consenso delle persone ritratte. Secondo il report del 2022 dell’associazione no profit ‘Permesso negato’ i gruppi/canali Telegram dedicati alla condivisione di materiale di ‘Pornografia Non Consensuale’ sono 231”, continua la scrittrice, “e gli utenti che vi partecipano poco più di tredici milioni. I numeri quindi ci dicono che il gruppo Facebook che è stato chiuso grazie a migliaia di denunce alla polizia postale, è solo una goccia in un oceano. Ci troviamo di fronte a un problema culturale che va affrontato offrendo alle vittime strumenti e supporto, ma anche attrezzandoci, come società, per insegnare a bambini e bambine il valore del consenso e del rispetto anche in relazione all’affettività”.