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Al meeting di Rimini mostra sui martiri di Algeria: “Restarono in nome della fraternità”

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Il cardinale Vesco: “Hanno scelto di continuare a condividere la vita dei loro vicini, dei loro amici, di fede musulmana, che erano essi stessi in difficoltà e non potevano certo andarsene”. L’ondata di violenza negli anni 90, il legame di Leone XIV, la pace “disarmata e disarmante”
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Come dice il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, “come cristiani hanno voluto rimanere, in nome della fraternità, in connessione col popolo e condividere il rischio che gli stessi algerini hanno corso in quel decennio nero, quando 150mila persone furono uccise”. A loro, 19 religiosi e religiose martiri di Algeria, è dedicata una mostra che si apre oggi al meeting di Rimini.

I 19 religiosi

Tra i martiri d’Algeria, 13 religiosi, fra cui un vescovo, Pierre Claverie, ucciso in un attentato insieme al suo amico musulmano Mohammed Bouchikhi, e 6 religiose, ci sono anche i monaci di Tibhirine, noti al grande pubblico grazie al film Uomini di Dio del 2010. La violenza nel paese, perpetrata dal Gruppo islamico armato, che godeva di appoggi opachi, iniziò dopo le elezioni del 1992 e colpì per circa dieci anni anche molti musulmani.

Messaggio da Leone

Nel messaggio inviato all’appuntamento di Rimini, il cardinale Pietro Parolin sottolinea che papa Leone XIV “ha apprezzato che una d…

Come dice il cardinale Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, “come cristiani hanno voluto rimanere, in nome della fraternità, in connessione col popolo e condividere il rischio che gli stessi algerini hanno corso in quel decennio nero, quando 150mila persone furono uccise”. A loro, 19 religiosi e religiose martiri di Algeria, è dedicata una mostra che si apre oggi al meeting di Rimini.

I 19 religiosi

Tra i martiri d’Algeria, 13 religiosi, fra cui un vescovo, Pierre Claverie, ucciso in un attentato insieme al suo amico musulmano Mohammed Bouchikhi, e 6 religiose, ci sono anche i monaci di Tibhirine, noti al grande pubblico grazie al film Uomini di Dio del 2010. La violenza nel paese, perpetrata dal Gruppo islamico armato, che godeva di appoggi opachi, iniziò dopo le elezioni del 1992 e colpì per circa dieci anni anche molti musulmani.

Messaggio da Leone

Nel messaggio inviato all’appuntamento di Rimini, il cardinale Pietro Parolin sottolinea che papa Leone XIV “ha apprezzato che una delle mostre caratterizzanti il meeting di quest’anno sia dedicata alla testimonianza dei martiri di Algeria. In essi risplende la vocazione della Chiesa ad abitare il deserto in profonda comunione con l’intera umanità, superando i muri di diffidenza che contrappongono le religioni e le culture, nell’imitazione integrale del movimento di incarnazione e di donazione del Figlio di Dio”.

Insieme agli amici musulmani

I 19 martiri, beatificati da papa Francesco nel 2018, “hanno scelto di continuare a condividere la vita dei loro vicini, dei loro amici, di fede musulmana, che erano essi stessi in difficoltà e non potevano certo andarsene”, spiega il cardinale domenicano Vesco in un contributo per la mostra. “E’ bella questa testimonianza perché è in realtà la testimonianza di tutta la Chiesa”.

“Chiamati due volte”

Il titolo della mostra, “Chiamati due volte. I martiri d’Algeria”, allude al fatto che i diciannove sono stati fedeli due volte: alla loro vocazione religiosa e al popolo algerino con cui vivevano. L’esposizione è realizzata da Oasis, Fondazione internazionale nata nel 2004 per iniziativa del cardinal Angelo Scola, con l’obiettivo di favorire la conoscenza tra cristiani e musulmani e creare spazi di dialogo sulla base della reciproca rilevanza culturale e dalla Libreria Editrice Vaticana, che ne pubblica anche il catalogo.

Scola e l’islam

Il motivo alla base della scelta di rimanere in terra d’Algeria e di donare la vita emerge con chiarezza ed esaustività dal Testamento di Christian De Chergé, priore del Monastero di Tibhirine. Nel suo ultimo libro, Nell’attesa di un nuovo inizio, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano e fondatore di Oasis, scrive a proposito del testamento di Christian de Chergé: “Ho letto e riletto più volte questo testo straordinario con grande emozione perché esprime, con delicati toni poetici e con profonda sensibilità teologica, un interesse nei confronti dell'Islam che ho sempre avuto e che ho coltivato soprattutto nell'ultima parte della mia vita con l'istituzione della Fondazione Oasis. Anche a me è capitato spesso, senza ovviamente toccare i vertici della riflessione di padre de Chergé, di chiedermi per quale misterioso disegno di Dio oltre un miliardo di uomini e donne sono fedeli all'Islam. E ho cominciato a intravvedere e a capire che il Signore ci dona la grazia e ci offre la possibilità di lasciarci trasformare da esse in una misura che non avremmo mai immaginato quando nella Chiesa si è iniziato a parlare di dialogo inter-religioso”.

Disarmati e disarmanti

Come ha notato su Avvenire il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del dicastero per le Cause dei santi, “con papa Leone XIV, ‘figlio di Agostino’ come egli stesso si è definito (Agostino, nato e cresciuto proprio in terra d’Algeria), possiamo scorgere un doppio legame tra il Pontefice americano e i “nostri” martiri: la sua elezione al Soglio pontificio è avvenuta proprio nel giorno della loro memoria liturgica, l’8 maggio. E nel suo primo saluto ai fedeli Papa Leone XIV ha parlato della ‘pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante’. Vi è stato qualcuno che ha rintracciato un’assonanza con una parola stessa del priore di Tibhirine, Christian de Chergé, il quale, in un suo scritto, chiese al Signore una ‘doppia’ grazia che riguarda l’auspicato shalom: ‘Signore, disarmali! E disarmaci’, ebbe a scrivere il priore di Tibhirine”.

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