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Cosenza, neonata rapita. Per Rosa Vespa chiesto l’abbreviato: “Insieme però a perizia psichiatrica”

Slitta di qualche giorno l’udienza preliminare, ora fissata per il 29 settembre
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A distanza di otto mesi dal drammatico rapimento della neonata Sofia dalla clinica “Sacro Cuore” di Cosenza, Rosa Vespa, 51 anni, la donna imputata di aver simulato una gravidanza e portato via la piccola dalla struttura, punta sull’infermità mentale. I suoi avvocati infatti hanno chiesto il giudizio abbreviato condizionato alla perizia psichiatrica, rinviando così l’udienza collegiale prevista per il 23 settembre al 29 settembre, davanti al giudice per le indagini preliminari.

Parte civile

In quella data, la famiglia della madre della bambina, Valeria Chiappetta, si costituirà parte civile tramite gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani, affiancati dalle consulenti Simonetta Costanzo e Flaminia Bolzan. La difesa della famiglia ha già annunciato che, qualora il giudice accogliesse la richiesta di rito abbreviato, interverrà con una propria consulenza tecnica.

La finta gravidanza

Il 21 gennaio 2025, Rosa Vespa si è introdotta nella clinica “Sacro Cuore” fingendosi un’infermiera. Dopo aver simulato per nove mesi una gravidanza, ha rapito la piccola Sofia, nata da appena 24 ore, portandola via in un ovetto. Le telecamere di sorveglianza hanno ripreso la donna mentre usciva dalla struttura insieme al marito, Aqua Moses, ignaro di tutto secondo gli inquirenti.

La festa a casa

Una volta a casa, Rosa ha vestito la bambina di azzurro, come se fosse il maschietto che aveva finto di aspettare, e ha organizzato una festa con amici e parenti. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine ha permesso di riportare la neonata tra le braccia della madre nel giro di poche ore.

Il profilo psichiatrico

La procura ha già disposto una perizia psichiatrica che ha stabilito che Rosa Vespa era pienamente capace di intendere e di volere al momento del rapimento, pur presentando disturbi di moderata pericolosità. Questo elemento sarà cruciale per la decisione del giudice sul rito abbreviato. La famiglia Chiappetta ha presentato una querela integrativa contro la clinica, sollevando dubbi sulla sicurezza e sulle responsabilità della struttura. Le indagini su eventuali negligenze sono ancora in corso.

Ai domiciliari

La richiesta di arresti domiciliari per Rosa Vespa ha già suscitato polemiche. La famiglia della vittima ha contestato duramente il provvedimento, denunciando la mancata notifica e il rischio di reiterazione del reato. Il marito della donna, Moses, è stato scarcerato, ritenuto estraneo ai fatti. Il caso ha scosso profondamente l’opinione pubblica, sollevando interrogativi sulla vulnerabilità delle strutture sanitarie e sulla fragilità psicologica di chi arriva a compiere gesti così estremi.

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