Cronaca

Neonata rapita a Cosenza, chiesto il giudizio immediato per Rosa Vespa

Neonata rapita a Cosenza, chiesto il giudizio immediato per Rosa Vespa

Dopo averne stralciato la posizione, la procura va verso la richiesta di archiviazione per il compagno. Anche lui è stato ingannato

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La procura di Cosenza ha chiesto il giudizio immediato per Rosa Vespa, la donna che nel gennaio scorso ha rapito una neonata alla clinica Sacro Cuore. Dopo aver finto per mesi una gravidanza, resa plausibile anche dalla corporatura robusta della donna, Vespa ha portato via la bambina, nel tentativo di ingannare il marito, Moses Omogo, e tutti i parenti, persino invitati a casa per festeggiare il parto.

L’inganno

Ai familiari Vespa aveva raccontato di aver dato alla luce un maschio e sono stati loro ad accorgersi dell’inganno, poco prima che la polizia bussasse alla porta per arrestare la donna e soccorrere la bambina, restituita poi ai genitori, Valeria Chiappetta e Federico Cavoto. Dall’inchiesta, coordinata dal pm Antonio Bruno Tridico, sembra ormai definitivamente uscito il compagno della donna.

Verso l’archiviazione per il marito

Approfittando dei mesi in cui si era allontanato da Cosenza per tornare a fare visita alla famiglia in Nigeria, la donna aveva iniziato a simulare la gravidanza, poi, con una serie di pretesti, lo aveva tenuto lontano dalla clinica dove diceva di aver partorito. Inizialmente fermato insieme a lei, Omogo è riuscito immediatamente a dimostrare la sua totale estraneità al folle piano della compagna, per questo è stato subito liberato e la sua posizione stralciata. Per lui, si va verso l’archiviazione.

La clinica sotto indagine

"Abbiamo un primo tassello: per la procura la posizione di Rosa Vespa è definita. Inoltre, all'esito della consulenza tecnica svolta dal consulente del pubblico ministero risulta che la signora Vespa fosse pienamente capace di intendere e volere", spiegano i legali della mamma della bambina, gli avvocati Chiara Penna e Paolo Pisani. Per i due difensori, “è in piedi il filone di indagine più ampio e articolato nei confronti della clinica. Dunque le nostre doglianze e le nostre osservazioni rappresentate nella seconda integrazione di querela, proprio nei confronti della struttura e sulle loro responsabilità, erano e sono più che fondate".

Omessa custodia

Alla struttura si rimprovera la mancanza di un sistema di sicurezza e di omessa custodia e vigilanza dei pazienti ricoverati. Ma per i legali della clinica è stata la madre in persona, anche a dispetto delle perplessità dei familiari, a decidere di consegnare la bambina a Vespa, che si era finta infermiera. Due letture diametralmente opposte che sembrano destinate a scontrarsi in aula.

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