Lo scheletro del capannone ha preso forma a poco a poco. Nel sonnolento comune di Arborio, fra gli steli del riso e i corsi d’acqua usati per l’irrigazione, gli 800 abitanti hanno iniziato a incuriosirsi. Sarà un grosso supermercato, è la voce rassicurante che ha preso piede all’inizio in paese. Nessuno all'inizio credeva che su quel terreno agricolo in disuso sarebbe sorto un allevamento da 275mila galline, l’equivalente degli abitanti di una città medio grande.
“Ce n’è voluto prima che ci rendessimo conto di cosa stava accadendo” ammette oggi Raffaele Vota, uno dei fondatori del Comitato Riso, nato nel frattempo per opporsi allo stabilimento monstre per la produzione di uova, con i suoi prevedibili odori, reflui ed emissioni.
Quel che …
Lo scheletro del capannone ha preso forma a poco a poco. Nel sonnolento comune di Arborio, fra gli steli del riso e i corsi d’acqua usati per l’irrigazione, gli 800 abitanti hanno iniziato a incuriosirsi. Sarà un grosso supermercato, è la voce rassicurante che ha preso piede all’inizio in paese. Nessuno all'inizio credeva che su quel terreno agricolo in disuso sarebbe sorto un allevamento da 275mila galline, l’equivalente degli abitanti di una città medio grande.
“Ce n’è voluto prima che ci rendessimo conto di cosa stava accadendo” ammette oggi Raffaele Vota, uno dei fondatori del Comitato Riso, nato nel frattempo per opporsi allo stabilimento monstre per la produzione di uova, con i suoi prevedibili odori, reflui ed emissioni.
Quel che è emerso negli ultimi mesi scavando nelle carte del Comune e della Provincia di Vercelli ha confermato le preoccupazioni del Comitato. Anche se non batte un record (alcuni stabilimenti nel Polesine, soprannominato Pollesine, superano i 300mila capi), l’allevamento in costruzione ad Arborio ha la stazza di una megalopoli per galline.
Gli animali vivranno stipati in due capannoni di 120 metri per 24, 137 mila capi ciascuno, a dispetto del virus dell’influenza aviaria che sobbolle anche in Italia. Il loro scopo nella vita sarà deporre uova. Poi ogni 14 mesi tutte le occupanti dell’allevamento verranno rimpiazzate da una generazione nuova.
Nella capitale del riso Dop, l’allevamento in batteria ottiene così una sonora vittoria. “Questo tipo di stabilimenti sono catene di montaggio disumane” commenta con il gusto del paradosso Gian Piero Godio, di Legambiente e Pro Natura di Vercelli.
«Le galline vivono in condizioni di enorme sofferenza - aggiunge Greenpeace - ammassate in spazi ristretti che favoriscono la proliferazione di malattie come l’influenza aviaria, trasmissibile all’essere umano».
La notizia della megalopoli aviaria nel frattempo ha superato i confini ristretti di Arborio. I movimenti animalisti più oltranzisti si sono ritrovati ai cancelli del cantiere, con sigle dai nomi più o meno pittoreschi come Galline in Fuga e Movimento Antispecista Radicale.
Nelle scorse settimane alcuni attivisti si sono incatenati alla recinzione e sono entrati nella proprietà dell’allevamento, facendo intervenire la Digos, rimediando fogli di via ed entrando in collisione totale con la proprietà, decisa a completare i capannoni.
“La nostra Azienda procederà regolarmente nei lavori autorizzati e programmati. La nostra attività, nata nel 1968, viene svolta nel rispetto delle Leggi e, per tale motivo, proseguiremo nel nostro lavoro” è la nota che ci ha inviato la Società Agricola Bruzzese s.s., un’impresa molto attiva nel settore avicolo che ha sede a Olgiate Olona, in provincia di Varese.
Di uova, in Italia, se ne consumano 218 a cittadino ogni anno. Con l’inflazione sono rimaste le fonti di proteine più economiche e il mercato, che vale quasi 3 miliardi, è da diversi anni in espansione. “E’ vero, la società ha ottenuto le autorizzazioni necessarie da parte degli enti pubblici, ma c’è un particolare che ha scovato Legambiente e sul quale abbiamo chiesto approfondimenti” dice Vota.
Il Comitato Riso – che ha raccolto 55mila firme in una petizione sul sito Change.org – ha presentato un esposto alla procura di Vercelli per indagare sulla “tempistica sospetta nella rimozione del vincolo urbanistico”. I quasi 24mila metri quadri destinati all’allevamento erano infatti classificati come inedificabili fino al 22 dicembre 2022.
Quel giorno il consiglio comunale si è riunito e ha votato all’unanimità la rimozione della “fascia di inedificabilità lungo le sponde del cavo delle Mandrie”, corso d’acqua nel quale, secondo l’esposto, “finirà lo scarico dei reflui”.
I sospetti riguardano la presentazione, da parte della Società Bruzzese, dell’istanza per la realizzazione dell’impianto, avvenuta, cita il Comitato Riso “solo cinque giorni dopo, il 27 dicembre 2022. Tale tempistica, formalmente legittima, appare orientata a favorire un interesse privato”.
L’esposto si preoccupa anche per rumori, odori e scarichi dell’impianto, che emetterà tra l’altro ammoniaca e sorgerà “in un’area di elevato interesse agronomico, le risaie di Baraggia”.
Le 493 tonnellate di galline ospitate nei due capannoni di Arborio produrranno quasi 9mila metri cubi di letame all’anno, che verrà rimosso dal pavimento due volte a settimana con dei nastri e trasportati con i camion a un impianto per la produzione di biogas.
Per ora dalle proteste sono rimasti sostanzialmente estranei proprio i risicoltori, che non hanno fatto sentire in modo evidente la loro voce. “Eppure se cerchi Arborio su Internet esce il riso, non il Comune. L’inquinamento della zona rischia di penalizzare molto anche loro” riflette Vota. Dal Comitato Riso sono usciti nel frattempo i movimenti animalisti più oltranzisti.
“Vogliamo agire nel rispetto della legge. In questa vicenda la voce dei cittadini non è stata tenuta affatto in considerazione. Abbiamo paura che fra un anno ci ritroveremo con una cappa di ammoniaca che pervade il paese. Ma in molti, io per primo, ci siamo resi conto anche del malessere che queste tecniche di allevamento provocano agli animali”.