“Noi chiediamo che la magistratura indaghi e faccia luce anche sui rapporti fra Italia e Libia: aver ‘acquistato’ i servizi dei trafficanti e avergli consegnato la Libia, questo è il problema, non le ong o i migranti”. Presidente di Mediterranea Saving Humans, Laura Marmorale ha seguito da terra la prima missione della nuova, omonima nave dell’ong italiana, adesso bloccata a Trapani con un “Piantedosi”, il fermo amministrativo previsto dalla legge confezionata ormai due anni e mezzo fa dal Viminale. “Dal ministro non accettiamo lezioni – attacca la presidente – e su quanto accaduto pretendiamo un’inchiesta approfondita: è paradossale che i nostri equipaggi vengano minacciati e intimiditi dai libici e arrivati a terra vengano fermati”. Contro quel provvedimento, in tanti stanno protestando. Ieri pomeriggio a Trapani, oltre trecento persone si sono presentate sul molo per protestare e chiedere la “liberazione” di Mediterranea. Medesima richiesta è arrivata dall’europarlamentare di Avs Leoluca Orlando e dalla delegazione del Pd, guidata dalla deputata Giovanna Iacono, che ieri è salita a bordo. “Contro il fermo abbiamo presentato ricorso in sede amministrativa – spiega Marmorale – ma in sede penale chiediamo anche che la procura indaghi su quello che è successo”.
Cosa chiedete con l’esposto presentato a Trapani?
“Il nostro equipaggio è stato minacciato e intimidito, dieci ragazzi sono stati lanciati in acqua in piena notte. Noi siamo certi che queste siano violazioni palesi di norme e convenzioni internazionali sul soccorso in mare, come dei diritti alla vita e all’incolumità dei naufraghi e dell’equipaggio. Vogliamo che i responsabili siano identificati e si faccia luce anche sugli eventuali rapporti con il governo italiano”.
Già in passato vi eravate rivolti alla magistratura per questo
“Abbiamo presentato un primo esposto nell’aprile 2024 a Ragusa. In missione avevamo sperimentato personalmente i metodi utilizzati dalla Guardia costiera libica: da una motovedetta hanno sparato ad altezza d’uomo contro i nostri team di soccorso durante un salvataggio, con lo stesso totale disprezzo della vita umana mostrato nei confronti dell’equipaggio di Ocean Viking. Ma sono anni che la flotta civile subisce attacchi da parte dei libici e li documenta senza che il governo proferisca parola. Da che parte stia, lo ha dimostrato liberando Almasri”.
Che esito ha avuto quel procedimento?
“Ancora nessuno. I nostri soccorritori sono stati sentiti come persone informate sui fatti, sono state acquisite foto e immagini video, ma dopo non abbiamo avuto più notizie. La cosa più grave è che, nonostante tutto sia stato reso pubblico, siamo stati noi ad essere accusati di “aver creato una situazione di pericolo in mare” e fermati. È un totale rovesciamento della realtà. Cos’altro deve succedere perché si comprenda che questi non sono soggetti con cui le democrazie occidentali possano avere a che fare? Che ammazzino uno di noi?”.
Il processo che dovrete affrontare a Ragusa è parte del “rovesciamento della realtà”?
“In autunno affronteremo la prima udienza del procedimento che vede molti dei nostri accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Non siamo la prima ong a cui succeda, nessuna delle inchieste ha portato a nulla, ma si continua ad andare avanti, perseguendo anche penalmente l’obbligo di salvare vite in mare. Sul fallimento delle politiche governative invece, nessuno dice una parola”.
Piantedosi ha rivendicato l’assoluta “sovranità” sul soccorso in mare
“Ci piacerebbe che la esercitasse davvero. È da anni che, insieme a tutta la flotta civile, chiediamo un reale coordinamento dei soccorsi nel Mediterraneo e un reale impegno nel salvare vite. Ma ogni volta che le navi ong vengono fermate o spedite in porti lontani il mare rimane vuoto e si muore, come dimostrato dall’ultima strage a Lampedusa, mentre dalle parti di Roma, c’è solo gente impegnata a dire che quelle persone non avrebbero dovuto affrontare il viaggio. Impegno per creare canali legali e sicuri? Nessuno. Ci si preoccupa solo di difendere i confini, anche a costo di farli diventare un cimitero”.