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La scienziata: “Io, unica italiana nel team di esperti Onu: così scriviamo il libro del clima”

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Erika Coppola, fisica di 52 anni, è la coordinatrice di uno dei capitoli: “Il Mediterraneo sarà una delle regioni più colpite da siccità e eventi estremi”
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Il libro che descrive il clima sulla Terra e prevede quale sarà il nostro futuro ha iniziato a prendere forma. L’Ipcc, il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (l’organismo delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta) ha scelto i suoi autori. Erika Coppola, fisica di 52 anni di origine abruzzese, sarà — unica italiana del team — coordinatrice di uno dei capitoli. «Spiegheremo come il clima cambierà in tutte le regioni del mondo. Sappiamo che gli effetti del riscaldamento non sono ovunque gli stessi. Il Mediterraneo per esempio sarà probabilmente una delle regioni più colpite da fenomeni di siccità e altri eventi estremi. Altrove gli effetti potrebbero essere diversi» spiega la ricercatrice del Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam (Ictp) di Trieste.

Qual è il suo ruolo?

«Sono stata scelta come coordinatrice di un capitolo del prossimo rapporto sul clima dell’Ipcc, che sarà pronto probabilmente a fine 2028. Con me ci sono una collega colombia…

Il libro che descrive il clima sulla Terra e prevede quale sarà il nostro futuro ha iniziato a prendere forma. L’Ipcc, il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (l’organismo delle Nazioni Unite che studia il riscaldamento del pianeta) ha scelto i suoi autori. Erika Coppola, fisica di 52 anni di origine abruzzese, sarà — unica italiana del team — coordinatrice di uno dei capitoli. «Spiegheremo come il clima cambierà in tutte le regioni del mondo. Sappiamo che gli effetti del riscaldamento non sono ovunque gli stessi. Il Mediterraneo per esempio sarà probabilmente una delle regioni più colpite da fenomeni di siccità e altri eventi estremi. Altrove gli effetti potrebbero essere diversi» spiega la ricercatrice del Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam (Ictp) di Trieste.

Qual è il suo ruolo?

«Sono stata scelta come coordinatrice di un capitolo del prossimo rapporto sul clima dell’Ipcc, che sarà pronto probabilmente a fine 2028. Con me ci sono una collega colombiana e uno del Sudafrica. Insieme coordineremo un gruppo di autori. Veniamo scelti in modo che tutti i paesi del mondo siano rappresentati in modo equo. Su 3.771 scienziati candidati, siamo stati selezionati in 664 da 111 paesi diversi. Il primo requisito è il curriculum scientifico, oltre ovviamente a non avere conflitti di interessi».

Come si fa a scrivere il libro del clima del mondo?

«Raccogliamo le pubblicazioni scientifiche che si occupano del tema del nostro capitolo, con i dati messi insieme dai colleghi negli ultimi anni. Tornando al Mediterraneo, cercheremo di capire se e quanto aumenteranno le temperature, se dobbiamo aspettarci più episodi di siccità o di precipitazione estrema, inclusi quelli mai avvenuti prima nella storia. Un punto delicato è determinare quanto i fenomeni estremi possono essere attribuiti al cambiamento climatico».

Il limite di un grado e mezzo, la soglia di riscaldamento da non superare secondo gli accordi di Parigi, è ormai considerato impossibile da mantenere?

«Prendiamo tutte le promesse fatte dai governi durante le conferenze internazionali sul clima. Anche così le temperature del pianeta sono probabilmente destinate a superare il grado e mezzo. Ma se più realisticamente consideriamo solo le azioni concrete messe in atto finora dagli stati, possiamo aspettarci un riscaldamento di 3 o 4 gradi».

Non c’è spazio per la speranza? Nel primo semestre del 2025 la Cina ha ridotto le emissioni grazie alle rinnovabili. È la prima volta.

«Sì, ci aspettiamo che le emissioni di gas serra raggiungano un picco e poi inizino a scendere, non solo in Cina. La parte difficile del lavoro sarà capire cosa accadrà nella sezione discendente della curva. Sarà uno scenario nuovo. Non sappiamo né quando avverrà l’inversione di tendenza, né come risponderà la Terra».

Cosa pensa dell’intelligenza artificiale?

«In climatologia migliora i modelli che usiamo per proiettare gli scenari futuri del clima. Ci aiuta a superare uno dei limiti principali: la potenza di calcolo dei computer. Rappresenta un’evoluzione per la ricerca, ci aiuterà a capire molte cose. Dovrà però affiancare l’intelligenza umana, mai sostituirla».

La fisica è uno dei campi in cui le donne sono meno rappresentate. Lei come ha fatto ad affermarsi?

«Quando mi sono iscritta a fisica all’Aquila eravamo 4 ragazze su cento matricole. La situazione è rimasta così per molti anni. Solo di recente le proporzioni sono migliorate, ma se si tratta di fare carriera lo squilibrio si ripresenta. Quando ho ottenuto il posto di ricercatrice permanente al centro Abdus Salam, ero l’unica donna insieme a un’altra collega».

Quanto sentite la mancanza degli Stati Uniti, che con Trump si sono sfilati dallo studio del clima?

«La situazione non è bella, anche perché i nostri documenti devono essere approvati dai politici di tutti i paesi. La scienza però prescinde da Trump. Tutti i negazionisti che il presidente americano ha potuto riunire non riusciranno ad avere influenza sui risultati del nostro lavoro».

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