Caso Prospero: “I giudici rifiutino quel patto vergognoso. Giustizia per la morte di Andrea”
di Alessandra Ziniti“Quel ragazzo non ha mai dato un segno di rimorso per aver spinto nostro figlio ad uccidersi. Non si è pentito, non ha spiegato, non ci ha neanche mai chiesto scusa. E ora potrebbe cavarsela senza pagare, con due anni e mezzo di lavori socialmente utili? Ma che giustizia è questa?”.
A Lanciano, dove li ha raggiunti la notizia che mai si sarebbero aspettati, Teresa e Michele Prospero, i genitori di Andrea, lo studente diciannovenne morto suicida a gennaio in un appartamento di Perugia dopo aver assunto un mix di farmaci in diretta chat con altri coetanei che lo istigavano ad uccidersi, sono indignati. Il processo per direttissima ad Emiliano Volpe, il diciannovenne romano ai domiciliari da marzo accusato di istigazione al suicidio, non si terrà. La Procura e il legale dell’imputato, l’avvocato Alessandro Rizzi, hanno raggiunto un accordo per il patteggiamento: i cinque anni di base di condanna prevista si dimezzano ma soprattutto saranno sostituiti dai lavori socialmente utili.
Michel…
“Quel ragazzo non ha mai dato un segno di rimorso per aver spinto nostro figlio ad uccidersi. Non si è pentito, non ha spiegato, non ci ha neanche mai chiesto scusa. E ora potrebbe cavarsela senza pagare, con due anni e mezzo di lavori socialmente utili? Ma che giustizia è questa?”.
A Lanciano, dove li ha raggiunti la notizia che mai si sarebbero aspettati, Teresa e Michele Prospero, i genitori di Andrea, lo studente diciannovenne morto suicida a gennaio in un appartamento di Perugia dopo aver assunto un mix di farmaci in diretta chat con altri coetanei che lo istigavano ad uccidersi, sono indignati. Il processo per direttissima ad Emiliano Volpe, il diciannovenne romano ai domiciliari da marzo accusato di istigazione al suicidio, non si terrà. La Procura e il legale dell’imputato, l’avvocato Alessandro Rizzi, hanno raggiunto un accordo per il patteggiamento: i cinque anni di base di condanna prevista si dimezzano ma soprattutto saranno sostituiti dai lavori socialmente utili.
Michele Prospero, la sua famiglia è parte offesa. Accetterete questo accordo?
"Il nostro legale, l’avvocato Francesco Mangano, mi ha spiegato che non possiamo fare nulla per opporci se non esprimere tutta la nostra indignazione per un accordo che cancella qualsiasi lontana ipotesi di giustizia per la fine di mio figlio. Se il 23 ottobre mi sarà data l’opportunità, nell’udienza in cui il tribunale dovrà valutare il patteggiamento, pregherò i giudici di rifiutare questa ipotesi. Nessuno ci restituirà Andrea e nessuno cerca vendette, ma una pena giusta si”.
Perché secondo lei il patteggiamento ai lavori sociali non lo è?
"Ma a cosa servono i lavori sociali per un ragazzo come questo che, oltre ad ammettere quello che non poteva negare vista la chiarezza della chat in cui ha spinto mio figlio ad uccidersi senza poi avere un secondo di rimorso e chiamare i soccorsi che forse avrebbero potuto salvarlo, non ha mai pensato di pentirsi di quello che ha fatto? Io credo che sia un pessimo segnale per tutti questi giovani che, come purtroppo continuano a dirci le cronache, si rifugiano dietro un computer e giocano con la vita propria e quella degli altri senza capire quello che fanno. Il messaggio che si dà con questa decisione è che nessuno paga”.
Cosa si aspettava lei da questo processo?
"Non solo giustizia, ma anche di conoscere finalmente la verità. Sono passati nove mesi dalla morte di mio figlio e io ancora non so perché si è ucciso. Come abbiamo detto tante volte, né noi genitori ma neanche sua sorella gemella con cui divideva la vita, avevamo mai colto un segnale di disagio, figuriamoci la sola idea che Andrea potesse togliersi la vita. Eppure da quelle chat abbiamo appreso che con questo e altri ragazzi ne parlava da almeno un anno. E allora mi sarei aspettato almeno qualche parola che ci desse un po’ di pace, che ci aiutasse a capire. E invece così saremo costretti a rimanere con questo enorme buco nero nel quale c’è solo una certezza, quella del ruolo di questo Emiliano Volpe. E gli altri?
Lei si riferisce agli altri ragazzi che partecipavano a quella chat e che non sono mai stati identificati?
“Esatto. Dal poco che abbiamo saputo esiste un secondo filone di indagine con un indagato in Campania per la cessione di questi maledetti farmaci, ma come è possibile che almeno l’altro ragazzo che era in diretta chat quando Andrea non ha più risposto e che ha condiviso con Volpe la decisione di non chiamare i soccorsi, non sia stato identificato? E cosa ci faceva Andrea con tutte quelle sim e quelle carte di credito in quel bed and breakfast di Perugia di cui non conoscevamo l’esistenza? Sono passati nove mesi e non abbiamo avuto nessuna risposta. E quel che è peggio è che questi continuano impunemente”.
A cosa si riferisce?
"Questi gruppi telegram, queste chat su cui vendono questi farmaci, questi veleni sono tutte lì, attive più che mai. Nessuno ha fatto nulla, eppure per quei gruppi facebook con le foto delle mogli si è agito subito. Quelli sono stati chiusi, come se le vite di questi nostri ragazzi fragili fossero meno importanti”.