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Le ultime ore di Cinzia Pinna: polvere bianca sul tavolo e sangue nella lavatrice

La fiaccolata di ieri sera a Castelsardo per Cinzia Pinna, la giovane uccisa 

 

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Si attende cosa dirà il rampollo dei Ragnedda nell’interrogatorio di convalida davanti al gip. La sua famiglia è sparita dalla casa di Baja Sardinia e si è rifugiata in una delle tante proprietà
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Castelsardo (Sassari) – A tradire Emanuele Ragnedda, l’assassino reo confesso di Cinzia Pinna, sono state le sue pressioni sugli investigatori: «L’avete trovata?», «Pensate che sia morta?», «Cosa hanno ripreso le telecamere?». Ogni giorno, o quasi, da quando si è cominciato a indagare sulla scomparsa della donna a Palau, il rampollo della dinastia di imprenditori di vini di Arzachena fermava le squadre di ricerca in strada per chiedere in quale direzione andassero le indagini. Questa attenzione da parte di un uomo che diceva «di conoscere di vista Cinzia» ha insospettito gli investigatori. Anche se lui si affrettava a precisare: «Quella sera non l’ho incontrata».

L’auto

Poi, dopo aver visionato le immagini di una decina di telecamere, è saltato f…

Castelsardo (Sassari) – A tradire Emanuele Ragnedda, l’assassino reo confesso di Cinzia Pinna, sono state le sue pressioni sugli investigatori: «L’avete trovata?», «Pensate che sia morta?», «Cosa hanno ripreso le telecamere?». Ogni giorno, o quasi, da quando si è cominciato a indagare sulla scomparsa della donna a Palau, il rampollo della dinastia di imprenditori di vini di Arzachena fermava le squadre di ricerca in strada per chiedere in quale direzione andassero le indagini. Questa attenzione da parte di un uomo che diceva «di conoscere di vista Cinzia» ha insospettito gli investigatori. Anche se lui si affrettava a precisare: «Quella sera non l’ho incontrata».

L’auto

Poi, dopo aver visionato le immagini di una decina di telecamere, è saltato fuori il frame che ha dato agli inquirenti la svolta sul femminicidio: alle 4,02 della notte dell’11 settembre Cinzia Pinna, 33 anni, figlia di uno dei ristoratori più conosciuti di Castelsardo, in provincia di Sassari, viene inquadrata da un sistema di videosorveglianza mentre si avvicina a una Jeep scura. Parla con chi è alla guida, poi sale a bordo. La targa dà il suo verdetto: l’auto è intestata alla famiglia Ragnedda.

Le tracce di sangue

Iniziano le audizioni dell’imprenditore che nega tutto. Fino a quando mercoledì a metterlo alle strette è un carabiniere del Ris. Durante l’ultimo interrogatorio gli rivela che ci sono tracce di sangue ovunque in casa sua, anche sulla lavatrice. Lui crolla e racconta la sua verità. Poi accompagna gli investigatori sul terreno della tenuta di Concaentosa, a Arzachena. Sotto un albero e un mucchio di sterpaglie c’è il cadavere della donna, senza vestiti nella parte inferiore del corpo. L’autopsia verificherà una eventuale tentata o consumata violenza sessuale. Oppure se Cinzia è stata sfigurata dagli animali o dalla decomposizione.

Un'immagine di Cinzia Pinna, la donna di 33 anni di Castelsardo di cui non si hanno notizie dalla sera dell'11 settembre scorso, pubblicata sui social dalla sorella Carlotta, 24 settembre 2025 Emanuele Ragnedda, imprenditore 41enne di Arzachena, è indagato per l'omicidio. Courtesy della famiglia Pinna ++ FOTO NON IN VENDITA ++ NPK 

La polvere bianca

Ma cosa è successo quella sera di due settimane fa? Cinzia Pinna ha finito di lavorare all’hotel Palau alle 23. Il primo bar dove va è il “Bianco e Rosso”, incontra le sue colleghe. Alle 2 il locale chiude. Allora va in un pub vicino e lì ci rimane almeno fino alle 3, in compagnia di altri amici. Nella ricostruzione della procura di Tempio Pausania c’è un’ora di buco fino alle 4,02, il momento in cui sale nella macchina di Ragnedda e il suo cellulare (non ancora ritrovato) di lì a meno di mezz’ora risulterà non funzionante. Ragnedda confessa: “Siamo andati nella tenuta di Concaentosa, abbiamo soltanto bevuto”. Ma il sospetto degli investigatori è che la droga abbia il suo ruolo nella vicenda. Tanto che ieri il Ris nel secondo sopralluogo nello stazzo di lusso della tenuta ha trovato alcune particelle bianche che saranno esaminate.

Il femminicidio

La serata finisce con il femminicidio di Cinzia Pinna. «L’ho uccisa per difendermi, mi ha aggredito, forse aveva qualcosa in mano», è la ricostruzione di Ragnedda che convince sempre meno. Non fornisce un vero movente. Per chi indaga non è escluso che i colpi di pistola siano partiti durante una discussione accesa tra i due e che un mix di alcol e droga possa aver portato a reazioni scomposte. La calibro 9, che portava in tasca, l’imprenditore l’avrebbe estratta per mettere a tacere Cinzia. Nella villa sono state trovate una decina di bottiglie di vino vuote e molti conoscenti di Ragnedda hanno messo a verbale che «nell’ultimo periodo amava eccedere nelle serate a casa sua».

Le feste

Sta di fatto che nei giorni successivi alla morte di Cinzia, Emanuele Ragnedda, dotato di una freddezza che impressiona, organizza con gli amici feste nella sua tenuta da 72 ettari mentre cela un cadavere vicino casa. Una settimana dopo, il 19 settembre, sale su un elicottero per andare al compleanno della mamma in compagnia della sua fidanzata fissa.

Adesso si attende cosa dirà il rampollo dei Ragnedda nell’interrogatorio di convalida davanti al gip. La sua famiglia è sparita dalla casa di Baja Sardinia e si è rifugiata in una delle tante proprietà. A Castelsardo, invece, c’è una mamma chiusa in casa che si chiede: «Cosa ha fatto a mia figlia? Avrà sofferto?». Mentre il marito e l’altra figlia sfilano alla testa di una fiaccolata con le lacrime agli occhi perché «nessun’altra donna venga uccisa come Cinzia».

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