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Cinzia Pinna, la casa ripulita, il cellulare perso e quei secondi che hanno segnato un destino

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Oggi l’interrogatorio di convalida dell’imprenditore del vino
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CASTELSARDO (SASSARI) – Si deve partire da piazza Novecentenario per cercare di tracciare il profilo di Emanuele Ragnedda. E ascoltare, nella notte delle fiaccole bagnate di lacrime per Cinzia Pinna, i racconti su “quell’uomo potente che credeva di poter fare tutto ciò che voleva”. Adesso che il dolore per la morte di Cinzia ha infranto la cappa di riverenza, il rampollo di una dinastia di imprenditori del vino diventa “la bestia”. Nel pomeriggio è previsto l’interrogatorio di convalida per Ragnedda.

Il cellulare spento dal 4 settembre

L’inchiesta non si ferma, oggi i carabinieri del Ris restano in laboratorio per analizzare le decine di macchie di sangue rilevate nel salotto dello stazzo di lusso di Concaentosa, a Arzachena. E poi quella polvere bianca che potrebbe essere o meno droga. In mano agli investigatori anche il tablet e il computer di Ragnedda. Da lì ci si aspetta una eventuale risposta sulla conoscenza più o meno approfondita tra l’imprenditore di 41 anni e Cinzia Pinna. N…

CASTELSARDO (SASSARI) – Si deve partire da piazza Novecentenario per cercare di tracciare il profilo di Emanuele Ragnedda. E ascoltare, nella notte delle fiaccole bagnate di lacrime per Cinzia Pinna, i racconti su “quell’uomo potente che credeva di poter fare tutto ciò che voleva”. Adesso che il dolore per la morte di Cinzia ha infranto la cappa di riverenza, il rampollo di una dinastia di imprenditori del vino diventa “la bestia”. Nel pomeriggio è previsto l’interrogatorio di convalida per Ragnedda.

Il cellulare spento dal 4 settembre

L’inchiesta non si ferma, oggi i carabinieri del Ris restano in laboratorio per analizzare le decine di macchie di sangue rilevate nel salotto dello stazzo di lusso di Concaentosa, a Arzachena. E poi quella polvere bianca che potrebbe essere o meno droga. In mano agli investigatori anche il tablet e il computer di Ragnedda. Da lì ci si aspetta una eventuale risposta sulla conoscenza più o meno approfondita tra l’imprenditore di 41 anni e Cinzia Pinna. Non c’è sotto sequestro il cellulare di Ragnedda, per il semplice fatto che dal 4 settembre scorso risulta spento. “Mi si è rotto e non l’ho più ricomprato”, ha ricostruito durante la sua confessione Rgnedda. Ma gli investigatori non gli credono e stanno cercando un secondo telefonino che potrebbe rivelare ciò che Ragnedda tiene ancora per sé.

Il precedente

Dagli archivi esce anche un vecchio precedente, di dieci anni fa. Era stato fermato per guida in stato di ebbrezza. Una piccola macchia che non l’ha scalfito.La sua vita costellata di eccessi, feste a base di alcol “e qualcosa in più” azzarda chi lo conosce anche qui, a 80 chilometri da Arzachena, di macchine di lusso, elicotteri e bottiglie di vino da oltre mille euro, ha toccato punte di onnipotenza nella notte in cui Cinzia è stata uccisa a colpi di pistola e trascinata seminuda nel terreno della grande proprietà di Coancaentosa in Gallura. Perché Emanuele Ragnedda ha creduto fermamente che quel corpo tra le vigne, nascosto sotto un albero e ricoperto di sterpaglie, passasse inosservato. Che la sua vita contasse così poco da essere cancellata in poche ore. Così, come hanno ricostruito i carabinieri di Olbia e i Ris, ha ripulito alla bella e meglio il divano sporco di sangue, i pavimenti, e le finestre. Ha infilato qualche vestito in lavatrice, ha smacchiato le pareti. Un lavoro che però non è riuscito a celare lo scempio di una notte di settembre e che i Ris senza difficoltà hanno riportato alla luce.

“Camminava come se fosse un Dio”, racconta una parente di Cinzia Pinna. “Una sera in una discoteca ha messo le mani su una ragazza. Quella gli ha detto che doveva smetterla, lui le ha tirato contro una sedia”, aggiunge la donna. C’è stata una denuncia? “No, penso che non abbia voluto mettersi contro di lui”. Ma quella sua alterigia, la voglia di contare e di essere riconosciuto, è andata a sbattere contro la fine di Cinzia. Come il suo gommone, sul quale è salito per tentare l’ultima follia: una fuga dalla Sardegna. Sulla terra nuda di Concaentosa è stato lui, ormai sconfitto dalle bugie che lo hanno stritolato, a portare i carabinieri. E il corpo di Cinzia, molto probabilmente, dirà ancora tanto su quella notte. Prima cosa fra tutte quello che chiede anche la madre della donna fragile che stava cercando il suo posto nel mondo: “Quanto ha sofferto?”. Non è escluso che possa essere stata anche vittima di una tentata o consumata violenza sessuale. Un’altra accusa che, se confermata dall’autopsia, ridurrebbe ancora di più in briciole la vita di un uomo che “aveva tutto e ha distrutto tutto”.

Lo sliding doors

Quella sera Cinzia Pinna aveva avuto una discussione con una persona dentro l’ultimo locale dove era stata. Il titolare aveva chiamato, per precauzione, il 112 e anche il 118 per soccorrerla. Lei ha deciso di andare via, non voleva noie. E’ in quel momento che si apre per lei la sliding door che deciderà il suo destino. Nella strada davanti al locale dal quale lei è appena uscita, passa la Jeep scura guidata da Emanuele Ragnedda. Lei alza il braccio, lui si ferma e la invita a salire. “Le ho dato un passaggio”, ha detto Ragnedda, reo confesso del femminicidio. Sono le 4,02, Cinzia ha 33 anni, compiuti il 16 gennaio, e a Palau era arrivata luglio in cerca di un lavoro per la stagione estiva. Se fosse arrivata in strada qualche secondo più tardi non avrebbe incrociato la Jeep del suo assassino ma un’altra macchina. Secondi. L’auto di Ragnedda sparisce nel buio della notte e con lei tutto il futuro di Cinzia.

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