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Carlo Moroni: “Sceso dalla Flotilla perché sono per la trattativa, ma la nostra causa è giusta”

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L’intervista a uno dei dieci italiani che hanno lasciato la missione prima di ripartire da Creta
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Carlo Moroni, romano, 70 anni, era al timone di Luna Bark, una Comet di 15 metri che veleggiava con un equipaggio internazionale di undici persone insieme alla Global Sumud Flotilla. Si era imbarcato ad Augusta «con l’idea di provare ad aprire un corridoio umanitario per Gaza». Ora è a Creta, in attesa del volo che lo riporti in Italia.

Quando ha deciso di scendere?

«Tre giorni fa, quando ci è stato detto che bisognava decidere definitivamente se concordare o meno con la decisione della Flotilla di proseguire senza se e senza ma. Le assicuro: è stata una scelta molto sofferta».

Quali sono i suoi “ma”? Perché ha lasciato la missione?

«Perché sono convinto che vada cercata testardamente una soluzione politica a questa spedizione.…

Carlo Moroni, romano, 70 anni, era al timone di Luna Bark, una Comet di 15 metri che veleggiava con un equipaggio internazionale di undici persone insieme alla Global Sumud Flotilla. Si era imbarcato ad Augusta «con l’idea di provare ad aprire un corridoio umanitario per Gaza». Ora è a Creta, in attesa del volo che lo riporti in Italia.

Quando ha deciso di scendere?

«Tre giorni fa, quando ci è stato detto che bisognava decidere definitivamente se concordare o meno con la decisione della Flotilla di proseguire senza se e senza ma. Le assicuro: è stata una scelta molto sofferta».

Quali sono i suoi “ma”? Perché ha lasciato la missione?

«Perché sono convinto che vada cercata testardamente una soluzione politica a questa spedizione. Ero disposto, come ho detto al direttivo, a portare la barca fino al 51esimo miglio dalle coste di Gaza, non a entrare nelle acque che Israele considera sue. Mi sembra un rischio eccessivo da fare solo se c’è una copertura, una garanzia politica che purtroppo nell’immediato non vedo».

La Flotilla però ha scelto di andare avanti, cosa ne pensa?

«Posso capirlo: si tratta di tenere viva la negoziazione il più a lungo possibile. La mia non è stata una decisione in disaccordo con la scelta di andare avanti. Ho molto rispetto per la missione. Ma nel caso in cui la trattativa si rivelasse impossibile, Creta era l’ultimo punto dove disimbarcarsi».

Altri sono scesi con lei?

«Dalla Luna bark siamo andati via in quattro ma anche la barca è ferma: un paio di droni hanno danneggiato la randa. Ci hanno lanciato addosso spray urticanti e bombe assordanti. Siamo rimasti intontiti, come privi di sensi, per lunghi secondi che in barca appaiono un’infinità e possono avere conseguenze devastanti».

La paura l’ha fermata?

«No, non ne ho avuta. Ero al timone e non potevo permettermi di perdere il controllo. Piuttosto, man mano che si è andati avanti le parole hanno acquistato un peso. Un conto è gridare in piazza a Roma “rompiamo l’assedio”. Un’altra è farlo in mare. C’è una realtà molto dura e bisogna capire cosa si mette a rischio».

Pensa, come il ministro Crosetto, che “le azioni della Flotilla siano pericolose”?

«Pericoloso è il comportamento di Israele: assaltare con i droni le barche di notte, al buio, affiancarle a poche decine di metri. E pericoloso è il comportamento del governo Meloni che fa ancora affari con Netanyahu».

L’appello del presidente Mattarella ha pesato nella scelta di dieci italiani di lasciare le navi?

«Credo che le sue siano state parole di altissimo valore e di così forte comprensione per la missione da aver meritato una altrettanto forte considerazione. In qualsiasi mediazione però il punto di equilibrio va trovato da entrambe le parti. È difficile che si possa ottenere da Israele quel che vogliamo, ossia la rimozione del blocco navale e un corridoio umanitario permanente. Ma esiste l’opzione delle sanzioni a Israele e c’è la via vaticana. Tre mesi fa tutto ciò era impossibile. Io sono sceso, ma so che solo la Flotilla ha aperto questa possibilità».

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